Redazione

Il Tempio della velocità. Questo il soprannome dell’Autodromo di Monza, dove le monoposto sfrecciano quasi ininterrottamente oltre i trecento chilometri orari. In teoria, sarebbe anche il Gran Premio di casa Ferrari, quello in cui le bandiere con il Cavallino rampante in tribuna sono addirittura più del solito. Ma da ormai quattro anni la Mercedes ha piantato la bandierina nel giardino di Maranello, ripetendosi anche questa volta con Lewis il Conquistatore, che si prende vittoria e leadership nel Mondiale grazie al terzo posto di Vettel. Tre trionfi per Gino e uno di Nico Rosberg, l’anno scorso, tutti senza mai perdere la vetta della gara neanche durante i pit-stop. Un dominio netto ed incontrastato. Dovuto a cosa?

Il motore del Duemila

A Monza, a meno di sconvolgimenti climatici come quelli delle prove ufficiali, il canovaccio è semplice. Vince chi va più veloce, punto. Ed è innegabile che negli ultimi anni i motori Mercedes, montati prima sulla McLaren e poi sulle Frecce d’Argento, siano di gran lunga i migliori del Mondiale di Formula 1. Più di sette km/h di differenza nelle velocità di punta, che possono sembrare nulla, ma che scavano il solco che ha diviso Hamilton ed il fido Bottas dagli umani del gruppo. Persino il propulsore Renault della Red Bull di Ricciardo ha sviluppato più cavalli di quello della Ferrari, al punto che Seb se l’è vista brutta, rischiando di perdere in extremis anche il podio.

Una Ferrari rassegnata

Dal punto di vista del motore, la sconfitta era pressochè annunciata. Ma non è comunque un buon motivo per tirare i remi in barca, cosa che la Rossa, sotto l’attenta supervisione di ben due Presidenti, Marchionne e Gentiloni, ha dato l’impressione di fare. Proteggere il terzo posto, non rischiare strategie improbabili e, come facevano i bizantini, salvare la flotta per combattere un altro giorno. Scelta che a lungo termine potrà anche pagare, perchè alla fine Vettel perde “solamente” dieci punti da Hamilton e può tranquillamente sperare di rifarsi già a Singapore, circuito che al tedesco va particolarmente a genio.

C’è bisogno di una scintilla

Per tornare in testa al Mondiale però ci sarà bisogno di osare, sia in fase di assetto della vettura che nelle decisioni in corsa. Continuare ad accontentarsi può diventare controproducente, soprattutto su piste in cui la Mercedes parte quasi con la vittoria in tasca. La Ferrari ha spesso fatto dell’affidabilità e della duttilità le sue armi vincenti, ma l’impressione è che senza spingersi al massimo il finale rischia di essere già scritto. Forse a Maranello avranno ripensato ad un vecchio detto del buon Drake, che chiosava l’aerodinamica è il risarcimento per chi non sa spremere cavalli dal motore. E di certo già da ora saranno al lavoro per migliorare le cose.