Redazione

Lewis si prende una pole da urlo. A botte di tentativi, con tutta la forza del fuoriclasse qual è. Dietro, però, l’inglese scopre un’altra concorrenza. Non più quella morbida e vaga dello scorso anno. Una concorrenza a turno, in cui la Ferrari non si sapeva cosa fosse. Stavolta è diverso. E l’allarme è più rosso che mai. Hamilton per vincere in questa stagione dovrà superarsi. La Mercedes è competitiva, favorita, ma a Maranello, come recitava un vecchio slogan, hanno fatto le cose per bene. 

Vettel è una furia. In Q1 e Q2 strepitoso come Raikkonen, che alla fine si piazza quarto dietro Bottas, che assomiglia tanto al primo Rosberg, apprendista stregone e campione nell’anno del suo addio. A Shanghai il sabato non è più il porto delle nebbie del venerdì. Le qualifiche raccontano un equilibrio di centesimi, di pochi metri. L’affidabilità è pressoché identica, aerodinamica quasi simile, le gomme e la pioggia saranno le discriminanti decisive. E non solo. La guida sarà determinante, con le curve che non saranno meno importanti, perché stabiliranno la rotta giusta verso la vittoria della domenica.

Pole numero 63 di Hamilton a parte, con l’inglese a meno due da Senna, la notizia è un’altra. La Formula Uno riscopre una rivalità nuova, non esattamente scontata. Vettel schiuma forma e concentrazione. Il tedesco morde e Lewis sente la presenza, avverte il duello che non è più in casa, contro Rosberg, ma altrove. È lotta a due. Sì, sembra presto per dirlo, ma il mondiale pare partito con un equilibrio avvincente. La Cina è un circuito favorevole alla Mercedes, ma per ora non si nota. La Gina risponde bene ai comandi, al di là delle più rosee aspettative. Il direttore tecnico Binotto è il vero valore aggiunto, Vettel l’uomo della differenza. La Ferrari c’è. Tutta compatta, pronta a migliorarsi.