Patrizio Cacciari

E’ una settimana particolare per il mondo del ciclismo, dove sentimenti di dolore e di gioia si mescolano e rendono più difficile mantenere la lucidità necessaria. Non è così per il Presidente della Federciclismo Renato Di Rocco, una vita per la bici, chiamato a un ruolo istituzionale che non ammette debolezze, rieletto lo scorso gennaio per la quarta volta consecutiva. Da Michele Scarponi, amatissimo ciclista venuto a mancare il 22 aprile 2017, al Giro d’Italia numero 100, appuntamento importantissimo per tutto il movimento.

intervista di rocco michele scarponi giro italia

Renato Di Rocco, presidente della Federciclismo.

Intervista a Renato di Rocco, presidente della Federciclismo

Presidente, la scomparsa di Michele Scarponi, un evento drammatico per tutto il movimento…
“L’impatto mediatico che la tragedia ha avuto in tutto il mondo è la dimostrazione della dimensione straordinaria dell’uomo, dell’atleta, un fortissimo scalatore, un gregario di lusso, un capitano tecnico fantastico. Non dobbiamo smettere di lavorare affinché il sacrificio di Michele serva a far capire all’opinione pubblica che il ciclismo va difeso per tutto quello che rappresenta  sui temi della salute, del benessere fisico, dell’impatto del traffico e dell’inquinamento sul nostro stile di vita”.

Come Federazione siete impegnati da tempo sul tema della sicurezza.
“Abbiamo fatto molto sia da un punto di vista didattico che informativo. Collaboriamo a diversi progetti con il Ministero degli Interni, con quello dell’Ambiente e con quello dello Sport. Vorrei sottolineare in particolare l’impegno dell’onorevole Riccardo Nencini, parente del grande Gastone Nencini, anche lui scomparso in un incidente”.

Rispetto agli altri Paesi europei, come è messa l’Italia?
Siamo messi davvero male, mi duole dirlo. Gli utenti deboli della strada, ovvero ciclisti e pedoni, non hanno ancora il giusto rispetto. In Belgio, patria del ciclismo insieme all’Italia, l’attenzione è massima. Sono recentemente stato ad Anversa e già lo stile di vita dei cittadini nel quotidiano traccia una differenza netta.

Lei sta seguendo anche la vicenda dell’incidente di Scarponi, ci sono novità?
Continuerò a seguire tutto con molta attenzione, ma al momento non ci sono novità sulla dinamica. Lasciamo che la Magistratura agisca per il meglio.

Fare ciclismo oggi in Italia è pericoloso?
I numeri ci dicono che negli ultimi 10 anni gli incidenti sono diminuiti, così come i casi mortali. Dati preoccupanti però riguardano gli incidenti che avvengono durante gli allenamenti. Ma questo aspetto è legato alla cultura della sicurezza stradale.

Che consigli pratici può dare a chi scende in strada con la bici?
Di accorgimenti ce ne sono molti: il casco prima di tutto. Inoltre bisogna sempre farsi riconoscere, indossare giacchetti catarifrangenti. E poi imparare dall’esperienza, conoscere le criticità: un autotreno che transita e poi svolta ha la visibilità ridotta di un terzo durante la manovra. Queste sono informazioni che tutti i ciclisti devono sapere. Ma il problema maggiore rimane quello della disattenzione al volante: prima le cause degli incidenti erano alcol e droga, oggi i principali imputati sono gli sms. C’è ancora molto da fare anche a livello legislativo: pensate che da noi c’è l’obbligo di andare in fila indiana, mentre in Paesi come la Francia o la Svizzera si deve andare in coppia, uno al fianco dell’altro. Questo permette agli automobilisti di calcolare, in caso di sorpasso, lo stesso spazio di manovra che si valuta in caso di presenza in strada di un’automobile.

Il Giro d’Italia arriva all’edizione numero 100: che evento sarà?
Sarà un’edizione combattuta e divertente, che verrà diffusa in 194 Paesi. L’Italia conserva sempre un grande appeal. Va riconosciuto al ciclismo quello che ha dato a questo Paese: prima, durante e dopo la Guerra.

Lei tiene particolarmente al ruolo sociale svolto dal ciclismo…
Alcuni sondaggi ci dicono che il regalo più desiderato dai bambini è ancora oggi la bicicletta. Tutti noi ricordiamo perfettamente il preciso istante in cui abbiamo tolto le rotelle dalla nostra prima bici: è un momento in cui si raggiunge la prima indipendenza. Anche se eravamo in cortile, con la mente sembrava di partire per un lungo viaggio. Vedere ancora oggi quelle emozioni fa piacere e chiama a una certa responsabilità.

Quando a vincere il Giro è un ciclista italiano è ancora più bello?
Certamente, ma ricordiamoci che il pubblico del ciclismo ama le imprese, apprezza il campione, senza distinzioni di nazionalità e squadre. Questa è la grande forza del ciclismo e del nostro movimento.