Patrizio Cacciari

Obiettivo Tokyo 2020. Dopo il bronzo di Rio 2016 per il Settebello azzurro è già tempo di rinnovamento, come sempre agli ordini del ct Sandro Campagna, in questi giorni al centro federale di Ostia per la valutazione di alcuni giovani e giovanissimi, il futuro della nazionale di pallanuoto. In questa lunga intervista, in esclusiva per Il Posticipo, abbiamo parlato di sport, di calcio, di Buffon e di fede. Buona lettura.

Come stanno andando queste giornate?
Molto bene, abbiamo individuato giocatori che vanno dal ’93 fino al 2000 per fare una serena valutazione dello stato dell’arte dei nostri giovani, che avranno la possibilità di entrare in prima squadra nei prossimi anni.

Quali corde deve toccare un allenatore per creare un nuovo gruppo vincente?
Si fissa sempre un obiettivo di medio termine, in questo caso le Olimpiadi del 2020, poi ci sono le tappe intermedie, campionati mondiali, europei, world league. Ogni tappa è per l’atleta un piccolo mattoncino nel proprio percorso di crescita individuale. Se questa crescita corrisponde con la nostra ambizione di costruire una squadra vincente nel tempo, significa che avremo lavorato bene sia noi che lui.

Lei ha vinto molto sia da giocatore che da allenatore. La sua fama, la sua storia, la rendono personaggio anche al di fuori della pallanuoto. Sente il peso di questa responsabilità?
La mia cultura, lo sport che faccio, mi hanno dato una mentalità ad ampio spettro. La mia passione per lo sport in generale mi permette di guardare le altre discipline da un’angolatura diversa, non solo tecnica e psicologica, ma anche motivazionale. Penso di essere stato sempre obiettivo nell’esprimere i miei giudizi. L’ho sempre fatto nell’interesse dello sport italiano.

Lei è un tifoso della Juventus, recentemente ha difeso l’icona Buffon da alcune critiche ingiuste.
Buffon, e tutti i campioni che stanno per tanti anni al vertice lo sanno, anche gli dei quando cadevano venivano criticati e giudicati. A Buffon non lasciano passare errori perché nell’immaginario collettivo i grandi non posso sbagliare mai, ma i falsi amici, i nemici nascosti, sono ovunque, pronti a massacrarti. La gioia dev’essere quella di rientrare e zittire tutti, proprio come ha fatto lui con le tre parate di Lione. E’ stato così anche per me. Sono stato criticato per il quarto posto ai Mondiali di Kazan ai rigori nel 2015. Fortunatamente l’anno successo ho zittito tutti (bronzo a Rio 2016, ndr). Noi uomini di sport abbiamo un’arma contro le critiche: la competizione successiva.

Totti Spalletti

Totti e Spalletti dopo Roma-Torino della scorsa stagione. Tra i due qualche scintilla di troppo.

Un altro grandissimo che sta per smettere è Totti. Che consiglio può dargli?
Nessun consiglio a un campione straordinario come Totti, amato da tutti i tifosi. Lui, ma anche Del Piero, non sono solo bandiere, ma campioni nell’umiltà, nell’atteggiamento. Incarnano quello che per me è il vero campione. Gli auguro di giocare fino a quando si diverte. Con Spalletti, dopo il breve conflitto della scorsa stagione, ha trovato un accordo che in questo momento mi sembra stia facendo il bene della Roma.

Restiamo sul calcio ma parliamo della Nazionale. Perché il livello tecnico è così inferiore a quello dei club? Questo per esempio non avviene nella pallanuoto.
In alcuni sport come il calcio  il basket, per competere a livelli internazionali, si è puntato sugli stranieri. La competitività si basa su bilanci e fatturati e non sulla produzione interna. Gli incassi enormi dalle tv, anziché essere usati per costruire stadi e cantere, al 75% sono stati utilizzati per costruire le squadre comprando i giocatori all’estero. Questo ha penalizzato la Nazionale. Nella pallanuoto invece cosa è stato fatto? Siamo scesi un po’ di livello, un po’ per la crisi e  un po’  per aver tutelato i vivai come voleva il Coni. Bravo il presidente Barelli, ma anche le società. Oggi c’è stata una apertura in più ai giocatori stranieri, che possono essere 4 su 13 di cui 3 in acqua. Il segreto è avere un giusto compromesso tra apertura e chiusura. Qualche tempo fa ho incontrato Ventura, che era appena stato nel ritiro dell’Udinese per una visita e non aveva trovato nemmeno un giocatore italiano.

“L’allenamento fisico del pallanuotista” è il titolo del suo ultimo libro, che ha curato insieme al medico Melchiorri. Come sono cambiate le metodologie di questo sport? Come è cambiato il pallanuotista? Oggi, sempre nel calcio, c’è molto rimpianto per la tecnica dei calciatori del passato rispetto a quelli attuali.
Non sono d’accordo con questo rimpianto. 40-50 anni fa la tecnica non era migliore. Se penso a Rivera che riceve il pallone, lo stoppa, fa un passetto e in tutta calma appoggia il pallone, non posso non tener conto che oggi avrebbe addosso almeno due avversari. Il pensiero e la tecnica si devono evolvere in base alla velocità del gioco, che oggi è qualitativamente migliore. Piuttosto  è il metodo di allenamento che cambia, la distribuzione tra gli aspetti tecnici e quelli atletici. Nella pallanuoto oggi facciamo un grande lavoro fisico, eseguito alla massima intensità, ma sempre in situazioni di gioco,  con tecnica e tattica. Non c’è più la palestra o la palla medica per il potenziamento. Tutto il lavoro atletico viene inserito in situazioni dinamiche.

SSandro Campagna interviste

Sandro Campagna con Stefano Tempesti a Rio 2016.

I giovani si avvicinano ancora a questo sport? Ne apprezzano i cambiamenti?
Chi ama la pallanuoto la pratica per passione perché si tratta di uno sport molto più faticoso degli altri. Fare gesti tecnici in acqua richiede uno sforzo enorme. Anche fare un allenamento per bambini di 9-10 richiede fatica. Quando interrompo il gioco per spiegare, non è che si siedono sull’erba o sul parquet, devono restare a galla, faticando, non ci sono tempi morti.

Cosa ama fare Sandro Campagna nel tempo libero?
“Non ne ho molto, però mi piace camminare per Roma, vedere film, stare in famiglia, arricchirmi di emozioni grazie alla lettura e alla preghiera.

Lei è un uomo di fede. Cosa significa avere fede per uno sportivo?
La fede è fondamentale per superare i momenti bui. Non prego mai per vincere, ma per avere la forza di combattere.

Prima ha detto che le piace passeggiare per Roma. E’ davvero ancora così piacevole?
Mi sento romano, Roma è una città meravigliosa, ci vivo da 25 anni, ma il degrado si vede. Per lavoro mi capita di stare fuori anche due mesi e quando torno a volte la trovo peggiorata. C’è un malessere strutturale nei cittadini e nelle amministrazioni che si sono succedute. E’ una battaglia difficile da vincere. Milano oggi ci ha superato in bellezza e classe. Ci sono stato qualche giorno fa, il centro era tutto pulito, le persone eleganti. E’ come se ci fosse una predisposizione migliore dei cittadini a curarsi e a prendersi cura della città in cui vivono.

La famosa teoria della finestra rotta…
Esatto! Expo ha fatto moltissimo, ho visto molto turismo, insomma è qualche anno che si lavora bene e nella giusta direzione.

Quindi la rinuncia a Roma 2024 è stata un’occasione persa?
Assolutamente sì. I grandi eventi sono occasione per riammodernare una città. Era l’occasione per far vedere come si può lavorare in maniera onesta e trasparente, ma ha vinto la paura.

C’erano però precedenti poco rassicuranti proprio a Roma come i Mondiali di Nuoto del 2009…
Ma in quel caso non c’entrava nessuno del comitato organizzatore. E’ stato proprio il sistema Italia a non funzionare. Ma questo sistema si combatte dall’alto, non si deve rinunciare a fare le cose. Bisogna essere sempre predisposti all’ottimismo. La negatività va allontanata. I pensieri positivi aiutano a crescere.

Cosa farà Sandro Campagna tra 10 anni?
Faccio tre ipotesi: la prima è tornare a Siracusa, la mia città, e regalare la mia esperienza ai giovani dell’Ortigia, che tanti anni fa ha creduto in me. Oppure potrei fare ancora l’allenatore ad alto livello. Come terza ipotesi ci metto un’esperienza manageriale. Vediamo cosa mi riserverà la vita.

Dal sorriso che ha fatto, la prima ipotesi è quella che le piace maggiormente…
Probabile (sorride, ndr), è anche la più fattibile. L’importante è sempre vivere tutto con grande emozione, perché se mi emoziono faccio vibrare chi mi sta accanto, se mi annoio è meglio che me ne resto a casa.

intervista Sandro campagna

Sandro Campagna a bordo vasca durante Italia-Serbia a Rio 2016.