Elisa Ferro Luzzi

Quando si parla di All Blacks non ci si può soffermare semplicemente sul rugby. La palla rimane ovale, ma esce dal campo con le porte ad acca per abbracciare tutto il mondo dello sport. I Tutti Neri sono iconici, simbolici nel loro Olimpo, lontani quanto basta, anche geograficamente, per apparire come Dei invincibili. La loro leggenda ha origini lontane, che risalgono all’inizio del XX secolo, ma l’argomento è stato trattato più e più volte. Meglio allora volgere lo sguardo al giardino di casa, approfittando del test match che sabato, all’Olimpico di Roma, vedrà gli azzurri di fronte alla squadra più forte del panorama mondiale. Sale l’emozione ogni volta che l’Italia si appresta all’appuntamento con i kiwis ed allora vale la pena ricordare i precedenti che hanno costellato e suggellato questa festa.

Italia-All Blacks, gli incontri non sono solo 12

Non fatevi trarre in inganno da Wikipedia, innanzitutto. Digitando i precedenti trovereste scritto di dodici altre occasioni, ma non è così o almeno la realtà è diversa dall’ufficialità. Il grande calderone enciclopedico dirà che il primo contatto ufficiale, quello che vale per il “cap”, ci fu nel 1987, ma la storia del rugby ha registrato altri due match prima, ma forse anche tre. 

Torniamo al 1977. In autunno la Nuova Zelanda ha in programma due partite con la Francia, da giocarsi l’11 e il 19 novembre, ma sbarca prima nel Vecchio Continente e chiede all’Italia di organizzare velocemente un incontro. L’occasione è troppo ghiotta per farsela sfuggire e la possibilità di potersi confrontare con chi si è visto solo attraverso filmati o televisione estera è da non perdere. La federazione ha un impegno di Coppa Europa in Polonia, ma si decide da mandare a Varsavia le seconde scelte. Per inciso gli azzurri perderanno 12-6 contro i polacchi, ma contava di più l’impegno del giorno prima. Formalmente si gioca una “amichevole” tra il XV del Presidente, nomenclatura inventata per ovviare alle beghe burocratiche, e gli “All Blacks”. Nessun cap quindi, ma poco importa. In campo a Padova, in un Appiani pieno fino all’orlo, scende in campo una Nazionale mista, con tre stranieri, ma poco importa: finalmente il muro è stato superato, come l’anno precedente con l’Australia. Finisce 17-9 per gli ospiti, con una bella prestazione e la convinzione che il rugby tricolore possa affacciarsi a testa alta nel livello che conta.

XV del Presidente - All Blacks 1977

XV del Presidente – All Blacks 1977

NEL 1979 SCENDE IN CAMPO LA VERA ITALIA
Ancora All Blacks e ancora senza il cap ufficiale, ma stavolta di fronte ai neozelandesi c’è l’Italia, quella vera. Ci trasferiamo infatti a poca distanza da Padova, al Battaglini di Rovigo, insomma sempre al centro del triangolo d’oro del rugby italiano. Il 28 novembre 1979 la squadra di Villepreux scende in campo davanti a 12mila spettatori. L’unico problema è che l’impianto rodigino ne poteva contenere al massimo la metà. E’ mercoledì, un giorno feriale, ma nell’operoso Nord-Est per una volta si preferisce la palla ovale. Anche stavolta l’Italia esce a testa molto alta, visto che il tabellino finale recita 12-18 per gli ospiti dopo un match di grandissimo livello giocato dal gruppo storico azzurro, composto dai fratelli Francescato, da Bettarello, Mascioletti e Bona. Soprattutto la partita viene ricordata per una delle più belle mete mai messe a segno dagli Azzurri, con Nello Francescato che mette a terra il pallone oltre la linea dopo 8 passaggi in quindici secondi. Sublime. Nel 1980 l’Italia intraprese un lungo tour che la portò dagli Stati Uniti al Pacifico ed il 5 luglio fu organizzato un match contro gli All Blacks Junior, perso 30-13.

Italia-All Blacks disputata nel 1989 a Rovigo

Italia-All Blacks disputata nel 1979 a Rovigo

LA PRIMA PARTITA DI COPPA DEL MONDO
L’Italia può però ricordare un altro momento storico, incancellabile nella storia del rugby mondiale. Il 22 maggio 1987 infatti la squadra azzurra fu protagonista della prima partita di sempre nella Coppa del mondo di Rugby, organizzata proprio in casa degli All Blacks, che bagnarono l’esordio con il punteggio finale di 70-6. L’unica meta italiana fu messa a segno da Collodo, ma c’è una curiosità: tra i kiwis ad andare in meta ci fu anche John Kirwan, poi Ct dal 2002 al 2005. La Coppa del Mondo è stata inoltre un frequente terreno di scontro tra Azzurri e All Blacks, visto che su otto Mondiali le due squadre si sono incontrate per ben cinque volte (1987, 1991, 1999, 2003, 2007).

IL MATCH DAVANTI AGLI 80MILA DI SAN SIRO
Ma Italia-Nuova Zelanda va ricordata anche per un altro match storico, quello di San Siro del 2009. Si gioca il 14 novembre e le due nazionali si sono già incontrate a giugno a Christchurch, con il successo dei padroni di casa per 27-6. A Milano l’atmosfera è da far tremare i polsi, con 80mila spettatori sugli spalti che permettono a Parisse e compagni di giocare una partita straordinaria, soprattutto nel secondo tempo, e di arrendersi solamente 6-20 con gli applausi scroscianti di tutto il popolo della palla ovale per gli ultimi minuti di strepitoso arrembaggio alla ricerca della meta.

Italia-All Blacks giocata a San Siro nel 2009

Italia-All Blacks giocata a San Siro nel 2009

QUELLA DI SABATO E’ LA TERZA SFIDA A ROMA
Quella di sabato è invece la terza sfida giocata a Roma tra le due squadre. La prima è del 2004, quando si utilizzava ancora il Flaminio. Il 13 novembre finì 10-59 con l’unica meta azzurra messa a segno da Mauro Bergamasco, mentre l’ultima volta è datata 17 novembre 2012. In quell’occasione si gioca all’Olimpico e gli All Blacks si impongono 10-42 con la squadra di Brunel che va a segno con Sgarbi. In totale le due nazionali si sono quindi incontrate in 14 occasioni con altrettanti successi della Nuova Zelanda, che si è imposta con uno scarto medio di 41,57 punti. L’Italia ha segnato una media di 11,42 punti ed è riuscita a realizzare 13 mete, subendo invece 50 punti per ogni incontro. Come andrà sabato? O’Shea ha il durissimo compito di ricostruire una Nazionale, quella azzurra, in piena crisi di identità. C’è un passaggio generazionale da affrontare e un movimento da ricostruire in pieno, ma c’è fiducia per affrontare a testa alta l’impegno più duro che ci possa essere. Di fronte ci sarà un avversario che ha riassaporato la sconfitta dopo 18 successi di fila e che arriva a Roma certamente non con la migliore formazione possibile, ma comunque andrà, come si dice in questi casi, sarà un successo.