Redazione

Sempre loro. La bestia nera. Ogni squadra, anche la più forte, ne ha una e non deve sorprendere che anche la splendida Italia, che della pallavolo mondiale è da sempre più o meno una potenza, possa temere qualcuno. L’Olanda (anche se sarebbe più giusto dire “I Paesi Bassi”) continua a costruire la sua leggenda nel volley…passando sopra le nazionali azzurre. Maschile o femminile, cambia poco. Se gli inglesi possono dire che il calcio è quello sport in cui si gioca 11 contro 11 e poi vincono i tedeschi, nei nostri palazzetti dello sport si può sostenere la stessa cosa, sostituendo numero degli atleti e nazionalità dei vincitori.

Un’Italia irriconoscibile nella sfida più importante

Gli Europei di volley femminle in Azerbaijan non hanno, purtroppo, fatto eccezione. Quarto di finale, un classico, terminato 3-0 (risultato meno frequente) per le olandesi. La giovine Italia di Enogu e Chirichella si ferma appunto ai quarti, come nelle ultime due edizioni. La maledizione Oranje colpisce ancora. Perchè di maledizione sembra trattarsi. Non per difendere le nostre ragazze, ma quando sotto rete ci si incrocia con gli o le olandesi, la nazionale italiana non riesce mai ad esprimersi al massimo delle sue potenzialità. Poi per carità, si può perdere comunque, ma spesso e volentieri i parziali e le sconfitte targate Paesi Bassi raccontano una storia che non corrisponde del tutto alla realtà. La squadra di Mazzanti non è quella vista nell’ultima partita. Ma questo all’albo d’oro interessa poco.

Atlanta 1996, la sconfitta più triste

Come interessava poco che nel 1996 ad Atlanta la nazionale maschile fosse a paletti la squadra più forte del mondo. Anzi, forse addirittura di sempre. Eppure a salire sul gradino più alto del podio a prendersi l’oro non sono stati Bernardi e Tofoli, ma van de Goor e Blangé, i quali, beffa delle beffe, giocavano nella nostra serie A. Una debacle storica per un’Italia forse irripetibile, che si è vista togliere l’unico titolo ancora non presente in bacheca da una nazionale olandese pragmatica fino all’eccesso. Un 2-3 devastante, combattuto punto a punto, con i ragazzi di Velasco capaci di fare più punti, ma costretti ad arrendersi in un tie-break che tutti quelli che hanno vissuto cercano ancora di dimenticare.

Barcellona 1992, ad un punto dalla vittoria

Volendo ci sarebbe anche il quarto di finale del 1992, forse una beffa addirittura più crudele. Un match dominato e gettato alle ortiche da un quarto set disastroso e concluso, neanche a dirlo con un tie-break al cardiopalmo. Com’è finita? Beh, ovviamente per un punto Velasco perse la cappa e anche il pass per le semifinali. In un epoca in cui i set arrivavano a 15 ed esisteva ancora il cambio palla, non c’era modo peggiore di perdere un match di un 17-16. Già, neanche i canonici due punti di differenza. Allora si usava così. Oggi si perde 25-13. Ma cambia poco. Le certezze della vita restano, purtroppo, comunque: la morte, le tasse e l’Olanda di pallavolo che batte l’Italia.