Redazione

Le Roi est mort, vive le Roi! Il Re è morto, evviva il Re, dicevano i francesi. Ma potremmo aggiungere che stavolta il Re è risorto. Il ritorno in Formula 1, al momento soltanto nei test, di Robert Kubica ha aperto il cuore di molti appassionati dei motori, che in un caldo pomeriggio ungherese hanno avuto la possibilità di assaporare di nuovo tutto ciò che avevano intravisto fino a pochi anni fa. Il talento, mai definitivamente sbocciato, del polacco.

Kubica, tanta gavetta per un talento puro

Come tutti, prima dei vari Verstappen, Kubica ha cominciato la sua carriera nelle formule minori, vincendo il campionato Renault che gli vale la possibilità di provare la monoposto di Formula 1. Impressiona nei test ma non basta, è a piedi. Ma non ci resterà per molto, perché l’allora boss della BMW-Sauber, Mario Theissen, decide di ingaggiarlo come collaudatore. Comincia così la gavetta fino al GP di Ungheria 2006, quasi un segno del destino, lo stesso circuito del nuovo esordio del polacco. Kubica sostituisce Villeneuve e lo farà per il resto del campionato, confermando il sedile anche per la stagione seguente. È la nascita di una nuova stella, anche grazie a una escalation di risultati che comincia dal podio di Monza fino alla vittoria in Canada nel 2008. In mezzo a tutto questo, uno spaventoso incidente proprio a Montreal, in cui Kubica rischia la pelle dopo un clamoroso fuoripista.

Kubica alla guida della Renault nel 2010

I rally, l’infortunio ed il calvario

Tra alti e bassi, ma con un destino indirizzato verso il successo, Kubica finisce prima in Renault e poi a mettersi alla prova anche alla guida delle vetture da rally. Si tratta di un consueto diversivo per molti piloti, basti pensare a Valentino Rossi o addirittura a Kimi Raikkonen, che ha temporaneamente lasciato la Formula 1 per andare a conoscere a fondo i tracciati del mondiale più difficile al mondo. Nell 2011, però, questa passione rappresenta l’inizio del calvario del polacco, perché un gravissimo incidente gli provoca una frattura alla gamba destra, un’emorragia interna e lesioni multiple alla mano, alla spalla e al braccio destro, mettendo a repentaglio non solo la sua carriera ma anche la sua vita. Kubica è ovviamente fuori dal campionato di Formula 1 del 2011. Comincia il suo lento recupero, ma quando tutto sembra stia per terminare nel migliore dei modi, arriva un nuovo capitombolo: il polacco si rompe la gamba scivolando su una lastra di ghiaccio. Questa odissea senza fine lo costringe ad abbandonare la Formula 1.

Il ritorno e la speranza

Quando il peggio è finalmente passato, Kubica può tornare alle corse, ma soltanto nel campionato WRC di rally. Guida una Subaru Impreza e i risultati non sono eclatanti, anzi. Ma nonostante lo sconforto, il polacco non molla. Non molla le corse perché il suo obiettivo, mai apertamente dichiarato, è stato sempre quello di tornare su una vettura di Formula 1. Il desiderio si avvera quando sale sulla Renault 2012 per un test privato a Valencia. Poi, finalmente, l’esperienza sulla monoposto che quest’anno stanno guidando Palmer ed Hulkenberg, proprio in Ungheria dove lui, quando era ancora un ragazzo alle prime armi, aveva esordito. Oltre 140 giri, due volte la distanza del Gran Premio vinto da Vettel, iniziati con qualche difficoltà (ha travolto le insegne dei box), ma proseguiti con un ritmo indiavolato che lascia una certezza: Robert è tornato. Ed è tornato per restare, perché ora la superlicenza non è più un problema. Gli oltre 100 giri effettuati a Valencia sono più che sufficienti. Palmer e gli altri ora dovranno guardarsi le spalle. Ogni momento è quello buono per rivedere Robert Kubica di nuovo in griglia.