Patrizio Cacciari

Mai così male alla prima da quando corre in MotoGp. Se si esclude il 2014, certo, quando finì a terra dopo pochi giri quando era in testa sempre in Qatar, pista dove ha vinto 5 volte, di cui 3 nella classe regina, l’ultima nel 2016. Quello di Losail è inoltre un circuito da sempre favorevole alla Ducati (3 vittorie con Stoner). Quindi possiamo affermare che l’esordio ufficiale di Jorge Lorenzo sulla Ducati, 11esimo al traguardo, è da dimenticare. Peggiore anche di quello di Valentino Rossi, che nel 2011 arrivò settimo.

Non è stato un fine settimana semplice per Lorenzo, soprattutto perché il suo compagno di squadra, Andrea Dovizioso, “seconda guida” e un decimo del suo stipendio, è stato tra i protagonisti assoluti della gara, sconfitto solo dal fenomenale Maverick Vinales, dopo un duello rusticano da leggenda quasi fino all’ultima curva. Dovizioso ha sfiorato la vittoria e soprattutto ha guidato, come si dice in gergo, sopra i problemi.

I motivi del disastro Lorenzo

Le condizioni metereologiche incerte non hanno certo aiutato Lorenzo a trovare la concentrazione necessaria. Il maiorchino non ama le gare bagnate, l’aver perso tutta la giornata del sabato e la scarica di pioggia a pochi minuti dal via lo hanno costretto a rivedere le strategie. Partire così in fondo non è mai facile (12esimo), e l’errore iniziale (lungo a un curvone che gli ha fatto perdere parecchie posizioni) ha ulteriormente complicato le cose. Ma Dovizioso a parte, quello che preoccupa è che Lorenzo sia finito fuori dai primi dieci e dietro Scott Redding, sulla Ducati Pramac. E anche Danilo Petrucci, fin quando è rimasto in gara, con l’altra Ducati Pramac gli è stato sempre davanti. Insomma, tra la moto di Borgo Panigale e il 5 volte iridato non c’è ancora quel feeling che sembrava arrivato durante gli ultimi test. La conferma è stata data dallo stesso pilota a fine gara: “La mia moto è diventata molto fisica da guidare”. Un passaggio chiave: la Ducati, nonostante i progressi tecnici, non ha la ciclistica della Yamaha M1, moto che al momento sembra ancora quella capace di offrire il miglior pacchetto potenza/guidabilità. Lorenzo non molla. Forse non si aspettava un esordio così complicato. Forse non se lo aspettava nemmeno Gigi Dall’Igna. Ma l’aver guidato una sola MotoGp in carriera (la M1, appunto) è un aspetto da tenere in considerazione.

LORENZO ORA DEVE RESISTERE ALLE PRESSIONI
Il 9 aprile si corre in Argentina, un’altra pista in cui la Ducati riesce a esprimere al meglio il suo potenziale, ma che non piace molto a Lorenzo, nel 2016 fuori dopo pochi giri. Lo spagnolo è chiamato da subito alla reazione. La sua fama di toprider non può essere intaccata proprio lì dove hanno sbagliato (quasi) tutti. Lorenzo non è un pilota che ama le pressioni. Non sopportava il carisma di Rossi, e ci ha messo parecchi anni a conviverci. Un percorso psicologico che lo ha portato a dominare alcune stagioni della MotoGp. Oggi, dopo una gara si ritrova in una situazione paradossale: un compagno di squadra che vola, un ambiente che già mormora per i mancati progressi e soprattutto un moto che non ha ancora capito come sfruttare al meglio. “C’è ancora molto da lavorare”, ha detto Jorge. Ci vorrà pazienza e sangue freddo. Quello che a volte gli è mancato.