Redazione

Valencia regala un brivido, poi sistema le cose. Marquez è campione del mondo di MotoGP per la quarta volta, il sesto mondiale della sua carriera. Gli è sufficiente tagliare il traguardo. Mica facile, specie dopo quei due giri che hanno quasi cambiato il mondo. O che hanno provato a rovesciarlo. Questione di equilibri, in tutti i sensi. Marquez vede da vicino l’asfalto, lo sfiora anche, poi però lo ritrova. E va a vincere un mondiale assolutamente meritato. Anche Dovizioso perde l’equilibrio, ma non lo ritrova. Ecco la differenza fra il campione e il fuoriclasse.

Colpo di scena

Marquez disputa la gara che deve. Lontano più possibile dai rischi e dalle rogne. Si ritrova dietro Zarco e ci resta, hai visto mai che succedesse qualcosa. Certo, se ci fosse una possibilità proverebbe, contando sul codice del sorpasso sportivo. Ma una cosa è stare con vicino Pedrosa, un’altra è ritrovarsi dietro Joann Zarco, uno che se lo superi ci mette poco a tornare sotto e magari innescare la bagarre. Alla fine però, la pancia è più forte della testa. Lo spagnolo cerca il sorpasso, innesca il duello. Accende la miccia e rischia di scottarsi.

Arriva lungo. Anzi no, rivediamo. Altro che lungo, rischiava anche di andare per terra. In realtà, per qualche decimo l’ha anche toccata. Il mondo si ferma. Colpo di scena. Marquez è caduto. Anzi, no. Ha ripreso la moto. Contro ogni legge: fisica e logica. E che gli devi dire? Chi sa cosa gli è passato in mente quando il ginocchio ha sfiorato l’asfalto, e chissà come è riuscito a ritirarsi su e riprendere quella moto che lo aveva tradito. In momenti del genere a decidere non è neanche l’istinto. È il talento. O ce l’hai, o non ce l’hai. E il colpo di scena che rischiava di costargli il mondiale è diventato un colpo da maestro.

E cala il sipario

Colpo di scena, colpo da maestro. E poi cala il sipario. E nei titoli di coda, una canzone: ho scritto “campione del mondo” sulla sabbia. Dovizioso ci poggia la moto e va via scuotendo il capo. La fotografia di un’impresa mancata. Era dura, è diventata possibile per un paio di chilometri, ma poi il sogno iridato è svanito travolto da una curva impostata in modo anomalo. L’avrebbe potuta riprendere quel posteriore, con una gomma ceduta a livello di grip, ma quando ha inchiodato, fortissimo, è rimasto prigioniero del suo destino. No Andrea, non sei un campione del mondo, ma non significa che ci si debba versare lacrime. Dovi ha fatto il massimo, è andato anche oltre. Non è bastato, non poteva bastare con questo Marquez. E in fondo è giusto cosi.