Patrizio Cacciari

Marco Melandri è di nuovo un motociclista. Il sorriso che aveva negli occhi dopo il terzo podio di gara 2 a Phillip Island tradiva tutta l’emozione di chi, per un periodo piuttosto lungo di tempo, era convinto di smettere con il motociclismo. L’esordio  in Superbike sulla Ducati  ufficiale con il team Aruba Racing non è stato semplice. In gara 1, Melandri ha di nuovo capito cosa significa guidare nella bagarre in mezzo a piloti agguerriti. La caduta lo ha sicuramente scosso e caricato in vista della domenica, dove il terzo posto gli ha fatto riaccendere il sacro fuoco.

Melandri, che numeri nel Motomondiale

Melandri non ha scritto la storia del motociclismo italiano e i tifosi sul suo conto sono piuttosto divisi. Chi lo considera uno straordinario talento, inferiore solo a Valentino Rossi, chi invece non sopporta il suo modo di lamentarsi quando le cose non vanno bene. Un carattere particolare e alcune scelte sbagliate gli sono costate numerosi periodi di scarso rendimento. Eppure stiamo parlando di un pilota che ha corso 212 gare nel Motomondiale (tra 125, 250 e MotoGp) vincendone 22 (un mondiale nella due e mezzo nel palmares) e ben 62 podi, conquistando nel 2005 il secondo posto su una moto satellite, dietro a un invincibile Valentino Rossi, nella MotoGp. Non ci sono molti altri piloti italiani nel motociclismo italiano contemporaneo ad avere questi numeri. E se togliete le sfortunate stagioni con Ducati (da separato in casa), Kawasaki (che dopo il suo ingaggio ha annunciato l’addio alla MotoGp), e Aprilia (non ancora pronta per essere competitiva), allora la percentuale tra gare disputate e podi cambia, e di molto, in maniera sostanziale.

SUPERBIKE: E’ MANCATA SOLO LA FORTUNA
Per non parlare delle sue quattro stagioni disputate nel Mondiale Superbike. Yamaha prima e poi ancora Bmw e Aprilia, grazie alle prestazioni di Macio, hanno sfiorato la vittoria mondiale. Ma tra Melandri e il titolo alla fine ci si è messo sempre qualcosa, un compagno più bravo (o favorito dal suo stesso team), oppure qualche incidente di troppo (venne travolto dal compagno di squadra Guintoli). Alla fine anche in Superbike si contano 104 gare (con le due di questo week end) disputate con ben 19 vittorie. Mica male.

PERCHE’ NON HA VINTO?
Cosa è mancato a Melandri per essere ricordato come uno tra i migliori? Tecnicamente forse nulla. Tutti gli appassionati ricorderanno il fantastico podio tricolore del Mugello con una battaglia epica in pista tra Rossi, Biaggi e Capirossi, dove Macio si piazzò quarto dopo alcuni giri in solitaria. Correva l’anno 2005 e Melandri andava già forte. Melandri è certamente un carattere che nelle difficoltà tecniche va in sofferenza. Se la moto va bene, lui rende al meglio. Se la moto non gira, tende a deprimersi. Un limite caratteriale che nel motociclismo di oggi fa la differenza. E poi c’è anche da tenere in considerazione un altro aspetto: nel suo momento migliore in MotoGp ha incontrato Valentino Rossi, nel suo esordio in Superbike se l’è vista, uscendone sconfitto, con Max Biaggi. Undici anni dopo, lo ritroviamo di nuovo in sella, su una rossa, non proprio la moto che ha più amato, nella difficile impresa di riportare in alto la Ducati. Il terzo posto nel Gp d’Australia è un piccolo grande passo verso la rinascita. Vincere il Mondiale sarà difficile vista l’agguerrita concorrenza. Ma la vittoria, su alcuni circuito favorevoli, è alla sua portata. Il segreto per arrivare davanti a tutti? Correre con il sorriso, senza calcoli. Solo così riuscirà a esaltare il suo modo di interpretare la moto e il motociclismo.