Redazione

Marc Marquez a fine gara si batte il petto in piedi sulla sua Honda, come fosse King Kong. Ne ha ben donde, perchè se non è ancora ufficialmente re della MotoGP per la quarta volta, poco ci manca. Una dimostrazione di forza impressionante del catalano, che si aggiudica il Gran Premio di Australia sul circuito di Philip Island e che, approfittando di un errore di Dovizioso a inizio gara, mette una serie ipoteca sulla lotta per il titolo mondiale. Accanto a lui combattono, si superano, si prendono a sportellate. Marquez non se ne cura e appena decide che è ora di andarsene, apre il gas e saluta, lasciando agli altri le briciole.

Dovizioso sbaglia e non riesce a recuperare

Le briciole sono quelle che raccoglie con difficoltà e con un bel po’ di fegato amaro Andrea Dovizioso, che parte undicesimo e arriva addirittura tredicesimo. Malissimo al via, per un errore che lo ricaccia praticamente in fondo al gruppo. Da lì in poi la prestazione è anonima e Desmodovi non sembra neanche il lontano parente di quello capace di rimontare e vincere in volata neanche una settimana fa a Motegi. La sua Ducati, a dirla tutta, non lo aiuta granchè, e i tre punti messi in cascina sembrano più la triste resa di chi si è svegliato da un sogno, che un effettivo tentativo di tenere la speranza viva. Ci sono da recuperare 33 lunghezze in due sole gare. Non impossibile, ma di certo molto complicato.

Le Yamaha in forma: Rossi secondo, Viñales terzo

Chi al mondiale invece non ci pensa più, ma continua a divertirsi da matti, è Valentino Rossi, che sfrutta da par suo una Yamaha particolarmente competitiva sulla pista australiana e passa la giornata a duellare con il compagno di squadra Viñales (che con il terzo posto è ancora attaccato al sogno iridato, seppur per un solo punto e dovendo sperare in un cataclisma su chi lo precede) e con il francese Zarco, che dei tre è quello che alla fine rimane ai piedi del podio. Il Dottore è tornato, gamba o non gamba, e tra Malesia e Comunità Valenciana di certo tenterà di piazzare la zampata vincente, magari anche approfittando di un possibile relax di chi corre per il titolo.

A fare la differenza è la costanza di Marquez

Titolo che ormai sembra decisamente indirizzato verso l’accoppiata nippo-catalana della Honda con il numero 93. Un mondiale, il quarto, che ripagherebbe la costanza di Marquez nell’arco di tutto il campionato. Sei vittorie con quella di Philip Island, solo due volte fuori dal podio e altrettanti ritiri. Anche Dovizioso ha mantenuto finora numeri da capogiro, ma a fare la differenza sono gare come quella australiana. Quelle in cui non c’è nulla che vada al suo posto, ma che per ottenere la corona vanno terminate in ben altre posizioni. Nulla è ancora matematicamente perduto e in ogni caso per il ragazzo di Forlimpopoli questa sarà una stagione di incorniciare. Ma pare proprio che il re della savana australiana e mondiale sarà un altro. Un piccoletto che viene dalla Spagna, che sembra innocuo, ma che quando ruggisce, come a Philip Island, fa davvero paura.