Adriano Stabile

E’ tutto iniziato in Italia, a Roma, in un caldo settembre di 56 anni fa. La gloriosa epopea di Muhammad Ali, morto oggi a 74 anni, prende il volo dalla Città Eterna, dove vince la medaglia d’oro olimpica nei mediomassimi dei XVII Giochi, nel 1960. All’epoca si chiama ancora Cassius Clay (abbraccerà l’Islam, cambiando nome, nel ’64), talentuoso pugile 18enne a caccia di gloria: nei Trials di qualificazione statunitensi ha superato Henry Hooper per ko alla terza ripresa, Fred Lewis ai punti e Allen Hudson per ko alla terza ripresa.

Ali era Clay, oro olimpico a Roma 1960

A Roma Clay salta il primo turno del torneo olimpico per poi debuttare, il 30 agosto 1960, contro il 24enne belga Yvon Becaus. Il pugile americano mostra classe e forza vincendo per ko tecnico dopo 2’55” del secondo round. L’incontro successivo, nei quarti di finale, sembra uno scoglio insormontabile: il giovane Cassius Clay ha di fronte il sovietico Gennadi Schatkov, 28 anni (dieci più dell’americano), campione olimpico in carica dei pesi medi. Il match si decide, alla conclusione dei tre round previsti, ai punti, ma il verdetto è schiacciante: tutti e cinque i giudici danno vincente Clay, che in quel 1° settembre 1960 inizia ad attirare su di sé l’attenzione del pubblico internazionale.

In semifinale, il 3 settembre, l’avversario è un altro pugile esperto: il 30enne australiano Tony Madigan, alla sua terza olimpiade, vincitore l’anno precedente del New York Golden Gloves Tournament of Champions. Clay conosce bene il suo avversario e lo batte ai punti, con verdetto unanime, approdando così alla finale olimpica.

Roma 1960

Cassius Clay al Villaggio Olimpico di Roma

Nell’ultimo atto Clay affronta l’ennesimo avversario navigato: il 25enne polacco Zbigniew Pietrzykowski, che in semifinale ha battuto il nostro Giulio Saraudi ai punti. Pietrzykowski ha già nel curriculum un bronzo olimpico e quattro medaglie, di cui tre d’oro, ai campionati europei, ma il veloce pugile di Louisville non ha paura di nulla e annienta pure il polacco nei tre round dell’incontro. Il verdetto è ancora una volta unanime a favore di Cassius Clay che vince l’oro olimpico e inizia a scrivere a Roma la prima di centinaia di pagine di storia del pugilato. Meno di due mesi più tardi farà il suo debutto tra i professionisti. E nei successivi 21 anni diventerà “il più grande”, riscrivendo l’intera storia dello sport mondiale.