Redazione

di Luca Covino

Un giocatore di football americano nel rugby. Eresia? No, sono gli Stati Uniti. Si sa, gli americani sono fatti così: declinano a piacere qualsiasi cosa. E lo faranno anche a Rio 2016, facendo scendere  in campo con la squadra di rugby a 7 un giocatore di football americano, Nate Ebner. Ebner è un giocatore dei New England Patriots, franchigia al vertice della Nfl, il massimo campionato di football americano nel mondo. Con loro ha vinto la 49esima edizione del Super Bowl nel 2015 contro i Seattle Seahwks e il titolo di Conference l’anno prima. Tuttavia, pensare che Ebner sia fuori dagli schemi tattici convenzionali del rugby sarebbe un errore di valutazione, almeno per i canoni americani in questo sport. Ma veniamo alla sua storia e alle sue qualità tecniche convertite nel rugby a 7.

“Leonida”, from Ohio State. Nate Ebner gioca a rugby dai tempi dell’università, quando frequentava Ohio State e si cimentava nella versione settima del rugby. Anche il padre era un giocatore della palla ovale e ha trasmesso al figlio la sua passione. Nella sua vita Ebner ne ha passate molte, come quando nel 2008 perse il padre assassinato in un tentativo di rapina. Da allora, forse, la voglia di portarsi avanti nel rugby deve aver attecchito la sua mente. Quell’anno Ebner bissò il premio conquistato nel 2007 come MVP della nazionale americana under-19 di rugby. Sta di fatto che Ebner viene selezionato quattro anni dopo al sesto giro nei Draft del 2012 dai Patriots, sottoscrivendo un contratto quadriennale. Nella sua prima stagione da rookie della Nfl disputò 15 partite mettendo a segno 14 tackle. Non proprio male se si pensa che fa parte del cosiddetto “special team”, una sezione del roster dedita a particolari compiti, difensivi nel suo caso.

Il rugby negli States è in un certo senso una realtà nuova e, per cercare di attirare pubblico e adepti, la federazione sta cercando di includere qualcosa di “americano” all’interno di uno sport che, volendo dare un origine alle cose, non è propriamente a stelle e strisce. Per farlo include anche Ebner, certo, un giocatore che con i suoi 95 chili spalmati in 183 centimetri si è fatto notare con la squadra del più noto Tom Brady. Nate ha un fisico in linea con i canoni del suo ruolo, il safety, ovvero colui che deve partecipare alle azioni di difesa a seconda dello schema adottato dall’avversario. Nello specifico la posizione ha due varianti: il free e lo strong safety, ruolo quest’ultimo occupato da Ebner “l’eretico” insieme ai compagni di reparto Chung, Richards e Wilson. Per ricoprire dignitosamente la posizione di strong safety bisogna essere tra i più forti nei placcaggi dato che bisogna fermare gente, i running back, da 30 km/h palla in mano. Il ruolo è quindi prerogativa del tackle a discapito della velocità, ma siamo sicuri?

In questo video Ebner (maglia bianca #43), attraversa 50 yards- 45 metri – per andare a distruggere lo stinco di Marcus Sherels dei Minnesota Vikings. “Leonida”, il suo soprannome ai tempi universitari, fa al caso suo. Ora, girando questa attitudine assassina nel rugby a 7 se ne deduce che: sì Ebner è un buon placcatore ed è a suo modo veloce in uno sport come il seven che ha gli stessi spazi del rugby a 15 ma presuppone molta più rapidità. Ma la domanda è un altra: la sua ferocia è applicabile nel rugby, al gesto tecnico – basilare – del placcaggio? Bisogna essere precisi. Nel rugby a 15 il placcaggio è parte fondamentale del gioco e lo è anche nella versione a 7. A differenza del football americano ci sono punti di contatto diversi tra i giocatori – per esempio non si possono fare prese al collo – e non è possibile contrastare un giocatore senza la palla in mano – come avviene in Nfl. Tuttavia il punto non è chiedersi se Ebner abbia le basi del rugby – e ce l’ha – ma se possiede le qualità dei colleghi rugbisti; di sicuro il suo modo di giocare puo’ essere idoneo allo standard americano in questo sport: dimostrarlo sta solo a lui. Così facendo la questione Ebner prende un’altra piega. Il fatto è che Ebner sta di più rugby rispetto al football americano. Un esempio è riscontrabile nel marzo scorso, quando Nate ha tirato malissimo un drop contro Philadelphia, poi recuperato e portato a punto ugualmente dalla sua squadra. Gli accidenti dei tifosi furono la colonna sonora di quell’azione, ma coach Belichick diede la benedizione al ragazzo di Dublin per la sua partecipazione alle Olimpiadi brasiliane. Tra i giocatori dei Patriots, Ebner ha la nomina di sportivo del rugby, di atleta che segue i principi e la lealtà che tanto contraddistinguono la palla ovale da qualsiasi altro sport.

Giocatori convertiti per la corsa a Rio 2016. La questione dei giocatori che migrano da una versione all’altra del rugby è legata solo a Ebner? Come lui altri convertiti sono andati incontro alla selezione per Rio 2016, spesso con risultati clamorosi. Tra questi, l’ex stella della lega rugby australiana Jarryd Hayne, non è rientrato nei piani di Fiji per aver lasciato troppo tardi la Nfl e i San Francisco 49ers per partecipare alle selezioni. Un’altra clamorosa rinuncia è venuta dal campione di rugby a 15 Bryan Habana, l’ala più veloce della palla ovale sudafricana, e dal collega di reparto australiano Quade Cooper: entrambi hanno omesso di guadagnare posti per Rio 2016. Diverso il destino di altri giocatori americani, come Chris Wyles, estremo degli inglesi Saracens che aveva deciso di concentrarsi sulle Olimpiadi, guadagnando anche la possibilità di essere selezionato. Wyles era capitano degli Usa e ha giocato nella qualificazione finale di Rio, ma ha deciso di rinunciare alle Olimpiadi per il suo impegno con il club inglese.  Il titolo di capitano della squadra statunitense è stato assegnato quindi a Madison Hughes. Tra i selezionati insieme a Ebner anche Andrew Duratolo, flanker per i Sunwolves, squadra giapponese nel Super Rugby.

Ebner dal canto suo ha ricevuto la benedizione per Rio sia dal suo allenatore, sia dai Patriots, che gli hanno prolungato il contratto per altri due anni concedendogli di inseguire il sogno olimpico. «È una grande opportunità per lui e la sua passione – ha detto Bill Belichick, head-coach dei Patriots – lo aspettiamo con una medaglia al collo».

Ebner e coach Belichick. (Ph. UsaToday.com)

Ebner e coach Belichick. (Ph. UsaToday.com)

L’anno scorso gli Stati Uniti hanno giocato alla pari con squadra del calibro di Nuova Zelanda, Fiji o Australia e hanno vinto anche una tappa, a Londra, del HSBC Sevens World Tour. Poi hanno battuto il Canada e si sono qualificati per Rio 2016. Quest’anno hanno sconfitto la Nuova Zelanda per la prima volta e hanno raggiunto il quinto posto nel ranking mondiale, segno che il gap tra le squadre è molto più sottile rispetto al rugby a 15 proprio per le caratteristiche della versione a sette. La squadra maschile Usa di rugby a 7 potrà contare anche su Perry Baker, ex calciatore, e Carlin Isles, considerato come uno dei giocatori più veloci del panorama internazionale. Tuttavia alle Olimpiadi brasiliane vedremo le corazzate neozelandesi e del pacifico in lizza per la medaglia d’oro. Chissà se Nate e gli Eagles non complichino le cose.