Redazione

Più che un guerriero, un UFO. All’Oracle Arena Kevin Durant si prende la scena e si mette in bacheca l’anello più ambito. È lui il marziano della notte in cui anche le leggende restano a guardare. Leggende conclamate, fortissime come LeBron James, ancora il migliore nonostante tutto, che ce la mette tutta, devasta ogni angolo, cerca di togliere ragnatele varie dai canestri, ma non basta. Alla fine, è costretto ad arrendersi. Arrendersi al destino di queste Finals, che aveva fatto già capolino nelle sfide iniziali.

La coppia Curry- Durant, in stato di grazia, ha fatto una differenza rotonda. Empatia e talento per 5 gare di fila. E soprattutto referti pesanti, punti determinanti. Troppo per Cleveland, troppo per LeBron, autore di 41 punti, che lascia in campo il titolo conquistato l’anno prima, dando l’anima fino all’ultima goccia di sudore, fino alle ultime inutili prodezze. Bella notte, grande notte quella di Oakland. Una notte in cui non vince soltanto Golden State ma uno sport in cui si accavallano emozioni a ripetizione e punteggi stratosferici.

Cleveland, alla sirena finale, si inchina 120-129, perdendo la serie 4-1. E veramente non sappiamo se quell’unica vittoria dei Cavaliers sia stata il cenno di una probabile rimonta, il sussulto d’orgoglio che avrebbe potuto cambiare il corso prestabilito. No, nessuna rimonta. E qualcosa, anzi qualcuno di irreale. Sul parquet va in scena un basket da marziani, quello di Golden State, che si aggiudica il quinto titolo della sua storia, il secondo negli ultimi tre anni. Questa volta è un netta rivincita. Cleveland quasi umiliata, mai fatta entrare in un’orbita vincente. 4-1 nella notte, dopo la sconfitta, il 3-4, della passata stagione e l’altra vittoria di tre anni fa per 4-2.

71-60 il punteggio a metà gara (ph. presa dalla pagina Facebook ufficiale dei Golden State Warriors)

Golden State è una macchina perfetta: vola più alto che mai, non sbagliando mai un match, anche quello perso in gara 4. È una fuoriserie con al volante un gigante di nome Durant, capace di segnare 39 punti e far registrare 14 su 20 al tiro. I Warriors estraggono dal cilindro la prestazione sognata, sensazionale nei numeri, che li spedisce nella storia. 33 punti nel primo quarto e 71 nel primo tempo, la cifra parziale e al tempo stesso complessiva di un altro mondo. Le cifre inimmaginabili alla vigilia di uno scontro che da tre anni domina l’universo. 

I campioni del mondo, i Warriors, hanno meritato. Hanno vinto grazie al marziano, Kevin Durant, premiato quale miglior giocatore. MVP, è un acronimo speciale. È l’acronimo del Re. È lui, questa volta, il guerriero della notte. Il Golden Boy di un basket che ha rasentato la perfezione e ci ha entusiasmato oltre ogni misura, regalandoci l’eroe giusto di una saga fantastica.