Adriano Stabile

Campione di football americano, attore, idolo delle folle, ma anche presunto assassino, rapinatore e detenuto di lungo corso in carcere. Sono tante le sfaccettature di O.J. Simpson, che domani,  9 luglio, compie 70 anni. Una vita da film quella dell’ex atleta statunitense, che infatti è diventato il soggetto di una recente serie tv di successo e di alcune pellicole nel corso degli anni. Attualmente sta scontando la condanna a 33 anni di carcere per rapina a mano armata nel penitenziario Lovelock Correctional Center del Nevada: a ottobre però potrebbe uscire in libertà vigiliata dopo 9 anni dietro le sbarre.

La controversa vita di O.J. Simpson

Orenthal James Simpson, afroamericano, è nato da una famiglia relativamente povera nel ghetto Portero Hill di Oakland, a San Francisco, il 9 luglio 1947. La madre, Eunice Durden, scomparsa nel 2001 a 80 anni, lavorava nell’amministrazione di un ospedale, mentre il padre Jimmy Lee Simpson, chef e guardiano di una banca, aveva una doppia vita: era una nota drag queen di San Francisco e svelò il suo segreto poco prima di morire di Aids, nel 1986, a 66 anni. Eunice e Jimmy Lee si sono separati quando il piccolo O.J., che ha un fratello e due sorelle, aveva soltanto cinque anni.
Da adolescente il futuro campione di football americano ha fatto parte di una gang di strada, finendo per qualche tempo in riformatorio.

Un campione del football americano

Inserito nella Pro Football Hall of Fame, Simpson è stato uno dei più forti giocatori di football americano degli anni Settanta. Alto 1,88 per 96 chili di peso quando era al top della forma, uomo d’attacco particolarmente veloce, ha giocato nel ruolo di running back per 11 stagioni nella N.F.L., vestendo le maglie dei Buffalo Bills (1969-77) e degli amati San Francisco 49ers (1978-79). Nel 1969 i Buffalo Bills lo presero come prima scelta assoluta al draft, nel 1973 è diventato il primo giocatore della N.F.L. capace di correre più di 2.000 yards nelle 14 partite della regular season e nel 1979 ha lasciato l’attività, a 32 anni.

Atleta dell’anno nel 1973 per l’Associaciated Press, è stato inserito dalla N.F.L. nella formazione ideale degli anni Settanta e al quarantesimo posto della classifica dei migliori giocatori di football americano di tutti i tempi.

Oj Simpson carcere

Una figurina di O.J. Simpson nel 1970

O.J. Simpson attore in “Una pallottola spuntata”

Bello, simpatico ed elegante, l’ex campione di San Francisco è stato un apprezzato commentatore televisivo di Abc e Nbc, diventando anche attore per cinema e tv. Sin dal 1968, all’inizio della sua carriera da atleta, ha recitato piccole parti in serie televisive (“Ironside” e “Radici”) e film per il cinema (“Klansman”, “L’inferno i cristallo”, “Cassandra Crossing”, “Capricorn One”). Il suo più grande successo, una volta lasciati i campi di football americano, è stato il personaggio del detective Nordberg nella trilogia di “Una pallottola spuntata” al fianco di Leslie Nielsen.

Nel 1979 ha aperto la sua casa di produzione, la “Orenthal Productions”, che si è occupata soprattutto di programmi televisivi. Nel 2006, poco prima di finire in carcere per rapina e sequestro di persona, ha partecipato a un programma di candid camera chiamato “Juiced”.

Nel gennaio 2016 è uscito il documentario “O.J. Made in America” (di Ezra Edelman), che in sette ore e mezza racconta soprattutto i due grandi processi cui è stato sottoposto l’ex campione statunitense. La pellicola ha vinto numerosi premi tra cui l’Oscar dello scorso febbraio come miglior documentario, battendo il nostro “Fuocoammare”.

Lo scorso anno Foxcrime ha trasmesso la serie tv “The People v O.J. Simpson”, in dieci episodi, arrivata poi in Italia con il titolo de “Il caso O.J. Simpson”, in cui si racconta il processo per omicidio all’ex campione, poi assolto. Nel cast attori come Cuba Gooing Jr. (che interpretava Simpson), Sarah Paulson, John Travolta, Penelope Cruz e David Schwimmer.

Nel 1995 Bobby Hosea, ex giocatore di football americano all’università di Los Angeles, aveva interpretato il controverso campione nel film per la tv “The O.J. Simpson story”, che approfondiva il rapporto con la moglie Nicole Brown, uccisa nel 1994.

Il presunto film porno per 500 mila dollari

Nel febbraio 2001 il settimanale scandalistico “Globe” pubblicò la notizia che O.J. Simpson aveva girato un film porno per 500 mila dollari in un albergo di Miami. Il giornale raccontò che l’ex campione di football aveva fatto l’amore otto volte con ragazze attrici, nella camera 310 del Mutiny Hotel, sotto la regia di Peter Davy. Il contratto, di cui “Globe” sosteneva di avere una copia, prevedeva che il film fosse girato con telecamere spia in modo da consentire a O.J. Simpson di sostenere che si trattava di immagini rubate.

Oj Simpson football

O.J. Simpson in azione nel football americano

Due matrimoni e un figlio morto annegato

Simpson è stato sposato dal 1967 al 1969 con Marguerite L. Withley, da cui ha avuto tre figli (di cui uno, Aaren, annegato a due anni nella piscina di famiglia nel 1979). Dal 1985 al 1992 è stato invece il marito di Nicole Brown, da cui ha avuto altri due figli prima di divorziare. 

OJ Simpson processo

Una copertina del Globe del 1995 sul caso O.I. Simpson

Il processo penale per omicidio e la lunga fuga in automobile

Il 3 ottobre 1995 è stato assolto, dopo un lungo processo, dall’accusa di aver ucciso l’ex moglie Nicole Brown e il suo amico Ronald Lyle Goldman, assassinati a colpi di 32 coltellate complessive la sera del 12 giugno 1994 nella lussuosa villa della donna a Los Angeles. Al momento di essere arrestato O.J. non si fece trovare a casa, dandosi alla fuga per oltre cinque ore, con l’ex compagno di squadra Al Cowlings, su una Ford Bronco bianca. Il disperato inseguimento, con l’ex campione che ha minacciato più volte di suicidarsi puntandosi una pistola alla tempia, è stato seguito in diretta televisiva da 95 milioni di spettatori.

OJ Simpson football

Una figurina del 1975

Durante il processo emersero le precedenti denunce della moglie Nicole per maltrattamenti domestici, ma la difesa di Simpson fu abile a dare al processo una connotazione razziale. Gli avvocati dell’ex atleta screditarono Mark Fuhrman, investigatore che aveva trovato i guanti sporchi del sangue di Simpson sul luogo del delitto: i legali portarono in tribunale registrazioni in cui il detective si scagliava contro i neri, ipotizzando quindi che potesse avere creato delle prove di colpevolezza fittizie per incastrare il loro assistito.
Lo scorso anno un poliziotto in pensione ha rivelato di aver custodito per anni un coltello, rinvenuto nel 1998 nei pressi dell’ex abitazione di Simpson al momento della demolizione della casa. Gli esami tecnici degli investigatori sull’arma hanno però escluso un legame con gli omicidi del 1994, peraltro tuttora senza colpevoli.
Nel 2012 il serial killer Glen Edward Rodgers ha confessato al fratello e a un criminologo di aver ucciso Nicole Brown e Ron Goldman, durante una rapina commissionata dallo stesso Simpson, ma la vicenda non ha avuto un seguito giudiziario. 

OJ Simpson processo

Il Globe parla del processo O.J. Simpson nel 2014

La condanna per l’omicidio nel processo civile

Nonostante l’assoluzione nel processo penale, il diritto statunitense ha permesso alle famiglie di Nicole Brown e Ron Goldman di intentare una causa civile contro O.J. per il doppio omicidio del 12 giugno 1994.
Il 4 febbraio 1997, grazie anche a nuove prove, Simpson è stato riconosciuto responsabile civilmente dei due delitti e condannato a un risarcimento totale di 33,5 milioni di dollari. L’ex running back ha dichiarato immediatamente bancarotta, dichiarandosi impossibilitato a risarcire le famiglie delle due vittime, andando a vivere in Florida con i due figli avuti da Nicole. 

Il suo libro nelle mani dei familiari delle vittime

Nel 2007 ha scritto l’autobiograia “If I did it” (se l’avessi fatto) in cui raccontava come avrebbe potuto uccidere l’ex moglie Nicole e Ron Goldman. In seguito alla condanna in sede civile di O.J. Simpson, la famiglia Goldman è diventata titolare dei diritti patrimoniali del libro, come risarcimento a causa della bancarotta dell’ex campione. Il titolo del libro è stato cambiato in un più eloquente “If I did it: confessions of the killer” (se l’avessi fatto: confessioni di un killer). 

Condannato a 33 anni di carcere per rapina e sequestro

Il 13 settembre 2007 ha fatto irruzione con quattro uomini armati in una suite dell’albergo “Palace Station” di Las Vegas per costringere due venditori di cimeli sportivi, Bruce Fromong e Alfred Beardsley, a consegnargli alcuni oggetti che, a suo dire, gli appartenevano.

Il 4 ottobre 2008 è stato ritenuto colpevole di 12 capi di imputazione, tra cui rapina e sequestro di persona, e condannato, due mesi più tardi, a 33 anni di cui 9 senza possibilità di libertà vigilata. Simpson ha sempre negato di aver usato armi durante l’irruzione, ma una testimonianza di un complice e alcune intercettazioni ambientali dimostrerebbero il contrario. Recentemente gli avvocati di Simpson hanno rivelato che l’ex campione potrebbe uscire in libertà vigilata a ottobre, all’esatto scadere dei primi 9 anni di carcere obbligatorio. 

OJ Simpson arresto

O.J. Simpson nel 2007, al momento dell’ultimo arresto

Citato nel processo per la morte di Yara Gambirasio

Nei giorni scorsi l’assoluzione di O.J. Simpson dall’accusa di omicidio dell’ex moglie e di Ron Goldman è stata citata nel corso del processo d’appello a Brescia per l’assassinio della 13enne Yara Gambirasio. Un legale di Massimo Bossetti, imputato condannato all’ergastolo in primo grado, ha ricordato in aula la vicenda dell’ex campione americano, facendo riferimento alle parole di un membro della giuria che lo assolse 22 anni fa. Il giudice popolare statunitense disse in sostanza di essere «convinto che fosse stato lui (a uccidere a coltellate le due vittime, n.d.r.), ma che non c’erano le prove». In pratica il diritto e la verità processuale devono prevalere sulle convinzioni personali.