Redazione

Febbre da Olimpiadi? Sì, ma non nel senso che ci si aspetterebbe. Perchè se è vero che a Pyeongchang è altissima l’attesa per la cerimonia inaugurale dei Giochi Olimpici invernali, è altrettanto alta la tensione per un virus intestinale che ha colpito una quarantina di persone che lavorano all’organizzazione dell’evento. Al punto che le novecento guardie di sicurezza sono state frettolosamente fatte allontanare dalla città coreana per evitare l’esplosione del contagio e che al loro posto il governo di Seul ha deciso di sostituirle con oltre mille militari, probabilmente più avvezzi a gestire eventuali situazioni complicate dal punto di vista medico e sanitario.

Norovirus e…tutti in bagno

Di certo, non il miglior biglietto da visita per il comitato organizzatore, che probabilmente avrebbe dovuto tener conto che un evento così affollato, sia per ciò che riguarda il pubblico che per i lavoratori coinvolti, avrebbe potuto avere risvolti simili. Il norovirus, classica particella infettiva che colpisce il tratto intestinale e lo stomaco, ha creato i primi casi di vomito e diarrea qualche giorno fa e l’aumento dei contagiati ha fatto decidere per misure che se non sono di quarantena, poco ci manca, con tanto di disinfestazione completa di tutti gli ambienti comuni.

Una militarizzazione sospetta a Pyeongchang?

I militari, in teoria sani come pesci, prenderanno in carico anche tutti i protocolli di sicurezza, e i controlli agli ingressi. Una sostituzione che, naturalmente, ha anche creato un minimo di teoria del complotto, perchè una improvvisa militarizzazione di un evento, soprattutto in una nazione come la Corea del Sud, viste le tensioni con i cugini del Nord, fa sempre riflettere. Timore di qualcosa di strano? Chissà. Nel frattempo c’è da occuparsi di chi si è beccato il virus, che non è nulla di troppo grave ma resta un’occorrenza abbastanza fastidiosa, soprattutto se dovesse diffondersi ed avere effetti in impianti sportivi che contengono decine di migliaia di persone.

Il precedente del virus Zika

Fortunatamente, però, niente psicosi, come invece era avvenuto a Rio nel 2016. Visto che, oltre alle mascotte, pare obbligatorio che ogni Olimpiade abbia il suo virus, in Brasile c’era stato l’allarme per il pericolosissimo virus Zika, che causava gravi problemi alle donne incinte. Alla fine il rapporto dell’Organizzazione Mondiale della Sanità ha confermato che nel periodo a cinque cerchi l’incidenza del virus a Rio de Janeiro è stata pari a zero, ma prima dell’inizio dei Giochi c’era stato anche qualcuno che aveva richiesto a gran voce l’annullamento delle Olimpiadi o almeno il loro spostamento. Per fortuna in questo caso ci si è risparmiati anche l’allarmismo esagerato. E se anche il contagio dovesse diffondersi, basteranno antibiotici, fermenti lattici e tanta buona volontà.