Patrizio Cacciari

Quella che ha vinto a Jerez non è la Honda sbagliata, ma la moto di un fuoriclasse che ha incasellato la vittoria numero 30 in MotoGp (53 complessive nel MotoMondiale) alla sua 17esima stagione con la casa giapponese, tra 125, 250 e classe regina. Dani Pedrosa nel week end ha fatto un capolavoro: pole e vittoria mai in discussione, su una pista che ama, davanti al compagno di squadra fenomeno Marc Marquez, campione del mondo in carica, candidato al bis.

Gravi infortuni e compagni di squadra fortissimi

Il dato incredibile è il seguente: Pedrosa non ha mai vinto un Mondiale nella classe regina, anche se ci corre da undici stagione, sempre con una moto ufficiale, e anche se ha vinto ogni anno almeno una gara. Pensate che neanche Valentino Rossi ci è riuscito. Qual è stato allora il problema di Pedrosa in questi anni? Semplice: provate voi a correre tutta una carriera contro Valentino Rossi, Casey Stoner, Jorge Lorenzo e Marc Marquez, tutti al top della forma. Se poi ci si mette anche il vostro compagno di squadra Hayden a vincere un incredibile Mondiale (2006), allora capite bene che a volte non basta dare gas. Nel motociclismo tanto dipende dal momento storico in cui si corre.

Pedrosa di Mondiali ne ha comunque vinti 3: uno in 125 e due in 250, mettendo dietro proprio un giovane Casey Stoner. Insomma, è uno che la gavetta se l’è fatta eccome. Nel 2006 il passaggio nella MotoGp, in sella alla RC211V del team ufficiale Repsol: due vittorie alla prima stagione, come il compagno di squadra Nicky Haideyn, che però vince incredibilmente il Mondiale, mentre Pedrosa si ritrova quinto, dietro ai terribili italiani Valentino Rossi (secondo di un soffio), Loris Capirossi e Marco Melandri. Alla prima stagione Dani capisce subito che il gioco si è fatto duro. L’anno dopo le vittorie sono ancora due, ma aumenta il numero dei podi tanto che a fine stagione ottiene il secondo posto finale dietro a Casey Stoner, vincitore del primo storico mondiale con la Ducati. Un altro evento eccezionale che tiene Pedrosa fuori dalla storia. Nel 2008 inizia il suo calvario fisico: le vittorie sono sempre due, il piazzamento finale è terzo, ma il discorso mondiale è affare tra Rossi e Stoner. Il 2009 sarà un anno simile al precedente, due vittorie e terzo posto finale. Con Rossi e Lorenzo a darsi battaglia per il titolo. Il 2010 per Pedrosa potrebbe essere l’anno buono: Valentino si rompe tibia e perone al Mugello e di fatto è fuori dalla corsa al titolo. Pedrosa si ritrova in piena lotta per il mondiale con Lorenzo, ma nel momento di forma migliore cade nel Gp del Giappone fratturandosi una clavicola che lo costringerà a saltare tre gare e a dare l’addio al titolo iridato, o quanto meno alla possibilità di provarci fino in fondo. Nel 2011 sono ancora gli infortuni a condizionare la sua stagione: prima una operazione alla mano, poi un’altra frattura alla clavicola dopo un contatto con Simoncelli A fine stagione arriva quarto, mentre il mondiale è del compagno di squadra Stoner, passato intanto alla Honda, mentre Valentino soffre in Ducati. Nel 2012 ancora niente da fare: è la stagione delle nuove 1.000 cc e Lorenzo si porta a casa il titolo grazie ai piazzamenti e vincendo una gara in meno di Pedrosa (arrivato primo ben 7 volte), staccato alla fine di soli 18 punti. Il 2013 è l’anno di Marquez alla Honda e storia recente con Valentino ormai di nuovo competitivo sulla Yamaha.

MOTOGP ANNO 2017: QUALE OBIETTIVO?
Anche quest’anno Pedrosa non è partito con i favori del pronostico. Per un Lorenzo in crisi (a parte il podio di Jerez) è spuntato un Vinales su Yamaha che promette scintille. Lo stesso cannibale Marquez gli lascerà pochi spazi di manovra, mentre Valentino proverà a farsi spazio tra i due ragazzini terribili. A cosa può puntare Pedrosa? A vincere gare, a fare la differenza sui circuiti preferiti con la sua guida pulita e veloce. Difficile che il mondiale sia affar suo. Peccato, lo avrebbe meritato in questa sua lunga e straordinaria pagina di motociclismo moderno.