Redazione

La gara più bella dell’anno della MotoGP arriva, ed era prevedibile, in condizioni atmosferiche da paura. Nel senso che sotto l’acqua che scende inesorabile su Motegi, è l’adrenalina che scorre in ogni singolo pilota a tenere dritte delle moto che fosse per loro ballerebbero la samba pur essendo lontane migliaia di chilometri dal Brasile. E infatti chi resta in piedi, in fondo, è chi deve aver paura di cadere. Rossi, ad esempio, paura non ne ha, il suo mondiale ormai è andato e una scivolata di troppo, quella al quinto giro, non crea certo problemi.

Petrucci ottimo terzo

Paura non ha motivo di averne neanche Danilo Petrucci, che per lunghi giri tiene l’andatura e soprattutto tiene Marquez dietro, abbastanza affinchè dalle retrovie spunti il casco di Andrea Dovizioso. Che invece qualche brivido lo prova ad ogni curva, perchè non finire la gara di Motegi potrebbe significare consegnare al rivale spagnolo il suo quarto mondiale MotoGP. Ma la sua Desmosedici sta in piedi, seppur con qualche colpo di coda di troppo. E quando Petrucci e la sua Ducati decidono di aver fatto il giusto si spostano verso un inesorabile terzo posto, perchè la scena se la devono prendere loro. Dovizioso e Marquez, gli ultimi samurai.

Marquez ancora leader del mondiale MotoGP…

Che se ne danno di santa ragione, col fioretto lo spagnolo e con la clava l’italiano. E nonostante in certi momenti di gara fosse difficile anche vedersi a qualche metro di distanza, il duello è stato emozionante. Lo ha vinto Dovizioso, proprio come in Austria, attaccando. Come se nel forlivese il concetto di prudenza non lo avessero spiegato bene, perchè certe volte la moto sembrava non volerne sapere di stare dritta. Marquez resta leader del Mondiale e con rara autorevolezza, perchè mancano tre gare e la sua Honda è andata alla grande anche sul bagnato di Motegi. E anche lo spagnolo non ha mai smesso di tenere un passo indiavolato, pur conscio che un secondo posto non sarebbe stato un dramma.

…ma sotto la pioggia battente trionfa Dovizioso

Il fotogramma di questo mondiale è tutto in una curva dell’ultimo giro, quella in cui lo spagnolo compie l’errore che gli costa probabilmente la gara. Lì Marquez arriva lungo, perchè l’adrenalina in quel caso è troppa e non permette al cervello di comprendere che tirare troppo diventa un rischio. Ma come un vero samurai, il ventiquattrenne mette l’onore davanti alla ragione e, di conseguenza, le gomme qualche metro di troppo avanti. Neanche troppo, ma quanto è bastato all’altro combattente per trovare lo spunto e far volare la moto sull’acqua, come se un gran premio di MotoGP fosse improvvisamente diventato una gara di offshore. Nella volata finale gli spadaccini del motore arrivano fianco a fianco, esattamente come nel Mondiale. Undici punti di vantaggio per Marquez. Un niente.

Ora c’è l’Australia e per riprendersi non c’è neanche una settimana. E in fondo è meglio così. Perchè a tenere su le moto, quando tutta la fatica della stagione comincia a farsi sentire, è l’adrenalina.