Adriano Stabile

La vittoria nel mondiale di Formula 1 di Nico Rosberg, 34 anni dopo papà Keke, sembra una favola scritta dal destino. L’unico precedente di padre e figlio iridati è nella famiglia Hill, con Damon vincitore nel 1996, anch’egli 34 anni dopo il primo titolo di papà Graham, campione del mondo nel 1962 e, una seconda volta, nel 1968. Analogie che fanno impressione: cambiando l’ordine dei fattori (il prodotto non cambia…) notiamo che Rosberg senior si è aggiudicato il campionato di Formula 1 nel 1982, 20 anni dopo Hill senior, così come Rosberg junior ha vinto il titolo nel 2016, 20 anni dopo Hill junior. Coincidenze, numeri, segni del destino.

Padri figli formula 1

Rosberg e Hamilton ad Abu Dhabi (foto Colombo-Pirelli Media)

Padri e figli in Formula 1, casi noti e meno noti

In questi giorni si fa un gran parlare di padri e figli d’arte in Formula 1. I precedenti illustri non mancano: Jacques Villeneuve, campione del mondo nel 1997, figlio del grande Gilles (e nipote dell’omonimo zio Jacques, anche lui pilota), Michael Andretti, erede di “Piedone” Mario (iridato nel 1978), Nelsinho Piquet rampollo di Nelson (tre mondiali tra l’81 e l’87), David Brabham figlio di Jack (tre titoli tra il ’59 e il ’66), Christian Fittipaldi, figlio di Wilson e nipote di zio Emerson (due volte mondiale nel ’72 e ’74). Ma anche papà Satoru e il figlio Kazuki Nakajima, Manfred e Markus Winkelhock, Jan e Kevin Magnussen, Jos e Max Verstappen, Jonathan e Jolyon Palmer.

ALBERTO ASCARI, LA MORTE A 36 ANNI E 10 MESI COME PAPÀ
Cercando ancora meglio, senza “paletti” tematici, troviamo molti padri o figli di piloti che hanno assaggiato la Formula 1. Non è una novità, per gli appassionati di storia dell’automobilismo, che Alberto Ascari, campione del mondo di Formula 1 nel 1952 e nel 1953 (ultimo italiano a vincere il titolo), sia figlio del grande Antonio, campione degli anni ’20. Papà e figlio sono peraltro uniti da un tragico destino, morti entrambi in incidenti automobilistici a 36 anni e 10 mesi, nel giorno 26 del mese. È figlio d’arte anche il tedesco Hans-Joachim Stuck, 2 podi con la Brabham nel 1977 (ma soprattutto due 24 ore di Le Mans vinte negli anni ’80): suo papà Hans è stato campione sulle mitiche Auto Union degli anni ’30 (vincendo il Gp d’Italia nel 1935) e asso delle corse in salita prima di concedersi un assaggio anche nella Formula 1, a oltre 50 anni, tra il 1952 e il 1953. 

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Alberto Ascari sulla Ferrari 375 “Special”

TRE FIGLI PILOTI PER BETTENHAUSEN
Non è arrivato ai livelli di papà il francese Anthony Beltoise, oggi 45enne, per tre volte al via della 24 ore di Le Mans, figlio di Jean-Pierre (scomparso nel 2015), pilota di Formula 1 vincitore a Montecarlo nel 1972 dopo essere stato un eccellente motociclista. L’americano Tony Bettenhausen, asso di Indianapolis quando il tempio della velocità era compreso nel calendario di F.1 (tra il 1950 e il 1960), ha dato alla luce tre piloti, Gary (il più bravo), Tony junior e Merle, unico ancora in vita della dinastia. L’inglese Martin Brundle, onesto professionista della Formula 1 tra l’84 e il ’96, ha trasmesso la passione delle corse al rampollo Alex, 26 anni, impegnato quest’anno nella European Le Mans Series e nel mondiale Endurance. Anche zio Robin, fratello minore di Martin, è stato pilota professionista, ma con risultati modesti.

BUTTON, DALY, CECOTTO E PHIL HILL
Jenson Button, campione del mondo nel 2009 e fresco di addio alla Formula 1 con la gara di Abu Dhabi di domenica scorsa, ha ereditato il sacro fuoco dell’automobilismo da papà John, scomparso quasi tre anni fa, ex pilota di livello nel rally cross inglese anni ’70, categoria molto simile al classico rally. L’irlandese Derek Daly e il venezuelano Johnny Cecotto erano avversari di Keke Rosberg in Formula 1 negli anni ’80, ma né loro né i loro figli, Conor e Johnny junior (entrambi ancora in attività), hanno lasciato tracce indelebili nella storia dell’automobilismo. Ha un erede pilota anche l’altro Hill, Phil, statunitense, iridato in Formula 1 nel 1961 su Ferrari e nessuna parentela con Graham e Damon: si chiama Derek, ha 41 anni e ha raccolto alcune vittorie in campionati americani, tra il 1995 e il 1997, prima di attraversare l’Oceano e tentare l’avventura in Formula 3000 (anche in Italia con il Da Vinci Team 16 anni fa), senza acuti.

SCHUMACHER JUNIOR HA VINTO 12 GARE NEL 2016
Altri campioni del mondo hanno avuto eredi incapaci di superare il talento paterno: Mathias Lauda (figlio di Niki) ha vinto qualche gara soltanto nelle ultime due stagioni, a 34 anni suonati, nella classe LMGTE Am del Mondiale Endurance, Nicolas Prost (figlio di Alain), si è aggiudicato tre gare in Formula E guidando una Spark-Renault, Toby e Tomas Scheckter (figli di Jody) hanno già appeso il casco al chiodo ben prima dei 40 anni, mentre Paul Stewart (figlio del mitico Jackie) sin dal 1994, quando aveva 29 anni, ha capito che era meglio guidare un team dal muretto che una monoposto dall’abitacolo. Promette molto bene invece Mick Schumacher, 17 anni, secondogenito di Michael, che in questo 2016 si sta dimostrando velocissimo in Formula 4 e Formula 2000, tanto da vincere 12 gare.

Mick Schumacher

Mick Schumacher è nato il 27 marzo 1999

DONNE AL VOLANTE: TARUFFI, ICKX E LE SORELLE LAFFITE
Alla faccia della “donna al volante pericolo costante”, tra tanti eredi maschi ci sono anche femmine che hanno ereditato da padri celebri la passione per le quattro ruote. Da noi si ricorda Prisca Taruffi, volto noto della televisione, pilota versatile (turismo, raid e campionessa italiana nei rally), figlia di Piero, la “volpe argentata”, pilota di Formula 1 (terzo nel Mondiale 1952 su Ferrari) e progettista di prototipi che lui stesso guidava.

Non particolarmente brillante la carriera di Vanina Ickx, 7 volte al via della 24 ore di Le Mans, vinta in 6 occasioni da papà Jacky (pilota belga assai competitivo anche in Formula 1 e nella Dakar). Un passato agonistico ce l’hanno anche Camille e Margot Laffite, figlie di Jacques, indimenticato e longevo pilota francese in Formula 1 (primatista assoluto di Gp disputati, 176, dal 1986 al 1989). Margot, ben più della sorella, ha avuto una discreta carriera con le Gt e le vetture Sport, prima di lasciare le corse tre anni fa. Ora lavora in televisione: perché, tutto sommato, abbinare alla competenza anche un bell’aspetto non è un concetto che dispiace. In ogni epoca.

Prisca Taruffi

Prisca Taruffi, pilota e figlia d’arte, in una foto del 2001