Redazione

Aprile 2001, ultimo anno di 500. Il secondo per Valentino Rossi, quarto per Max Biaggi. Gran Premio del Giappone, anche se il circuito non era quello di Motegi, che all’epoca era la sede del GP del Pacifico. Si correva a Suzuka, quella pista che a sentire il Dottore ha solo tre metri di terra, poi c’è il muro. Muro su cui, secondo Vale, Max l’avrebbe voluto far schiantare durante quella tiratissima gara. Uno dei primi segnali in pista di una rivalità destinata a diventare leggendaria, che avrebbe caratterizzato il quinquennio successivo. Max contro Vale, Vale contro Max, italiani contro.

Nel 2001 l’esplosione definitiva di Rossi

Inizio col botto del Campionato Mondiale, quello terminato alla stessa maniera in Brasile, con un primo posto per il numero 46 ed un terzo per il numero tre. Un mondiale dominato da Valentino, che già l’anno precedente si era fatto apprezzare in 500, senza però riuscire a impensierire Kenny Roberts jr e la sua Suzuki. Ma nel 2001 la Honda del Dottore va che è una meraviglia, anche se dalle prove non si direbbe. In pole ci parte Loris Capirossi, uno dei tre italiani in corsa per il titolo. Ma la lotta vera è tra Max e Vale, Vale e Max. Che si avvicinano. Anche un po’ troppo. Si sfiorano. Forse qualcosa di più.

L’inizio di una rivalità leggendaria

Senza forse, perchè il replay è impietoso. Gomito largo del Corsaro, Valentino va per campi, ma per sua fortuna il muro non è così vicino come racconta la leggenda. Vale rientra, supera la Yamaha del rivale con una manovra al limite e mostra un dito a Biaggi. Quale, è facile intuirlo. E non si ferma lì, va a vincere la gara, inaugurando un filotto di tre primi posti, interrotto da Max solo a maggio, in Francia. Tutto, più o meno, nasce lì, in Giappone. Si sa, si è simpatici a tutti, finchè non si vince. E se l’anno precedente molti facevano il tifo per Rossi, il giovane scanzonato, nel 2001 il Dottore diventa un avversario, uno pericoloso, a cui tarpare le ali ad ogni costo. Biaggi fiuta che quel 46 è lì per restare e già da inizio campionato cerca di mettere le cose in chiaro. Fa come i difensori di una volta, intimorisce l’avversario con un colpo preventivo. Ma Rossi non è tipo da farsi intimidire e risponde per le rime.

Un Mondiale storico, tra liti e strette di mano

Il Mondiale, si diceva, inizia col botto. E continua con le botte, a giugno in Catalogna, mentre gli occhi di tutti sono puntati sulla fine del campionato. Vince Rossi, Biaggi secondo, terzo Capirossi per uno storico tris tricolore. Ma sotto al podio si scatena l’inferno. Volano spinte e cazzotti. I commissari di gara non li sospendono solo per non dimezzare lo star power della categoria 500, limitandosi a non consegnare i premi per il Gran Premio. La rivalità fa gioco a tutti, ma non può superare certi confini. Ad Assen i due si stringono la mano, ma non finirà lì. O almeno, la tregua dura, più o meno fino a fine stagione. Ma è un fuoco di paglia. Ci saranno altre sfide, altri screzi. Donington 2002, Germania 2003, fino ad arrivare al Gran Premio d’Italia 2005, l’ultima grande cavalcata dei due storici nemici. Ma questa, come si suol dire, è un’altra storia.