Francesco Cavallini

Sai contare fino a 10? È una delle cose che ci viene chiesta spesso quando siamo bambini. Il 10, il limite estremo della conoscenza, il punto che connette ciò che è conosciuto e ciò che è ignoto. A dieci anni si iniziano le scuole medie, si diventa grandi. Ma il 10 è anche il voto più alto, la perfezione. Sui banchi, come nello sport. Quello davanti a cui tutti, gli amici, ma anche i nemici di una vita, non possono fare altro che inchinarsi ad applaudire.

Vincere per dieci volte lo stesso trofeo non è semplice, soprattutto se si tratta di un evento annuale. Significa rimanere sulla cresta dell’onda molto più a lungo della media degli sportivi, che di solito compiono la famosa parabola. Salita, top, inesorabile discesa. Ma parliamo della media. Non di qualcuno di speciale. Anzi, forse unico. Le medie, le statistiche, i record. Tutto ciò che è normale va a farsi friggere, quando il soggetto è Valentino Rossi.

Che a 38 candeline già spente è ancora in grado di dare la paga, come dicono quelli bravi, a chi ha la metà dei suoi anni e che dovrebbe mangiarsi l’asfalto. E invece il cannibale è sempre lui, il Dottore, il numero 46. Che per la decima volta sul glorioso circuito di Assen agli avversari lascia solo le briciole. E allora contiamo con Vale, tornando indietro con la memoria e snocciolando un po’ delle incredibili cifre del nove volte campione del mondo sulla pista olandese. Partendo da 1 e chiudendo, ovviamente con un 10. Anzi. Con un 10 e lode.

Valentino Rossi sul circuito di Assen

1 – Uno, come un decimo di secondo, quello che basta a Valentino Rossi per ottenere la prima vittoria all’Università del Motociclismo. Nel lontano 1997 il ragazzino di Tavullia su Aprilia si mette dietro l’ampia colonia giapponese e vola alto. La precedente esperienza in Olanda era andata male, il traguardo non l’aveva neanche visto. E invece stavolta arrivano 25 punti, giusto una parte dei 321 che gli permettono di consacrarsi Campione del Mondo. Tra Vale e Assen è nato un feeling, che vent’anni dopo ancora non vuole saperne di terminare.

2 – Due, come i trionfi nelle classi inferiori. Il passaggio alla 250 non cambia i valori in campo, moto nuova, risultato vecchio per Valentino, che nel 1998 replica il successo dell’anno precedente. Stavolta la cavalcata è senza appello, Fuchs e Aoki arrivano al traguardo che il pesarese ha praticamente già salutato tutto il suo box. È anche la prima affermazione del Dottore in 250, che arriva dopo tre ritiri e altrettanti secondi posti.

3 – Tre, come il numero di Max Biaggi, prima rivale, poi (sportivamente parlando) nemico di sempre. Che in Olanda contro il Dottore è uno dei pochi che può vantare un bilancio quasi alla pari. Inizia bene, perchè nei primi due anni di 500 del numero 46 gli arriva entrambe le volte davanti, nel 2001 addirittura vincendo il GP. Nel 2002 c’è il terzo successo di Vale, nel 2003 Max è dietro Gibernau, ma davanti a Valentino. Nelle sue ultime tre stagioni in MotoGP, il centauro romano non riesce più a tenere testa al pesarese, che quindi in una ipotetica classifica degli scontri diretti ad Assen vince, se così si può dire, per 4-3.

4 – Quattro, come le scuderie con cui il Dottore ha corso in carriera. E quasi con ognuna ha saputo trionfare sulla pista olandese. I primi due successi arrivano su Aprilia, poi durante l’esperienza con la Honda il numero 46 taglia il traguardo per primo ad Assen solo nel 2002. L’accoppiata più vincente è quella con la Yamaha, divisa ovviamente in due tronconi. Quattro vittorie nel suo primo stint con la moto giapponese, tre nel secondo, per un totale di sette. Solo nei due anni in sella alla Ducati Rossi non è riuscito ad imporsi sul circuito più longevo del circus, giungendo quarto nel 2011 e addirittura tredicesimo nella stagione successiva.

valentino rossi vincere mondiale

(ph. tratta dal profilo ufficiale di Valentino Rossi VR46).

5 – Cinque, come il numero di vittorie di Rossi su entrambe le versioni del circuito di Assen. Alla fine della stagione 2005 la pista storica viene definitivamente mandata in pensione per far posto alla nuova, più corta di circa un chilometro e mezzo, ma pur sempre molto impegnativa. E nella gara di addio non può che imporsi il numero 46, stavolta davanti a Marco Melandri dopo un confronto molto serrato. I trionfi del Dottore in Olanda sono quindi equamente ripartiti, a dimostrazione che le modifiche non hanno scalfito il feeling tra il pilota ed il tracciato.

6 – Sei, come le volte in cui Rossi ha terminato il GP d’Olanda, ma non è riuscito a salire sul podio. Oltre alle due gare dell’era Ducati, il Dottore ha visto gli altri festeggiare anche nel 2000 (sesto), nel 2006 (ottavo), nel 2008 (addirittura undicesimo) e nel 2015 (quinto posto). Per quel che riguarda i ritiri siamo invece a due, esattamente come le edizioni di Assen che Valentino ha dovuto saltare a causa di infortuni.

7 – Sette, come le pole position ottenute da Valentino nel corso degli anni sul circuito olandese. Pur non essendo un vero e proprio mago delle qualifiche (sessantaquattro partenze al palo in ventuno anni di carriera), Rossi ha spesso trovato il giro vincente nella giornata di prove. Cinque dei suoi dieci successi ad Assen sono arrivati scattando dalla prima posizione, mentre in due casi la pole non è stata sufficiente a garantire la vittoria. Ma questo significa anche che per ben cinque volte il Dottore ha saputo recuperare nel corso della gara e tagliare in testa il traguardo!

rossi accusa gomme

(ph. tratta dal profilo ufficiale Fìb Valentino Rossi VR46 Official).

8 – Otto, come le vittorie ad Assen nella classe regina, ottenute tra l’altro in un arco di tempo parecchio esteso. Tra la prima (2002) e la più recente passano ben quindici anni. Da allora è cambiata la denominazione (da 500 a MotoGP), si sono alternati in sella alle moto un numero incalcolabile di avversari, ma da Alex Barros nel 2002 a Danilo Petrucci nella stagione in corso, qualcosa in comune è rimasto: la voglia di Rossi di lottare fino all’ultima curva, dato che spesso e volentieri le vittorie in MotoGP sul circuito olandese sono arrivate in volata.

9 – A proposito, nove come i diversi avversari a far compagnia al Dottore sul secondo gradino del podio in occasione delle sue dieci vittorie. Nell’ordine, Manako, Fuchs, Barros, Gibernau, Melandri, Stoner, Lorenzo, Marquez e Petrucci. L’eccezione è il numero 93 della Honda, battuto sia nel 2013 che nel 2015. Gli spagnoli sono quindi le vittime preferite di Rossi, con quattro secondi posti, seguiti dai colleghi tricolori, battuti da Rossi per ben due volte, entrambe sul filo di lana.

10 – Dieci e lode quindi per il Dottore, che si aggiudica per la decima volta il Gran Premio d’Olanda, ottenendo la prima vittoria in questo Motomondiale. Che per inciso, rischia di diventare il decimo nella già splendente bacheca di Valentino. A trentotto anni e con alle spalle 114 vittorie, è evidente che l’unico obiettivo che possa stimolare davvero la verve agonistica del fenomeno di Tavullia sia fare cifra tonda, magari chiudendo in trionfo una carriera che comunque è già leggenda.

Ma lo dicevamo prima. Il 10 ha un fascino particolare. È il limite tra conosciuto e ignoto. Ed è anche la perfezione. Ma soprattutto, volendo affidarsi alla numerologia, può essere la somma di due cifre molto particolari: 4+6. Coincidenze? Chissà…