Francesco Cavallini

Metà novembre, da che mondo è mondo (anzi, da che la palla è ovale), periodo di test match per le nazionali di tutti i continenti. Da un paio di anni però il 18 novembre rappresenta un momento di tristezza per ogni appassionato di rugby, perchè è l’anniversario della morte di Jonah Lomu. Un arresto cardiaco, provocato probabilmente di una patologia renale (nefrite) che lo affliggeva da anni, lo ha portato via nel 2015, appena varcata la soglia delle 40 primavere. Un addio a cui tutti erano preparati, perchè la sua storia ha fatto il giro del mondo, anche grazie alla notorietà di colui che con tutta probabilità è stato il miglior rugbista di tutti i tempi.

Lomu, un’infanzia difficile

Un’infanzia difficile quella di Lomu, in un quartiere violento di Auckland. Una vita del genere però ti forma dal punto di vista caratteriale. E se poi Madre Natura offre un fisico asciutto, ma imponente, beh, tanto di guadagnato. L’amore per il rugby comincia in una scuola metodista, dove il giovane Jonah viene mandato proprio per smussare i lati peggiori del proprio carattere. E in Nuova Zelanda nessun istituto è privo di una squadra che pratichi lo sport nazionale. Il ragazzo ha talento, una tecnica mostruosa e una velocità impressionante. Può essere un predestinato? Sì, ma deve mettere la testa a posto. Basta con le risse Jonah, basta con le nottate ai fast food a divorare secchi di bocconcini di pollo. Ok, quelli continua a mangiarli, ma non dirlo a nessuno. Perchè la storia ti attende.

Il debutto e la fama mondiale

Storia che parte dal torneo di Hong Kong di rugby a 7, un’istituzione della disciplina, poi continua nel campionato provinciale neozelandese e, dopo una manciata di presenze, culmina in quella maglia nera che per chi ama la palla ovale significa tutto. A diciannove anni appena compiuti arriva il primo test match e nel 1995 la fama mondiale. Merito della Coppa del Mondo, che viene vinta dal Sudafrica, ma fa nascere la stella più luminosa del panorama del rugby mondiale. Lomu si presenta con una storica meta segnata all’Inghilterra, trascinandosi praticamente oltre la linea Underwood (non un fuscello) e travolgendo Carling e Catt, tanto per non farsi mancare nulla.

I problemi di salute e la morte

Il Mondiale non arriverà mai, perchè nel 1999 la corona tocca all’Australia, dopo la clamorosa eliminazione degli All Blacks in semifinale per mano della Francia. E in Lomu c’è qualcosa che non va, nonostante le otto mete nel torneo dicano altro. C’è una patologia congenita che non lo lascia vivere e giocare sereno. Jonah ci prova, ma non è più Lomu, la forza inarrestabile. E nel 2003 deve fermarsi. Le condizioni peggiorano, senza un trapianto non si va da nessuna parte. In realtà, neanche con quello. Torna due volte, nel 2005 e nel 2009, per poi appendere definitivamente gli scarpini al chiodo nel 2010, a otto anni dalla sua ultima apparizione con la maglia della Nuova Zelanda. Poi il rigetto del rene e, nel 2015, il triste addio.

Esiste un nuovo Jonah Lomu?

Abbiamo parlato di un addio a cui eravamo preparati. Tutti, forse, tranne che il rugby stesso. Appare evidente che, a distanza di due anni dalla sua morte e di quindici dal suo cap finale con gli All Blacks, si fatica a trovare un nuovo Jonah Lomu. E non dal punto di visto fisico, prestazionale e della tecnica di gioco. In quel caso la ricerca sarebbe pressochè impossibile di default: di Lomu ce n’è uno. Ciò che manca al movimento della palla ovale è una figura di riferimento, un mito condiviso che sappia travalicare i confini nazionali e ispirare ragazzi in tutto il mondo a prendere in mano un pallone e imparare cosa sia il rugby. Ci hanno provato Jonny Wilkinson e Dan Carter, ma non è la stessa cosa. Nessuno dei due (forse perchè entrambi mediani d’apertura) ha mai avuto quell’aura di invincibilità che circondava Lomu. Che creava in chiunque lo vedesse giocare un misto incomprensibile tra paura e ammirazione. Che faceva pensare a chiunque diamine, vorrei essere come lui.

Ma come lui, non c’è nessuno. Il rugby mondiale lo sa, ma non per questo smette di cercare la nuova stella. Il nuovo mito. Il nuovo Jonah Lomu. Buona fortuna. Perchè per trovarlo ce ne vorrà davvero molta.