Ronald Giammò

La rabbia e l’orgoglio. E alcune certezze da cui ripartire. Archiviata la sconfitta casalinga contro l’Inghilterra, la Nazionale italiana di rugby sabato pomeriggio proverà a rifarsi nel Sei Nazioni contro l’Irlanda, terza forza del ranking mondiale e fresca vincitrice di un match al cardiopalma contro la Francia risoltosi solo all’ultimo secondo grazie ad un drop di Jonathan Sexton.

Chance di vittoria? Poche, realisticamente. Ed è stato lo stesso commissario tecnico Conor O’Shea a fugare ogni dubbio circa l’esito di una sfida che sulla carta appare scontata: “Se l’Irlanda gioca al proprio meglio e noi giochiamo al nostro meglio, vincerà l’Irlanda”.

Però. E’ vero, i verdi giocheranno il loro primo match casalingo di questo Sei Nazioni e ci terranno a fare bella figura: mete, attacchi, spettacolo. La stanno preparando così. Per noi il canovaccio sarà diverso e ancora una volta dovremo concentrarci su ciò che in campo possiamo controllare, con la speranza che fitness e lucidità non ci abbandonino prima del previsto.

Tre cambi per l’Italia di O’Shea

E’ forse anche per questo che il nostro commissario ha optato per tre cambi nel pacchetto di mischia: dentro dal primo minuto Nicola Quaglio e Luca Bigi (pilone e tallonatore) per cercare di dare maggiore solidità in una fase in cui a Roma si è sofferto molto, e spazio in terza linea ad Abraham Steyn la cui tenuta sui placcaggi e in difesa sarà testata a fondo dagli uomini in verde.

La novità più interessante riguarda però la linea dei trequarti, confermata in blocco dopo la prima uscita del Sei Nazioni all’Olimpico. Novità perché è da lì che sono arrivate le sorprese più belle una settimana fa: voglia di correre e di attaccare, con due mete segnate che contro gli inglesi restano comunque un buon bottino. “Abbiamo voluto mantenere la stessa linea dei trequarti per dare ai giocatori la possibilità di fare esperienza e imparare sul campo da ciò che non ha funzionato a Roma”, ha dichiarato O’Shea al momento dell’annuncio della formazione.

Tra sorprese e veterani del Sei Nazioni

E interessante soprattutto perché, scorrendo i nomi delle riserve e degli assenti da questa trasferta, si comincia a intuire quanto più profonda sia la rosa a disposizione del nostro tecnico rispetto alle ultime stagioni. In panchina si accomoderà gente come Carlo Canna, titolare dell’ultimo Sei Nazioni nonché apertura dalle percentuali di trasformazione in costante crescita; Edoardo Gori, mediano di mischia e uno dei veterani del gruppo con 66 caps all’attivo. Per tacere dell’escluso Edoardo Padovani, una delle rivelazioni dell’ultimo torneo, sostituito egregiamente da Matteo Minozzi che “ad estremo ha fatto cose grandiose all’Olimpico”, chiosa il nostro commissario tecnico.

Adesso non resta che giocarla. Con la consapevolezza che sarà un altro esame molto impegnativo, ma anche con la convinzione di avere le carte in regola per superarlo e per trovare quelle risposte che confermino ancora una volta che il cammino intrapreso è quello giusto. Tenendo, possibilmente, il punteggio più aperto possibile.