Redazione

Anche quando tutti gli altri sport deludono, c’è qualcuno che tiene sempre alto l’onore dell’Italia in giro per il mondo. Una disciplina che da sempre vede i nostri atleti portare a casa medaglie e trionfi, senza soluzione di continuità. La scherma italiana non conosce crisi sistematiche o ricambi generazionali. Il motto della FIS potrebbe tranquillamente essere veni, vidi, vici. E non importa che siano Olimpiadi, Mondiali o Europei, qualsiasi delle tre grandi manifestazioni venga presa in considerazione, il responso del medagliere è sempre lo stesso. Il tricolore sventola altissimo, superando le altre grandi nazioni della scherma mondiale.

Anche in Coppa del Mondo, l’Italia è la squadra da battere

Non è quindi così sorprendente sapere che anche nella Coppa del Mondo, torneo annuale a tappe che prende in considerazione anche gli eventi più importanti, i nostri schermidori siano gli avversari da battere. E fa quasi più rumore qualche sconfitta, piuttosto che l’impressionante serie di vittorie. Come era apparso strano che nella prima tappa del percorso 2017/18 della sciabola femminile, ad Orleans, le nostre ragazze fossero addirittura finite fuori dal podio. Un quarto posto nella gara a squadre, che nel linguaggio della scherma italiana, purtroppo o per fortuna, significa fallimento. Ma l’importanza di una scuola prestigiosa e di un movimento florido si vede proprio nei momenti bui e quindi il quartetto azzurro si è subito rifatto in Belgio, aggiudicandosi l’oro.

Fioretto, ma non solo

Le sciabolatrici puntano alla vittoria nella classifica generale dell’unico trofeo che ancora sfugge all’Italia da quando la Coppa del Mondo ha cominciato ad essere assegnata anche a squadre. Anche perchè, da che mondo è mondo, la nostra specialità è il fioretto, nonostante ad aggiudicarsi la coppa femminile nelle ultime due edizioni sia stata la Russia, rivale storica dell’Italia. Guardando però all’individuale, la situazione si fa, per utilizzare un eufemismo, abbastanza rosea. Dal 1991 a oggi, solo per due volte un’italiana non si è portata a casa la Coppa, con Valentina Vezzali capace di vincere addirittura in undici edizioni. Gli uomini non hanno queste percentuali, ma sette trionfi nel fioretto dal 2006 sono comunque un ottimo bottino. Questi risultati sono chiaramente merito di una Federazione che attraverso centri e tecnici federali non smette di coltivare la passione dei giovani, che vengono allenati e cresciuti nel solco di una gloriosa tradizione.

La tradizione della scherma italiana continua

Una tradizione che continua a produrre medaglie e a regalare nuovi talenti alla scherma mondiale. Solo per restare alle Olimpiadi, è da Los Angeles 1984 che almeno un azzurro (o un quartetto) sale sul gradino più alto del podio a cinque cerchi. E anche quando le strane regole della scherma ai Giochi, che escludono una prova a squadre su tre a rotazione, ci priva dell’arma prediletta (in questo caso il fioretto femminile a Rio), c’è comunque qualcuno in grado di far suonare l’Inno di Mameli. L’ultimo in ordine di tempo è stato il siciliano Daniele Garozzo, oro (neanche a dirlo) nel fioretto individuale, capace di ripetersi anche agli Europei 2017, dove su dodici gare l’Italia ha portato a casa undici medaglie. Tanto per mettere ulteriormente in chiaro due cose: che la scherma italiana è in ottima salute e che, dove ci sono solide fondamenta, non servono certo le ricostruzioni.