Redazione

C’era una volta la Coppa del Mondo di sci. La coppa di cristallo, quella che per qualche motivo ai nostri sciatori, dopo Gustav Thoeni, sembrava dover sempre sfuggire. Anche il migliore degli azzurri, il grande Alberto Tomba, doveva arrendersi. La Coppa andava quasi sempre a uno sciatore polivalente, magari non il più forte in una disciplina, ma quello in grado di destreggiarsi con la stessa facilità tra le specialità tecniche (slalom e gigante) e in quelle di velocità (discesa libera e super gigante). Non per niente l’Albertone nazionale sì è spesso trovato secondo in classifica generale dietro i fenomeni dell’epoca, prima Pirmin Zurbriggen e Marc Girardelli, poi Paul Accola e Kjetil André Aamodt.

Adesso vincono gli slalomisti

Difficile vincere quando non si disputa metà delle gare. Eppure nel 1995 Tomba ce l’ha fatta ed ha, suo malgrado, lanciato una moda. Già, perché ora i fenomeni dello sci del nuovo millennio sono esattamente quelli che una volta venivano definiti i tecnici. Gli specialisti dello slalom o del gigante, una volta confinati nelle loro gare, ma ora in grado di aggiudicarsi anche la Coppa. Come ha saputo fare Benjamin Reich, capace di imporsi una sola volta, ma davanti alla leggenda Bode Miller. Come può per confermare Marcel Hirscher, austriaco anche lui, che di coppe del mondo ne ha vinte bene sei, tutte consecutive, da specialista dello slalom speciale. Proprio come Alberto Tomba. E se tra le donne l’eterna Lindsey Vonn, ormai sulla cresta dell’onda da quasi vent’anni, è stata una perfetta polivalente, la sua erede, la giovanissima e altrettanto bella Mikaela Shiffrin, è anche lei una specialista degli slalom e si è aggiudicata il trofeo generale nel 2017.

Marcel Hirscher, il cannibale

Per Hirscher il mondo dello sci ha ormai finito tutti quanti gli aggettivi. Era dai tempi di Tomba, forse addirittura di Stenmark che non si vedeva un tale dominio nelle discipline tecniche. E se l’azzurro e lo svedese si sono fermati rispettivamente a una e tre coppe di cristallo, l’austriaco ha totalmente sbaragliato la concorrenza, pur prendendo parte a molte meno gare dei suoi avversari. Per non far torto a nessuno, Hirscher sì è anche aggiudicato ben otto coppe di specialità, equamente divise tra slalom gigante e slalom speciale. Nella sua bacheca anche sei titoli mondiali, Ma, udite udite, neanche un oro olimpico, solamente un argento (slalom speciale a Soči 2014). Una mancanza che l’austriaco vorrà certamente colmare alle Olimpiadi invernali in programma in Corea del sud (a Pyeongchang) a febbraio.

Mikaela Shiffrin, giovane e social

Oro che invece fa capolino nel palmares della Shiffrin, 22 anni, americana, la nuova stella dello sci femminile. Bella, brava e molto social, ma non c’è da fermarsi solamente all’aspetto fisico, perché la bionda nata in Colorado ha tutte le carte in regola per ritagliarsi un posto nella storia di questo sport. Basti pensare che alla Coppa generale conquistata nella scorsa stagione aggiunge già ben quattro coppe di specialità (lo slalom speciale) e tre titoli mondiali. La statunitense ha esordito in Coppa del Mondo a neanche 16 anni, ma ha finalmente compreso che se vuole conquistare il premio più ambito deve per forza di cose, essendo specialista delle discipline tecniche, ampliare un po’ i suoi orizzonti. A giudicare dall’inizio di questa stagione, ci sta riuscendo alla grande dato che, pur non avendo vinto tutte le gare di slalom, si è invece aggiudicata la prima discesa libera della sua carriera sulla pista di Lake Louise, in Canada. Perché se è vero che si può vincere anche partecipando alla metà delle gare, meglio non rischiare la sorte e magari scoprirsi anche velocista.