Redazione

E per fortuna che c’è lo sci. Nell’anno in cui l’Italia soffrirà la mancanza della nazionale di calcio ai mondiali in Russia, qualche speranza di successo internazionale la regala la neve. Continuando un percorso di crescita evidente, sottolineato da uno 2017 ad altissimi livelli, la nazionale di sci, soprattutto quella femminile, si presenta a Pyeongchang con i migliori auspici. E anche senza Elena Fanchini, le ragazze fanno sentire la loro voce, ruggendo sulle nevi dell’Austria per il secondo giorno consecutivo. Dopo la vittoria di Federica Brignone in super-G, arriva il trionfo di Sofia Goggia in discesa. Ma c’è di più. Un podio tutto tricolore, con Brignone e Nadia Fanchini a farle compagnia. Roba da Valanga Rosa.

Seconda tripletta tricolore in un anno

A meno di un mese dall’inizio della manifestazione a cinque cerchi, le ragazze sfoderano una forma invidiabile, confermando il buon vecchio adagio che le nazionali italiane quando c’è da fare sul serio riescono sempre a tirare fuori capacità inaspettate. Inaspettate poi fino a un certo punto, dato che, se si esclude il dominio dell’aliena Schiffrin, nella sola coppa del mondo 2018 con questa affermazione siamo a tre vittorie e numerosi podi. Ma c’è un altro dato che può illuminare ulteriormente sull’ottima salute di cui gode lo sci femminile tricolore. Quella di Bad Kleinkirchheim è infatti la seconda tripletta nel giro di un anno, con la Brignone e la Goggia protagoniste anche nel marzo scorso nel gigante di Aspen e Marta Bassino a completare il podio. Una…doppia tripla che nessun’altra nazionale è finora riuscita ad eguagliare.

Tris numero otto per lo sci italiano

È il tris numero otto nella storia dello sci italiano. Oltre ai due più recenti, per ritrovare negli annali un en-plein tricolore bisogna fare un giro abbastanza lungo sulla strada della memoria e tornare all’anno 2000. Sempre discesa libera, ma stavolta maschile. La vittoria, incredibile a dirsi, non va a Kristian Ghedina ma ad Alessandro Fattori, che sul podio si fa accompagnare proprio dal veneto e da Fischnaller. Se poi volessimo andare a cercare una tripletta tutta al femminile, bisognerebbe scomodare addirittura Deborah Compagnoni, che nel 1996 vince il gigante di Narvik davanti a Sabina Panzanini ed Isolde Kostner. Ancora più indietro nel tempo un altro tris sempre in discesa maschile con Michael Mair, Giorgio Piantanida e Werner Perathoner, ma soprattutto quello forse più atipico di sempre, quando in Val d’Isere Richard Pramotton vince il gigante davanti a sua maestà Alberto Tomba e a Oswald Totsch.

Dalla Valanga Azzurra a quella Rosa

Per le altre, beh, si arriva addirittura alla leggenda, alla valanga azzurra che negli anni Settanta incollava gli italiani davanti alle radio e, quando era possibile, ai teleschermi. E se il tris di Gros, Thoeni e Radici a Garmisch rientra quasi nella normalità, rimane forse imbattibile l’impresa del secolo, nello speciale di Berchtesgarden, dove a Gros e Thoeni si aggiungono Stricker, Schmalzl e Pietrogiovanna, per una manita senza precedenti e mai più replicata. Altri tempi forse, ma questa nuova Valanga Rosa fa ben sperare. In fondo, oltre alle tre farfalle di Bad Kleinkirchheim ci sono anche Manuela Möllg e Irene Curtoni. E con una squadra così in forma, sognare, oltre che lecito, diventa obbligatorio.