Redazione

Lewis IV si prende il trono anche per il 2017, dopo aver già fatto sua la corona anche nel 2008, nel 2014 e nel 2015. Eppure, a voler analizzare la sua splendida carriera, ci sono due leggerissime zone d’ombra. Due campionati che gli sono sfuggiti per poco, pochissimo. Quello del 2007, l’ultimo vinto dalla Ferrari con al volante Kimi Raikkonen, addirittura per un punto. Nel 2016 la differenza è stata più sostanziosa, ma di poco, cinque lunghezze. L’impressione è che uno dei due campionati potesse e dovesse terminare nella sua bacheca. La differenza rispetto alle annate vincenti è semplice e allo stesso tempo complicata. Dipende tutto dai compagni di squadra. Quando sono competitivi, per Ginetto diventa un problema.

2007, vince Raikkonen per un punto

Il campionato 2007 termina con Kimi Raikkonen che si aggiudica il Mondiale con 110 punti vincendo in Brasile. Hamilton arriva settimo e resta a 109. Accanto a lui c’è Fernando Alonso. Più che accanto. Appaiato, anche lui a 109. Stesso punteggio, stessa macchina. La convivenza tra i due non è ottima, anzi. C’è rivalità, che potrebbe anche essere sana se lo spagnolo due volte campione del mondo non subisse troppo l’irruenza del giovane britannico. E se l’inglese non dimostrasse per la prima (e non per l’ultima) volta di soffrire non poco un compagno di box ingombrante. La Ferrari, dal canto suo, decide di puntare tutto su Raikkonen, nonostante un buon avvio di Massa.

Alla McLaren optano invece per la concorrenza, senza delineare prima e seconda guida. Neanche quando, verso la fine del campionato, si comprende che il mondiale potrebbe giocarsi sul filo del singolo punto. Così è, perchè a San Paolo si arriva con Hamilton in vetta, seguito a quattro punti dal compagno di squadra e a sette da Raikkonen. In partenza però il finlandese lo buca e Ginetto, ancora inesperto, va lungo ed è costretto ad inseguire. Arriva settimo, mentre le Ferrari passano in parata sotto il traguardo brasiliano e Raikkonen si porta a casa il mondiale. E pensare che sarebbe bastata una doppietta invertita, magari quella di Monza, a consegnargli il primo titolo. Che arriva all’ultima gara dell’anno successivo, quando Alonso è già tornato in Renault e accanto a Hamilton c’è Kovaleinen.

2016, lotta intestina Hamilton-Rosberg

Hamilton nel 2013 passa in Mercedes, dove è affiancato da Nico Rosberg. Nel 2014 e 2015 il tedesco non è mai pericoloso per il mondiale, che infatti arriva tranquillamente nella bacheca di Ginetto, anche grazie ad un’evidente superiorità tecnica delle Frecce d’Argento sulle Red Bull e sulle Ferrari. I problemi cominciano nel 2016, quando Nico decide che l’apprendistato è finito e che è ora di lottare sul serio per la vetta. Anche in Mercedes, come accaduto in McLaren, forti di una vettura nettamente migliore della concorrenza, si decide di non stabilire una gerarchia. E anche in questo caso, per Hamilton cominciano i problemi.

Con un clamoroso poker iniziale (che si aggiunge alle ultime tre gare vinte nella stagione precedente) Rosberg prende il largo in classifica, ma non riceve comunque l’endorsement ufficiale di Wolff e Lauda. Nonostante questo, Hamilton continua per tutto il corso del campionato a lamentarsi di presunti favoritismi nei confronti del compagno-rivale, motivati a suo dire dalla nazionalità tedesca di Nico. Il tira e molla continua, con un filotto da parte di Hamilton e una serie di vittorie della Mercedes inframezzata solo da Ricciardo e Verstappen. Ma alla fine, ad Abu Dhabi, non basta a Ginetto vincere la gara decisiva. Nico arriva secondo e si porta a casa il titolo per cinque punti.

Due Mondiali persi per un’inezia, in entrambi i casi per la difficoltà palesata da Lewis di gestire compagni di box ingombranti. Ora con accanto il fedele Bottas, i problemi sembrano passati. Ma la curiosità resta. E se il finlandese il prossimo anno decidesse di alzare la (seppur inesistente) cresta e di affondare anche lui il pedale?