Redazione

di Luca Covino

L’offload è un gesto rugbistico che esalta riflessi, pubblico e colui che lo esegue. È gesto di consapevolezza e reattività fisica e tattica: durante un placcaggio, mentre si sta cadendo a terra per via dei 100 chili che ti ancorano le gambe, si esegue uno scarico dell’ovale verso un compagno che sopraggiunge veloce. In questo modo la palla non finisce a terra e l’azione è un ciclo continuo che rende difficile l’organizzazione avversaria. L’offload è un po’ come la reazione alla vita quando questa ti porta giù senza pietà, è la forza di continuare ad “andare in meta” con l’aiuto del prossimo. Questo è l’offload. Squadre e giocatori al di sotto dell’equatore lo sanno fare bene. Gli All Blacks lo sanno fare benissimo. Sonny Bill Williams è il re dell’offload. Rugbista, pugile, ambasciatore Unicef e primo All Blacks musulmano della storia: Williams è interpretazione umana e unica del rugby in tutte le sue declinazioni. Bi-campione del mondo nelle edizioni 2011 e 2015 della Coppa del Mondo di rugby con la Nuova Zelanda, Williams sarà uno dei protagonisti di Rio 2016, appuntamento in cui All Blacks e “il re dell’offload” non vogliono fallire.

sonny williams all blacks

Sonny Bill Williams con la maglia degli All Blacks nella Coppa del Mondo 2015. (Ph. Balls.ie)

Sonny Bill Williams, dalle periferie alla conquista dell’ovale

Per scoprire chi è Williams, uno dei giocatori moderni migliori di sempre, bisogna andare dalle strade di periferia di Auckland fino al suo sangue. Secondo di quattro fratelli, Sonny nasce il 3 agosto 1985 nella capitale kiwi da John, giocatore samoano di rugby XIII, e da Lee, neozelandese di lignaggio europeo. La madre di Sonny discende da famiglie britanniche emigrate in Oceania e ha origini inglesi, scozzesi e irlandesi: un cocktail ematologico che racchiude in Williams il meglio del codice genetico rugbistico mondiale. Per il piccolo Sonny il percorso verso la palla ovale si intravede piuttosto tardi rispetto ai canoni dell’isola maori. A otto anni viveva insieme alla sua famiglia nella periferia di Auckland, all’interno di una casa popolare nel sobborgo di Mount Albert. La vita in casa Williams è modesta, ma stanno sempre tutti insieme e questo rende il giovane Sonny molto legato alle sue radici. Cominciò a frequentare la scuola elementare del quartiere e nonostante fosse «piccolo, magro e terribilmente timido» Sonny cominciò a partecipare a gare di atletica, eccellendo nello sprint e nel salto in alto. Quattro anni più tardi si avvicinò al mondo del rugby. Paradossalmente non fu il padre-giocatore ad avvicinarlo a questo sport, ma la madre, che lo introdusse nella squadra locale dei Marist Saints. Dopo essersi messo in luce nei campionati locali, nel 2002 John Ackland, talent scout dei Bulldogs, una franchigia di rugby XIII australiana, lo notò e gli offrì di trasferirsi a Sidney. Sonny accettò e prese un aereo per l’Australia, luogo di origine, tra le altre cose, della nonna materna. Nel Nuovo Galles il quindicenne Williams si sentiva spaesato, ma era conscio dell’opportunità che aveva e non dimenticava da dove veniva. Per mantenersi lavorava tra un allenamento e l’altro come operaio in una fabbrica, ma spesso non riusciva a mettere da parte soldi per poter tornare ogni tanto a casa. «Per capire la mia storia – dichiarò Williams al Guardian – bisogna capire cosa ho provato quando mi sono trasferito a Sidney all’età di 15 anni. Mi ritrovai in un regime di allenamento massacrante, sei volte la settimana.

Sonny Williams teenager (Ph. Otago Daily Times)

Sonny Williams teenager (Ph. Otago Daily Times)

Uscivo col buio per andare e tornavo a casa col buio dopo gli allenamenti, nel mezzo facevo l’operaio: non era facile per un ragazzo samoano abituato a vivere la famiglia». Ingaggiato come giocatore delle giovanili, nel primo anno coi Bulldogs Sonny scalò i vertici della squadra ottenendo il posto da titolare nella Jersey Flegg Cup. Nella stagione successiva in Rugby League, Williams ottenne spazio fino all’esordio – con meta e vittoria – in Nrl contro gli Eels Parramatta, . Gli serviranno solo 14 incontri per essere selezionato dagli All Blacks XIII: debuttò come giocatore più giovane in Rugby League – la federazione del rugby a 13 – il 23 aprile 2004 contro l’Australia. L’anno successivo entrò nuovamente negli almanacchi come più giovane rugbista a militare nei Bulldogs e a vincere una finale, 16 a 13 contro i Sidney Rooster nel Nrl Grand Final: i risultati di quella stagione gli valsero un premio Rlif Award come “Giocatore emergente dell’anno”. Quella stagione per Williams fu soltanto l’inizio di un percorso prodigioso quanto complicato.

I problemi d’alcol, la conversione all’Islam e il rugby Union
Insieme alla fama che si era costruito, per Sonny arrivarono i problemi fuori dal campo legati all’abuso di alcol. Beveva Williams, fino al 2005, quando fu trovato alla guida con un tasso alcolemico al di sopra dei limiti stabiliti dalla legge e gli fu sospesa la patente. Prima che fosse stato troppo tardi, l’All Blacks superò quel momento delicato rivolgendosi all’aiuto di specialisti qualificati per superare la sua dipendenza. Di quel periodo il giocatore non ha mai mercanteggiato nulla, anzi ha sempre definito gli episodi che lo hanno messo nei guai con la legge come «cose che mi hanno diventare quello che sono oggi, non posso dimenticarle». Lo stesso anno prolungò  il suo contratto come giocatore di rugby a 13 con i Bulldogs, ma infortuni e problemi fisici lo tennero lontano dal campo di gioco, dove scese solo cinque volte nel corso della stagione. Due anni dopo Williams è cambiato e riesce a ottenere il prolungamento del contratto con i Bulldogs per una cifra pari a 2 milioni di dollari. A quel punto non si trattava più di soldi, l’obiettivo che muoveva la mole Williams, «giocare per dare una casa a mia madre», era stato raggiunto: adesso si trattava di diventare uomini. Nonostante il contratto lo legasse al club per altri cinque anni, Williams decise di abbandonare il rugby XIII per passare all’Union. La sua scelta era data anche dalla possibilità di rendersi disponibile per essere convocato negli All Blacks, ma destò scalpore nell’Oceania rugbistica, molti lo consideravano un traditore, altri un cafone, alcuni gli affibbiarono l’odioso soprannome di “Money-Bill”. Oltre al background che parlava per lui, a tali accuse ha sempre risposto in campo. Di fatto Williams nel 2008 approdò in Francia, alla corte del Tolone di Jonny Wilkinson. Insieme al 10 inglese raggiunse la finale della Challenge Cup e nonostante gli infortuni, tra cui uno al ginocchio, che gli complicavano la vita, era circondato da un ambiente francese stimolante. Fu proprio il rapporto con Wilkinson, che riconobbe un giocatore brillante in Williams, ad aiutare il neozelandese nel crescere come uomo e giocatore. «Il primo anno in Francia era praticamente a pezzi, ma era circondato da leggende come Jonny e Umaga che tenevano alla mia persona – spiegò parlando dell’esperienza francese – Sentirmi dire da Jonny che ero un grande giocatore fu per me una spinta».

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Gli anni al Tolone furono fondamentali per Williams grazie al supporto di giocatori come Wilkinson (Ph. Radio Nz)

Ma a detta dello stesso Williams, la più grande vittoria in terra d’oltralpe fu la battaglia con se stesso, vinta anche grazie alla conversione all’Islam. «Già ai tempi di Sidney molti miei compagni erano musulmani – racconta – tra cui Khoder e Mundine – disse alla Bbc – Tutto è cominciato quando ho avuto modo di conoscere a Tolone una famiglia tunisina a composta da una coppia e cinque figli che viveva in una casa con una sola camera da letto. Nonostante avessi una grande casa a Tolone, ho trascorso gran parte del mio tempo libero con loro, che erano così felici. Questo mi ha aiutato a diventare musulmano e da allora mi sono aiutato dall’interno, diventando felice a mia volta». Non male per uno che alla domanda su chi fosse il suo avversario peggiore rispondeva «me stesso». Il nuovo Williams tornò in terra natìa rifiutando un’offerta di 6 milioni di euro dal Tolone: si trasferì ai Crusaders per una cifra irrisoria pur di essere idoneo alla chiamata con gli All Blacks, altrimenti interdetta per il suo impiego all’estero. Quell’anno fu convocato su invito nella selezione dei Barbarians, in occasione dell’incontro con l’Australia. E la convocazione arrivò, il 6 novembre 2010 a Twickenham, nel tempio del rugby britannico, a un anno dal Mondiale casalingo. In quella partita contro l’Inghilterra Williams stabilì due record contemporaneamente: divenne l’unico giocatore a distanza di 75 anni dall’ultimo a ottenere doppia convocazione negli All Blacks XIII e XV; e il primo musulmano a giocare per gli All Blacks.

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Richie McCaw alza la Coppa del Mondo 2011 (Ph. Bookmaker.com)

La consacrazione e il Sonny Williams di oggi
Durante l’anno pre-Mondiale, Sonny vince e convince con un quindici tuttonero impressionante. Ottenuta la convocazione per la Coppa del Mondo del 2011 in Nuova Zelanda, Williams metterà a segno anche 4 mete durante il torneo, tra cui una in finale contro i galletti, portando nella terra del rugby il trofeo più atteso da 24 anni. Terminata l’esperienza mondiale Williams trova anche il tempo di dilettarsi nella boxe: dopo un titolo neozelandse vinto per KO dopo 2 minuti contro Gary Gurr, vince il titolo internazionale WBO contro l’australiano Scott Lewis. Con il naso un po’ schiacciato si unisce ai neozelandesi Chiefs, con i quali fu protagonista del titolo di Super 15 nel 2012 e divenne il vincitore delle maggiori competizione dell’ovale dell’emisfero sud.

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Williams con la maglia degli Chiefs, nel febbraio 2015. (Sky Sport)

Contemporaneamente Williams decide di proseguire anche l’avventura nel rugby a XIII, raggiungendo la franchigia giapponese di Wild Knights, militanti  in Top League. Nel 2013 Williams proseguì il cammino nel XIII, ma tornò in Oceania, nei Rooster, a Sidney. Con i galli vinse il campionato al primo anno e fu eletto miglior giocatore del club. Titoli e gioco gli valsero la convocazione per la Coppa del Mondo di rugby a 13. Ma la sorte non fu la stessa di due anni prima nel 15 e gli All Blacks furono sconfitti a Manchester in finale dall’Australia. L’anno post-mondiale XIII continuò nel segno dei Rooster, ai quali Williams fu legato per tutta la stagione 2014, quando arrivò il momento di entrare nella leggenda del XV in vista del mondiale inglese del 2015. Quell’anno Williams tornò nelle file degli Chiefs e fu convocato per il tour europeo e i Championship 2014 – il torneo delle nazionali del sud – con gli All Blacks. L’estate di quell’anno fu l’ennesimo ingresso nell’Olimpo dell’ovale: Williams si laureo bi-campione mondiale battendo l’Australia e giocando da protagonista. Anche quella vittoria aveva il sapore del record, dato che Williams fu l’unico giocatore a vincere due titoli mondiali consecutivi insieme a Kaino e Whitelock e vincendo 14 partite consecutive. Con la maglia degli All Blacks Williams raggiunse statistiche imbarazzanti: 93,94 percento di probabilità vincente in 33 partite disputate tra il 2011 e il 2015.

Sonny Williams All Blacks

Williams con Fatima e una bambina in un campo di rifugiati in Libano nel 2015. (Ph Unicef)

Nel 2015 Sonny Williams decide di affrontare uno dei fenomeni più importanti del nostro tempo: la questione migranti. Per farlo partecipa come ambasciatore Unicef a diverse iniziative in territori difficili, come il Libano, dove Williams visita in un campo di rifugiati siriani. «Ero ignorante su cosa significasse vivere da rifugiato. Ho visto tanta voglia di vivere una vita normale. Noi siamo fortunati a non essere toccati personalmente da queste tragedie. Nella testa della gente la parola rifugiato corrisponde a un problema, ma io credo che si tratti di molto di più. Io so che in questo posto nessuno poteva conoscermi, ma sono conosciuto nel mio continente e quello che posso fare quando tornerò a casa sarà far conoscere a neozelandesi e australiani questa realtà, voglio cercare di far cambiare la prospettiva che la gente ha del rifugiato» disse una volta ascoltate le storie di Fatima e della sua famiglia.

Ora tocca a Rio 2016, dove parteciperà come star prestata al sevens, nel grande ritorno dell’ovale ai Giochi. Alle Olimpiadi, Williams potrebbe entrare nuovamente nella storia del rugby.