Paolo Valenti

L’edizione 2017 degli Internazionali Open BNL d’Italia si è appena conclusa. È tempo di bilanci che, dati alla mano, sono ampiamente positivi: spettatori in crescita del 9% rispetto al 2016, con un incasso alla biglietteria pari a circa 12 milioni di euro. L’incremento delle presenze fa addirittura registrare un +47% se si confrontano i dati attuali con l’edizione del 2011: sono i valori comunicati con lecita soddisfazione dal presidente della FIT Angelo Binaghi, che traducono in numeri un successo dal quale trarre qualche considerazione di più ampio respiro ricollegabile al nostro paese e alla sua capitale in particolare.

Sì, perché nei mesi scorsi era trapelata qualche chiacchiera di troppo in merito alla possibilità che gli Internazionali di tennis non trovassero più a Roma la loro sede naturale ma si trasferissero altrove. Motivo? Le solite lungaggini burocratiche che spesso paralizzano la possibilità di creare, produrre, organizzare: difetto italico che a Roma si enfatizza arrivando all’elefantiasi amministrativa. Per fortuna non è stato così: non perché le sedi alternative non avrebbero saputo gestire l’evento nella maniera corretta, ma semplicemente perché, per il nostro tennis, la location del Foro Italico resta unica e dal fascino inarrivabile.

Passeggiare per i viali in direzione del campo centrale sovrastati dai cappelli dei pini, affiancati dagli stand colorati dagli sponsor, dando occhiate ai campi laterali distratti dalla frequentazione di giovani che profumano d’estate rilassa la mente e apre il cuore. Così come, una volta entrati, alzare lo sguardo dalla terra rossa all’ultima gradinata porta inevitabilmente a far scivolare la vista verso il verde generoso di Monte Mario, luminoso e caldo, a farti sentire nell’ultima scena di un Truman Show che ti separa dalla città reale, coi suoi difetti e le sue intollerabili deviazioni. Quella città reale che fa perdere la fiducia nella capacità di costruire qualcosa di positivo, organizzato e funzionale che, invece, gli internazionali di tennis riescono a recuperare, dando vita a un modello da replicare che attinge alle bellezze artistiche e naturali così abbondanti nel nostro paese. Cultura, sport e natura sono elementi di cui in Italia possiamo godere in abbondanza e che, con intelligenza e capacità gestionale, si possono, e si devono, massimizzare diventando fonti di lavoro, ricchezza e svago.

Roma, e l’Italia, dovrebbero ringraziare la Federtennis per aver saputo dimostrare, col crescendo di risultati economici e sportivi, che siamo un paese in cui, con attenzione e la dovuta programmazione, è possibile costruire prodotti di alto livello esportabili con successo all’estero. Le materie prime ci sono: fondamentale imparare a gestirle.