Francesco Cavallini

“Fogna” sogna. E assieme a lui sogna tutto il tennis italiano, che di solito dopo un’eliminazione agli ottavi (quella di Andreas Seppi) se ne tornerebbe mestamente a casa, dopo aver sognato sui campi dell’Australia. Non stavolta, perchè nel primo Slam dell’anno i tennisti tricolori agli ottavi erano due, una rarità che non si vedeva da una quarantina d’anni. E se era possibile immaginare che l’altoatesino avrebbe potuto perdere contro il britannico Edmund, una delle rivelazioni del torneo, beh, non si può certo dire lo stesso di Fabio Fognini. Con lui, fare pronostici è impossibile, oltre a risultare spesso abbastanza inutile.

Agli ottavi contro Berdych

E quindi il suo ottavo di finale contro il ceco Berdych, numero 19 del seed mentre Fogna è il 25, diventa la solita splendida lotteria di quando gioca il sanremese. Che, a giudicare dalle prestazioni precedenti sembra abbastanza in forma, avendo raggiunto la semifinale a Sydney e realmente sofferto a Melbourne solamente contro il francese Benneteau ai sedicesimi. Solita altalena molto…fogniniana, con due set giocati e vinti alla grande e due in cui il ligure non sembrava molto convinto di ciò che stava facendo, salvo poi risolverla al tie-break. Ma come già detto, inutile valutare il passato, tanto vale concentrarsi sul presente e su quello che può regalare l’immediato futuro, in caso Fognini avesse la meglio su Berdych.

Il matrimonio lo ha calmato (anche se non sembra)

Il che significherebbe quarti di finale, un turno mai raggiunto in carriera a Melbourne, e solo una volta (nel 2011 al Roland Garros) in uno Slam. Certo, in casa c’è chi ha fatto parecchio di meglio, e forse anche questo sarà una spinta in più per Fognini. Perchè, al netto di qualche falla comportamentale talmente radicata che probabilmente il trentenne non riuscirà mai a scrollarsi di dosso, è abbastanza innegabile che il matrimonio con Flavia Pennetta (che in…dote ha portato lo US Open 2015) e l’arrivo del piccolo Federico abbiano un po’ calmato i bollenti spiriti del bad boy del tennis italiano. Per carità, le possibilità di vederlo litigare con l’arbitro di sedia sono sempre alte, ma questo è Fognini, che piaccia o no.

Everybody loves Fognini

E il pubblico australiano sta imparando ad apprezzarlo anche nella sua a volte esagerata teatralità, come nel finale di partita contro Benneteau, in cui la classica intervista post-match è diventato un piccolo show, anche grazie a un intervistatore un po’ troppo curioso. La sua pessima idea? Chiedere a Fognini il significato di un gesto (per noi italiani particolarmente comprensibile) rivolto, caso strano, proprio all’arbitro. In un ottimo inglese il ligure ha spiegato che non era il caso di spiegarlo, onde evitare un warning anche a incontro concluso. Ma poi, con fare da attore consumato, ha cambiato idea e ha serenamente chiosato: significa “che c***o”. Sorriso guascone, risate, applausi, sipario. Sempre il solito Fognini. E in fondo ci piace così.