Francesco Cavallini

Piacere, Hyeon Chung. Con la U, mi raccomando. Anche se per chi segue il tennis da una vita è pressochè impossibile ascoltare il cognome del giovane coreano senza ripensare a Michelino Chang, americano di origine taiwanese capace di aggiudicarsi il Roland Garros 1989. Quella vittoria fu un fulmine a ciel sereno, più o meno come quella del ventunenne contro uno dei quattro moschettieri della racchetta. Perchè sarà anche di ritorno da una crisi lunga sei mesi, ma Djokovic è sempre Djokovic e portarsi a casa una partita in tre tiratissimi set contro l’ex numero uno del mondo non è esattamente impresa da tutti. Ma poi, guardandosi indietro, ci si rende conto che qualche nuvoletta che faceva presagire la tempesta perfetta c’era…

Hyeon Chung, il piccolo Djokovic che ha battuto il vero Nole

Basta tornare a Milano, novembre 2017, quando il coreano con gli occhialoni da nerd si aggiudica la prima edizione delle ATP Next Generation Finals. Certo, le novità di regolamento sperimentate nel torneo delle nuove stelle del tennis non davano la certezza che Chung avrebbe ripetuto da lì a poco qualche exploit, ma al netto delle particolarità della competizione, il ventunenne aveva impressionato per regolarità e per la capacità di saper gestire alla perfezione ogni fase dei match. Un piccolo Djokovic, si era detto, magari non dotato del talento naturale di Federer o della prorompente fisicità di Nadal, ma capace di imporre il suo ritmo alle partite e di sfiancare l’avversario. Chissà, forse sul campo di Melbourne a Nole sarà sembrato di giocare contro uno specchio.

Il professore del tennis con gli occhiali da vista

E magari il serbo si sarà rivisto nelle lenti degli occhiali di Chung, necessità e non vezzo, dato che proprio come Nole il coreano soffre di miopia, ma non gli bastano le lenti a contatto per correggere il difetto. Ecco il perchè degli occhialoni, che devono funzionare anche parecchio bene a vedere la precisione dei colpi del “Professore”. Eh già, perchè sarà per l’accessorio non proprio convenzionale, o a causa di un modo di giocare che rende il tennis quasi una scienza esatta, fatta di calcoli e ragionamenti logici sequenziali, ma questo è il soprannome che il timido coreano si è guadagnato nei suoi primi due anni di circuito ATP. E mentre il più giovane Zverev sfidava il mondo fino ad arrivare al numero 4 del ranking, il ragazzo di Suwon è cresciuto in maniera quasi…matematica. Anzi, esponenziale, fino ad arrivare all’attuale posizione cinquantotto. Che però al prossimo aggiornamento sarà già un lontano ricordo.

Ora i quarti e poi forse Federer

E quindi la scalata di Hyeon Chung, che difetta di vista ma non certo di forza d’animo, continua. Il quarto di finale degli Australian Open è già record nazionale e l’accoppiamento, contro l’americano Sandgren (altra sorpresa del torneo e diventato celebre per un nome, Tennys, che dice un po’ tutto), potrebbe addirittura aprirgli le porte delle semifinali. Lì, con tutta probabilità, il giovane pretendente al trono incontrerebbe il Re. Una sfida affascinante che, con un po’ di esagerazione, potrebbe ricordare un po’ quelle tra McEnroe e Borg. Il talento contro la metodicità, la sorpresa contro un tennis regolare. Non sarebbe solo Davide contro Golia, o il ragazzo rampante contro il grande vecchio. Sarebbe per Chung un gran bell’esame di maturità, ma anche qualcosa che tutti (e Federer probabilmente in primis) non vedono l’ora di ammirare. E se Zverev ha fallito l’ennesimo assalto ai piani alti degli Slam, il Next Gen che non ti aspetti potrebbe fare la storia a Melbourne e dimostrare che, finalmente, questa nuova generazione è pronta a bussare alle porte della gloria.