Francesco Cavallini

Jana Novotna se n’è andata. Ha perso il match più difficile, quello contro il cancro. A neanche cinquant’anni, il tennis saluta una delle grandi protagoniste dell’era d’oro a cavallo tra anni Ottanta e Novanta, in cui la giocatrice ceca si è confrontata con leggende del calibro di Martina Navratilova, Monica Seles o Martina Hingis. La Novotna non è mai arrivata al numero uno del ranking, ma è rimasta nel cuore degli appassionati per il suo modo di giocare abbastanza inusuale per una donna: il serve and volley. E non è quindi un caso che le sue migliori prestazioni siano arrivate sull’erba di Wimbledon. In particolare, resta memorabile una delle tre finali da lei disputate sui campi dell’All England Lawn Tennis and Croquet Club.

La cavalcata trionfale a Wimbledon ’93

No, non quella vinta nel 1998 contro la francese Tauziat. Parliamo della finale dell’edizione 1993, l’anno in cui Jana Novotna ha probabilmente giocato il suo miglior tennis. Di fronte la ceca ha quella che è senza dubbio la più forte tennista del mondo, la tedesca Steffi Graf. E guardando il tabellone, la ragazza di Brno, all’epoca venticinquenne, probabilmente è già felice di essere arrivata all’ultimo atto. Un sorteggio spietato le ha opposto ai quarti di finale la coriacea argentina Sabatini e in semifinale una Navratilova al canto del cigno, ma pur sempre letale sull’erba londinese. Eppure Jana è lì, sul campo centrale, alla presenza di tutte le autorità del tennis mondiale e di molti membri della casa reale britannica.

Steffi Graf, la bestia nera di Jana Novotna

Il problema però è che Steffi Graf è la sua bestia nera. Non la batte da più di un anno, una striscia negativa iniziata al quarto turno del Roland Garros del 1992. Ed il primo set sembra confermare l’andazzo. La tedesca si impone con un combattuto 7-6, ma per la ceca sembra ripetersi la solita storia. Eppure stavolta qualcosa cambia. Nel secondo set il pubblico è indeciso nel dare un giudizio: è la Graf a non essere scesa in campo, o la Novotna sta giocando troppo bene per la numero uno del mondo? Qualsiasi sia la risposta, il risultato parla chiaro: 1-6 e si va al terzo set. Che, incredibilmente, va come quello precedente. La tennista ceca è una furia e con il suo serve and volley non lascia scampo a Fräulein Forehand. Sesto game, servizio Novotna, che conduce per 4-1 e si porta sul 40-30.

Una sconfitta assurda e indimenticabile

Sembra fatta. E invece no, perchè arriva un crollo inaspettato. La ceca inciampa sul suo punto forte, il servizio. Doppio fallo, parità. Un’occasione gettata alle ortiche, certo, ma il vantaggio potrebbe essere ancora troppo ampio. No, non è così. La Novotna subisce il break. Una. Due. Tre volte. Tra lo stupore generale, Steffi Graf si aggiudica il suo quinto Wimbledon con il risultato di 7-6, 1-6, 6-4. Anche la tedesca sembra non credere ai suoi occhi. Ma chi ci crede di meno, anzi, non vuole crederci è Jana. Che riceve il trofeo della seconda classificata e scoppia a piangere disperata, con tutto il pubblico del centrale che, se potesse, la abbraccerebbe. Lo fa per tutti la Duchessa di Kent, in una scena che resta memorabile come il match purtroppo perso dalla ceca.

Che cinque anni dopo si rifarà, di nuovo in un centrale strapieno, con oltre diecimila spettatori a tifare per la ragazza di Brno. Ed il suo volto sorridente con in mano il tanto desiderato Rosewater Dish è l’immagine più bella, ma oggi più triste. Il volto di una campionessa grande, ma sfortunata. Che mai come stavolta avrebbe meritato di vincere l’ultimo match.