Redazione

Karolina ce l’ha fatta: quarti di finale a Montreal. Ora può arrivare in fondo? La Pliskova è al suo primo torneo da numero uno al mondo, fra sorrisi e spallucce e sguardi incuriositi. Cosa ci fa, la ceca, in cima al mondo? La domanda non è quanto conserverà lo scettro. Piuttosto, quanto sarà breve l’interregno. Un’intrusa. Di più. Inevitabile essere vittima dei pregiudizi se ti ritrovi in testa alla WTA con la miseria di un titolo vinto in carriera con appena tre finali giocate.

Si può discutere a lungo se la vetta sia meritata. I maligni la attribuiscono a tre fattori: la maternità della Williams, la difficoltà della Sharapova, l’incapacità altrui. Tagliando corto: il mondo del tennis che dice (bugiaaa) di non guardare la classifica, la ritiene una intrusa, baciata dalla fortuna e dalle circostanze.

Tesi non campata in aria, se una come la Mugurza, capace di centrare la doppietta Wilmbledon-Roland Garros, la deve guardare dal basso verso l’alto. Eppure, se c’è qualcosa che conta nel tennis, beh, è proprio la classifica. Karolina ha costruito il suo impero mattone per mattone, arrivando in fondo ai tornei normali. É continua. Costante. Quanto basta, in un momento in cui il tennis femminile è senza una Regina, per prendersi il trono. Conquistato lo scorso 17 luglio. É la 23esima numero uno dalla nascita della WTA. Resta da capire se ha la tenuta, soprattutto mentale, per reggere lo scettro.

A Montreal, nel suo primo torneo da numero uno, sta giocando un buon tennis: eliminata Pavlyuchenkova, sempre scomoda quando è in giornata, ha bissato il successo contro Naomi Osaka, giocatrice dal tennis più interessante di quanto dica la sua classifica: obiezione. La nipponica americana le ha strappato un set, il secondo, al tie break poi si è ritirata. Accolta solo in parte: la Pliskova non ha mai perso la battuta nell’arco del match e la sensazione è che il ritiro della rivale abbia solo accelerato quanto visto in un’ora e mezza di gioco, gestito con sicurezza da Karolina che adesso dovrà convivere con la pressione.

Una cosa è giocare da numero tre, un altra da numero uno. Lei sorride: è sempre lo stesso sport. In fondo ha ragione. La sua disarmante serenità l’ha portata in cima al mondo. E non è detto che perdere il primato le tolga il sonno. Lei non gioca per i titoli, ma sui punti da difendere. Ecco, appunto: è il momento migliore per cambiare mentalità. La numero uno,  Karolina, gioca per vincere.