Adriano Stabile

Il campione del mondo di ciclismo Peter Sagan se ne torna a casa: non è piaciuta affatto ai giudici del Tour de France la pericolosa gomitata rifilata dallo slovacco ieri in volata a Mark Cavendish, caduto a terra ad alta velocità. L’inglese, ferito alla schiena, al ginocchio e con una frattura alla clavicola, è stato costretto al ritiro dalla corsa mentre Sagan è stato prima sanzionato con 30 secondi di penalità e poi squalificato definitivamente per aver allargato il gomito contro l’avversario poco prima del traguardo della quarta tappa della Grande Boucle.

Cavendish caduta frattura

Mark Cavendish (a sinistra) ieri al traguardo con la clavicola fratturata

Il Tour de France, Sagan e i precedenti stop

«Lo abbiamo squalificato perché ha seriamente messo in pericolo diversi altri corridori» è la valutazione del presidente della giuria Philippe Mariën. Il team Bora-Hansgrohe, squadra di Sagan, nella tarda serata di ieri ha ufficialmente protestato contro l’esclusione del ciclista slovacco: «Il nostro team non condivide e protesta in maniera ufficiale contro la squalifica del campione del mondo, Peter Sagan, accusato di irregolarità durante lo sprint finale – scrive il team Bora-Hansgrohe – il nostro corridore respinge l’accusa di aver volutamente causato la caduta di Mark Cavendish negli ultimi 200 metri della tappa. Sagan ha mantenuto la sua linea di sprint e non poteva vedere chi veniva fuori dal suo lato destro».

Sagan, cresciuto praticando i più “rudi” ciclocross e mountain bike, era già finito al centro delle critiche a fine marzo, in occasione della Gand-Wevelgem. Lo slovacco si era ritrovato intrappolato nel traffico all’attacco del Kemmelberg, il muro chiave della classica belga e, per liberarsi, aveva sferrato una spallata più che sospetta a Maxime Vantomme, corridore belga, lanciandosi all’inseguimento dell’altro idolo di casa Greg Van Avermaet. Alla fine, sul traguardo, si è dovuto accontentare del terzo posto dietro al vincitore Van Avermaet e all’altro belga Jens Keukeleire.

Sagan squalificato

Il campione del mondo Peter Sagan (foto LaPresse-Jennifer Lorenzini)

In quell’occasione non vennero presi provvedimenti disciplinari, ma non mancò un botta e risposta tra i protagonisti. «Questa è la vita di un piccolo ciclista» scrisse su Twitter Vantomme, in tono polemico verso il campione del mondo. Alla fine il belga  era comunque riuscito a tagliare il traguardo della classica per velocisti, chiudendo all’undicesimo posto.

Sagan, da parte sua, si è limitato a mezze scuse, sempre attraverso Twitter: «Mi spiace, ma sono cose che succedono nelle corse». Severo, nell’occasione, il giudizio di Oliver Naesen, belga della AG2R La Mondiale e ventiduesimo al traguardo della Gand-Wevelgem: «Non c’è molto da dire, è una cosa che non va fatta», le sue parole alla tv fiamminga VRT. Più pungente l’olandese Bram Tankink, 38enne ciclista del Team Lotto-Jumbo, trentacinquesimo nella classifica della corsa belga: «Sagan è due volte campione del mondo, indossa la maglia iridata, crede di poter passare dove vuole e spinge fuori un corridore di una piccola squadra».

Renshaw squalificato per testate da pugile

L’esclusione dal Tour de France per motivi non legati al doping è un evento piuttosto raro, ma non unico. Nel 2010 l’australiano Mark Renshaw era stato squalificato dopo l’arrivo dell’11ª tappa per alcune testate al neozelandese Julian Dean. Negli ultimi 300 metri della frazione, per favorire la volata del compagno del Team Columbia Mark Cavendish (oggi vittima di Sagan), Renshaw colpì a testate Dean, che a sua volta stava lanciando lo sprint finale del compagno della Garmin, Tyler Farrar, statunitense, poi giunto terzo. L’australiano ebbe modo di bloccare anche lo stesso Farrar, che si ritrovò chiuso lungo le transenne durante la volata.

La giuria della Grande Boucle non ebbe tentennamenti nel cacciare Renshaw dalla corsa. «Qui siamo nel ciclismo e non nella boxe – furono le parole del direttore del Tour de France, Jean-François Pescheuxun comportamento di questo tipo è inaccettabile». Nel lasciare la Francia Renshaw ebbe il buon gusto di scusarsi, sia pur sinteticamente: «Rimpiango il mio gesto», le parole dell’australiano della Columbia.

Vent’anni fa, nel 1997, fu la volata della sesta tappa a creare scompiglio: il tedesco Erik Zabel, primo al traguardo, se la cavò con il declassamento e una multa di 200 franchi svizzeri per gravi scorrettezze, ma restò in gara aggiudicandosi la maglia verde della classifica finale a punti. Più pesante la mano della giuria per il belga Tom Steels, declassato per “volata scorretta”, multato ed escluso dal Tour de France per “gesto violento verso altri concorrenti nella volata finale”: aveva scagliato la propria borraccia contro il francese Frederic Moncassin.

In quella stessa edizione sono da registrare le squalifiche anche dell’ucraino Oleksandr Hončenkov e del francese Benoit Salmon per traino in salita. Bazzecole in confronto alle scorrettezze di cui sopra.