Paolo Graldi

Hamilton torna a fare Hamilton e vince con annessa cavalcata solitaria il Gran Premio di Shangai, luogo agrodolce, dove s’impantanò nella ghiaia prima del pit stop lasciandoci il titolo mondiale.

All’inglese, dopo la batosta australiana che ha visto la rinascita sfolgorante della Ferrari, è tornato il sorriso e la spavalderia, si vanta di volere duelli ruota a ruota e guarda con simpatia al tedesco della Rossa di Maranello: ormai di guerreggiare con il tedesco di Montecarlo, Nico Rosberg, non gli andava davvero più. Prima lui e subito dietro Vettel: ormai è chiaro che la partita del podio, salvo intrusioni tipo Verstappen, se la vedranno loro e così pure al corsa al titolo.

La Ferrari può ambire al massimo riconoscimento perché l’inverno ha portato idee e queste funzionano. E poi c’è la autentica passione di un grande campione come Sebastian che è un tutt’uno con la squadra formata da Arrivabene, rinnovata fin nel midollo e lanciata a tutta forza nella sfida con l’avversaria di sempre. I prossimi Gp diranno meglio la distribuzione delle probabilità di successo ma intanto è chiaro che in casa Mercedes non hanno più tempo per dormire sugli allori. Inoltre Bottas, seconda guida delle Frecce d’Argento non ha la classe di Rosberg e se la vede piuttosto con il connazionale Raikkonen, discontinuo se non addirittura opaco.

Le prossime corse potrebbero decidere che la seconda monoposto ha bisogno di un’altra guida, più fresca e motivata e che l’omino di ghiaccio deve cominciare a pensare di appendere i guanti e il volante al chiodo. Maranello è stato generoso una volta, non può permettersi d’esserlo una seconda perché in palio c’è anche il Mondiale Costruttori abbastanza a portata di mano, se non altro nelle ambizioni di Marchionne, il quale segue la squadra da vicino, parla a monosillabi quasi incomprensibili e tuttavia nei fatti ha dotato il team dei mezzi per risollevarsi dopo stagioni davvero da dimenticare.

In questa occasione, con una pista tutta da indovinare e con le gomme tutte da sperimentare, la sfortuna e qualche errorino ai box hanno penalizzato gli sforzi del tedesco, lanciato in un inseguimento e in una serie di sorpassi che hanno animato la corsa e fugato il dubbio che le ruote larghe avrebbero penalizzato lo spettacolo e i corpo a corpo.

Anche il monello Verstappen ha dato spettacolo e messo alla frusta il suo compagno di squadra Ricciardo che ha speso l’anima per raggiungerlo e restituirgli un sorpasso da manuale, senza tuttavia riuscirci.

Da dimenticare la prova di Antonio Giovinazzi che è riuscito nell’impresa in qualifica e in gara di andare a sbattere e sfasciare la vettura nello stesso punto, all’uscita della curva che immette sulle tribune: errori gravi ai quali non basta purtroppo il bagno di umiltà che l’italiano ha compiuto per salvare la faccia con un team che ha sacrificato molto per consentirgli di tornare alla guida della sua Sauber.

Può darsi che Antonio non sia ancora pronto per la Formula 1 e che sia consigliabile ancora una po’ di palestra in altre formule. Anche perché le brutte picchiate hanno mostrato risvolti pericolosi per tutti e falsato, con l’intervento della safety car, la fisionomia di una gara che per il resto è andata liscia regalando ai cinesi, una ricca serie di duelli e sorpassi a oltre trecento all’ora.

La nota dolente, almeno per adesso, è che la lotta per il gradino più alto del podio si restringe a due case, Mercedes e Ferrari, con la Red Bull che insegue ma non è pronta e tutte le altre più o meno lontane a gareggiare per conto proprio.

Male, ancora male la McLaren di Alonso, ferma sul prato: fa male vedere un campione di quella stoffa e anche di quel carattere esibirsi ogni volta in un sermone di ottimismo fasullo, come se il miracolo fosse a portata di mano, pronto per essere disvelato. No, Alonso in realtà mastica amaro, il conto in banca non ne soffre e questo è importante, ma la stagione delle delusioni si sta allungando troppo e anche l’età sta mostrando i suoi effetti. Un vero peccato per il bi-campione del mondo delle Asturie perché il suo manico è davvero di primissimo ordine e con una macchina a posto se la batterebbe alla grande con i migliori.

Usciamo dal GP della Grande Muraglia rinfrancati sul destino di questo sport: la noia stava avvolgendolo come la stretta di una piovra mortale, condannandolo al prevedibile. Ora vedremo domenica prossima in Bahrein se le sabbie del deserto porteranno nuovi stimoli alla competizione che si è aperta, lasciando che altri riescano a suonare il proprio inno a fine corsa. Intanto, ci fa velo l’affetto, la prova di Vettel e della Ferrari ci consolano. Sempre pronti, sia chiaro, a cambiare idea.