Patrizio Cacciari

Più che una certezza il nostro è un auspicio. Vedere in pista un pilota di 38 anni ancora al top della forma fisica e mentale, competitivo, tra i primi della classe nonostante le difficoltà tecniche emerse nei mesi invernali e il livello degli avversari, è qualcosa di talmente prezioso che qualsiasi appassionato di moto o addetto ai lavori dovrebbe trattare con il rispetto che merita. Parliamoci chiaro, che Valentino Rossi possa vincere il decimo titolo della sua carriera è difficile, se non impossibile. Ma chi tra voi avrebbe scommesso di trovarlo in testa al Mondiale dopo tre gare? Nessuno. Nemmeno i vertici della Yamaha, nemmeno lui stesso. Eppure è lì: 56 punti, +6 su Maverick Vinales, l’uomo nuovo della MotoGp che per la prima volta ha mostrato difetti, +18 su Marc Marquez, campione in carica e signore incontrastato di Austin (5 pole e 5 vittorie in 5 Gran Premi).

Valentino Rossi: la costanza di rendimento

Jonas Folger, Scott Redding, Jack Miller, Esteve Rabat, Héctor Barberá, Bradley Smith. Sapete chi sono questi signori? I gregari del Mondiale, quelli che di solito si piazzano tra il 12° e il 18° posto. Sono gli unici a essere sempre arrivati al traguardo in questo inizio di stagione. Oltre a loro, l’unico top rider in grado di farlo è stato Valentino Rossi, che però ha anche centrato tre podi su tre gare ed è già a +23 rispetto alla stagione 2016, quella in cui riuscì a portare a casa il secondo posto nel mondiale, senza mai realmente essere in corsa per vincerlo come accadde invece nel 2015, e solo due vittorie. L’anno precedente furono 4. Come fare per vincere il Mondiale avendo a che fare con gente del calibro di Marquez e Vinales? Agendo da terzo incomodo. Non c’è altra soluzione. Valentino non è veloce come loro, soprattutto non ha lo stesso passo gara. Ma viste le difficoltà della Ducati (anche ad Austin un mezzo disastro), non c’è nessun altro in grado di togliergli punti. La costanza di rendimento può essere l’arma segreta di Rossi, che nel 2015 stava riuscendo nell’impresa, sfumata all’ultima gara dopo  tutto quello che sappiamo e su cui non vogliamo tornare, proprio per quel discorso di rispetto del campione che facevamo all’inizio. Escludendo per questo 2017 una situazione anomala come quella del 2016, quando addirittura 9 piloti riuscirono a conquistare un Gran Premio, le vittorie verranno spartite principalmente tra Marquez e Vinales, che si toglieranno punti a vicenda e potranno incappare in qualche errore proprio come in questo avvio di stagione (entrambi hanno uno zero nella casella). Valentino ha 2 o 3 gare nel polso dove poter vincere: Mugello, Barcellona, Assen, Brno e poi più avanti Misano.

VINCERE PRIMA DI VALENCIA
Riparliamone più avanti, dopo le prime gare nel cuore dell’Europa. Vediamo come sarà la classifica e i rapporti all’interno della Yamaha. Per il momento Rossi si è fatto da parte riconoscendo la leadership nel team di Vinales, ma in caso di possibilità di vittoria, non si farà problemi a cannibalizzare il compagno di squadra più giovane che, a differenza sua di tempo per vincere e battere Marquez, ne ha ancora tanto. Un unico consiglio a Valentino riguarda la scaramanzia: non può essere Valencia, ultimo appuntamento del mondiale, la gara decisiva. La storia ha già dimostrato che quella pista non gli è amica e non ha rispetto per il campione.