Elisa Ferro Luzzi

Doveva essere il giorno del riscatto. Il giorno in cui Vanessa Ferrari avrebbe concluso la sua splendida carriera da ginnasta con quella medaglia di bronzo che a Londra le era stata negata a causa di un regolamento (in seguito modificato) assurdo. E invece la Cannibale di Ornizuovi anche a Rio ha visto scappar via il podio del corpo libero per un soffio. Stavolta non per colpa di un giudizio contestabile ma di un atterraggio incerto al termine del doppio carpio finale che ha portato alla gloria una insospettabile Amy Winkler, solitamente un po’ sporca nelle esecuzioni ma che in questa finale olimpica non ha sbagliato nulla.

Piange lacrime amare Vanessa al termine del suo esercizio. Eseguito sulle note del Nessun Dorma, le stesse che la accompagnarono quando, ad appena 16 anni, vinse il Mondiale All Around di Aarhus nel 2006Nel 2007 ancora un oro All Around, questa volta agli Europei di Amsterdam. Nel suo palmares vanta più di 30 medaglie internazionali, a livello nazionale detiene 22 titoli (7 nel concorso generale) ai Campionati Assoluti, di cui il primo nel 2004, e 11 scudetti con la squadra Brixia Brescia nel Campionato di Serie A1. Ha vinto tutto tranne, appunto, una medaglia alle Olimpiadi. Ed è un vero e proprio peccato per una ragazza che ha rivoluzionato la nostra ginnastica: come lei nessuno mai, non c’è è non c’è stata nessuna ginnasta nostrana in grado di competere con le grandi come ha fatto la Ferrari negli ultimi anni.

ferrari

“Il bronzo qui ci poteva stare come ci poteva non stare. A Londra, invece, mi hanno derubata” ha dichiarato una sconsolata Vanessa a fine gara. Quel bronzo assegnato alla Mustafina nel 2012 non lo ha mai digerito, ma questa volta può prendersela solo con quell’arrivo non perfettamente stoppato e non con i giudici. Questa è stata la sua terza Olimpiade, molto probabilmente l’ultima: ha 25 anni ed in teoria la carriera di una ginnasta a questo punto può dirsi finita, a parte casi singolari come quello della Chusovitina che a 41 anni ha disputato l’ennesima finale al volteggio. Certo è che in Italia un’altra ginnasta di questo livello difficilmente verrà fuori, anche se Enrico Casella sta cercando di alzare il livello di difficoltà degli esercizi delle azzurre. Un’atleta così, nel nostro Paese, nasce una volta ogni 20-30 anni se tutto va bene: la sensazione è che prima di poter dire di nuovo la sua nell’elite della ginnastica artistica, l’Italia dovrà aspettare parecchio.

Simone Biles, la favola continua

Al primo posto della finale al corpo libero, neanche a dirlo, Simone Biles. Il fenomeno della ginnastica mondiale, colei che sta rivoluzionando i codici di punteggio dell’artistica, ha conquistato la medaglia d’oro anche sul quadrato di Rio. Dopo aver dominato nella competizione a squadre, nell’ All Around individuale, nel volteggio e dopo la piccola svista alla trave (che non le ha comunque impedito di salire sul podio, anche se per il bronzo), la 19enne di Columbus si è messa al collo la 19esima medaglia della sua breve ed intensa carriera. Nessun dubbio sull’esecuzione del suo esercizio stellare; altrettanto stellare l’esecuzione della connazionale Aly Raysman, campionessa olimpica al corpo libero nel 2012, che nonostante l’ottimo punteggio ha dovuto lasciare ancora una volta il primo posto alla fenomenale Simone. Le statunitensi sono inarrivabili, la loro scuola continua a dominare il mondo ma la Biles è veramente l’arma in più, qualcosa di finora mai visto cui la ginnastica artistica dovrà per forza adeguarsi. I suoi allenatori dicono che al quadrato del corpo libero sa fare ancora di più di quanto abbiamo visto fino ad ora (ed anche nella finale al volteggio ha mostrato di avere in canna il terzo avvitamento) ma che in un solo esercizio non si possono inserire troppe difficoltà tutte insieme… Immensa.