Redazione

50 pole, ma questa è la più bella. Che prima fila, Vettel-Verstappen. La coppia che non ti aspetti. Il Messico, storicamente, è una tappa particolarmente complicata da interpretare e guidare. Hamilton è sornione, Verstappen è terribilmente infastidito. Vettel, semplicemente fantastico. Il ferrarista sfila all’olandese un’occasione irripetibile. Essere il più giovane poleman della storia della F1. Un record che resta ben saldo nelle mani di Seb.

Quando conta il “manico” Seb non ha rivali

In un circuito molto simile a Melbourne, ma con aria rarefatta, è sempre complicato portare le gomme a temperatura e anche il motore tende a scaldarsi di meno. Tutta la differenza del mondo , dunque, è nel “piede” e nella sensibilità di guida. Vettel è stato abile a gestire, come nessun altro, potenza e trazione. Attaccando cordoli e centimetri, mangiandoli quasi con cattiveria. Guida pulita e capacità di tagliare le traiettorie e linee che altri non riescono neanche a immaginare. Vettel governa la monoposto a dispetto della leggi della fisica e della logica.

Hamilton? Resta, forse consapevolmente, defilato

Pole position per 87 millesimi. Seb ha difeso il suo record di più giovane poleman della F1 rifilando qualcosa come 8 decimi al compagno. L’ennesima conferma che il ferrarista è il migliore in assoluto quando “deve”. Da segnalare anche che la Mercedes non è particolarmente a suo agio. O che Hamilton non ha alcun interesse a spingere e probabilmente neanche ci ha provato, considerando l’agonismo messo in pista dai due lì davanti. La situazione resta ampiamente sotto controllo. L’obiettivo di Ginetto è il Mondiale.

Una pole che fa morale

La Ferrari è e resta indiscutibilmente la sorpresa stagionale, al netto degli errori. Si vince e si perde di squadra. Il giro vincente arriva al termine di un periodo particolarmente complicato. La Ferrari non ha più vinto una gara dalla ripresa dalla pausa estiva. Restano comunque le incognite. L’ultima volta che Vettel e Verstappen sono scattati lottando per il primo posto non è andata a finire benissimo. Resta solo da sperare che escano indenni alla prima curva: il passo gara è ottimo. La partenza da queste parti è fondamentale. 900 metri di rettilineo. Quanto basta perché la scia possa trasformarsi in un fattore discriminante. Forse, anche senza forse, è per quello che Hamilton è cosi sereno…