Paolo Graldi

Quel biondino finlandese che parla poco e non ride mai (un po’ come il suo connazionale Raikkonen. a cui non piace per niente) distribuisce dolori a pioggia e con quel suo garbo quasi da intruso tra i due Grandi della Formula Uno, dopo il GP d’Austria si inserisce tra i pretendenti al titolo. A Zeltweg ha regalato dispiaceri in equa misura ai massimi del circo. Ha soffiato la pole al suo compagno di squadra, una pole che l’inglese voleva a tutti i costi per sé, da infilare nel carniere che lo vede a due lunghezze da Schumacher per il titolo di Pole Man, poi non lo ha aiutato nella malasorte di dover scalare cinque posizioni in griglia per via della sostituzione del cambio. In gara non lo ha neppure visto perché Lewis doveva infatti mordere i polpacci del sorridente Daniel Ricciardo, che gli ha resistito fino alla fine della corsa, conquistando il terzo gradino del podio. Del resto tutta la gara si è incentrata ed ha vissuto gli unici momenti davvero emozionanti nel duello tra Bottas e Sebastian Vettel, un altro che voleva vincere la gara a tutti i costi e che per un soffio non ha potuto passare il traguardo per primo.

Bottas è scattato al via talmente bene che i commissari per una buona metà del tempo della corsa si sono impegnati a guardare e riguardare gli attimi della partenza, per scoprire semmai vi fosse stato anche solo un minimo di anticipo sullo spegnimento dei semafori rossi. Macché. Bottas ha compiuto un capolavoro sul filo dei millesimi bruciando tutti e infilando la prima serie di temibilissime curve davanti a un grumo di monoposto compresse l’una sull’altra. La gara è cominciata e finita in quei momenti di adrenalina a mille, perché da quel momento la speranza di un Vettel capace di superare la numero 77 con una prodezza delle sue si è andata affievolendo, fino a scomparire del tutto al termine dei settantuno giri, tutti giocati al meglio, da grande campione, con l’unica soddisfazione di sapere che Hamilton doveva mangiarsi vivo Ricciardo prima di arrivargli alle spalle con la rabbia giusta per superare anche lui. Ma l’australiano ha tenuto le ruote sulla linea giusta e, superato in un curvone, si è subito ripreso la posizione che ha portato fino alla fine e poi al rito della bevuta nelle scarpe, platealmente rifiutata da Bottas, schifato da quel modo singolare di festeggiare.

Bottas

Bottas vince il GP d’Austria

Adesso tocca a Silverstone, la culla della Formula Uno, là dove la leggenda delle quattro ruote che diventano bolidi è cresciuta fino a diventare leggenda per i campioni che ancor oggi sono miti che camminano. I venti punti di vantaggio di Vettel su Hamilton non sono una ricchezza che consente di scialare, rappresentano tuttavia un gruzzolo che se non regala propriamente certezze di vittoria finale assicura tuttavia una certa tranquillità sul dominio delle Mercedes, che continua ad essere evidente anche se non più come strapotere invincibile. Marchionne, presente nella landa verde dove si parla tedesco e si indossano pantaloni di cuoio bevendo birra a litri, si è mostrato soddisfatto e prudente al tempo stesso. Certo, il suo linguaggio un po’ bofonchiato, a scatti, con le parole mozzicate, non disegna una strategia e non si dilunga in previsioni, ma ci dice che la Ferrari sta lavorando, che il lavoro a Maranello e in pista ha dato i suoi frutti ed altri ne darà, che la corsa al titolo è ancora lunga e ci sono buoni motivi per sperare di farla finita con un digiuno che dura ormai da troppo tempo.

Non dice niente del campionato costruttori, ed è evidente perché il suo è un silenzio amaro che contiene una furia inesprimibile in pubblico. La Mercedes vola e questo dato, aggiunto a quelli passati, non piace affatto a chi, come la Ferrari costruisce auto non solo da corsa ma anche da strada e da quelle riceve parte del successo economico e del prestigio che ne fanno una delle vetture più ambite ed amate al mondo. Le prove non sfavillanti di Raikkonen, il quale forse sente il peso degli anni e non gli va di rischiare più di tanto, rallentano la sfida tra le due case e questo dispiace molto a Marchionne, anche se diplomaticamente evita di farne cenno. Ma si vede, anche se non lo dice. Lo stesso vale per la casa di Stoccarda: il nome della fabbrica con la stella sta in cima alla produzione di classe delle vetture di lusso e questo per Toto Wolf, il simpatico team manager è un pensiero fisso e ricco di soddisfazioni.

Raikkonen Malesia

Kimi Raikkonen sempre troppo al di fuori della lotta per le prime posizioni

Lo avevamo già detto, non per capacità da scrutatori dell’animo umano, ma perché era evidente già dall’inizio: la guerra tra Lewis e Seb. Quest’ultimo vorrebbe tenersene alla larga e ha speso la sua diplomazia pur di evitare scontri diretti. Ma le cose sono improvvisamente peggiorate dopo il ceffone a Baku, quando Vettel, costretto a tamponare Hamilton che aveva improvvisamente rallentato, si è scatenato in un accesso di rabbia e gli ha rifilato una plateale ruotata. Un gesto che gli è costato carissimo con quei dieci secondi di penalità in pit lane ma gli è costata anche sul rischio di altre penalità sulla patente e il rischio, poi sventato, di restare a piedi per un intero gran premio. Era parso che la pace fosse poi intervenuta dopo le scuse del tedesco, scuse ripetute col casco cosparso di cenere. No, Hamilton ha sorriso, ha finto di aver chiuso l’incidente ma poi, quando l’ex collega Valsecchi di Sky, in telecronaca diretta dal traguardo ha chiesto una stretta di mano, Hamilton che l’aveva effettivamente già allungata verso il ferrarista si è sottratto all’invito e ha voltato le spalle a un gesto distensivo.

E’ guerra tra i due campioni, c’è poco da ricamarci sopra. La posta in gioco sono le vittorie di tappa, che qui si chiamano Gran Premi con tutto quel che segue, e il trionfo finale, il campionato tutto. Hamilton ha un carattere di acciaio ma anche fragile, non si piega ma si spezza quando perde, quando la sua collana di vittorie consecutive a cui si era abituato perde una perla e la consegna ad altri. Quest’anno è finita la stagione dei senza rivali. Rosberg se ne è andato a cuccia e chissà se tornerà, Bottas si sta mostrando meno malleabile del previsto e Vettel ad ogni occasione sa battersi da par suo.

hamilton

Lewis Hamilton (ph. tratta dal profilo ufficiale F1 di Lewis Hamilton).

Così, oltre che sui tornanti ultraveloci delle piste, il rapporto tra il tedesco e l’inglese si è rapidamente logorato e adesso siamo ai ferri corti anche davanti alla gente, con sguardi assassini del tenebroso Lewis e dentoni esposti in sorrisi stirati da parte di Vettel, che riesce a simulare meglio ma non del tutto un confronto che si è rapidamente trasferito anche nelle interviste e nelle apparizioni televisive. Insomma, il copione che la scorsa stagione era tutto dentro la Mercedes ora oppone Ferrari e Mercedes.

Va bene così. La Formula Uno non ha bisogno di scorrettezze, questo è sicuro, ma confronti duri e pugnaci le faranno certamente bene. Anche perché, considerata la forza degli altri team, se ci tolgono i duelli tra i quattro o cinque migliori (la Red Bull aspira a migliorare) la Formula massima dei motori muore di noia e noi con essa.