Redazione

Anche stavolta la gara di Sebastian Vettel dura sì e no un giro. Niente incidenti, a Suzuka non c’entra niente il povero Max Verstappen. Di nuovo la macchina. Il motore, quel maledetto motore. Il terrore prende possesso della famiglia Ferrari in griglia di partenza. Sembra di rivedere la scena di Sepang, ma Raikkonen è tranquillo, è il tedesco a non sapere che pesci prendere. Si apre il cofano, ma stavolta sembra tutto a posto. Problemi alla candela? Pare di no. Vettel può partire. Anche se in realtà è come se non lo facesse. Scatta bene ma non supera Hamilton e si fa infilare dal solito ragazzino della Red Bull. E fin qui tutto abbastanza normale.

Il motore della Ferrari di Vettel non gira

Ciò che non è normale per niente è vedere un quattro volte campione del mondo infilato contemporaneamente dal lato da Ricciardo e Ocon come fosse un doppiato. La macchina non va. Il motore gira, ma non abbastanza. Spingere non serve e si torna ai box. Di nuovo. Terza volta nelle ultime tre gare, ma almeno a Sepang si è salvato l’onore e, più o meno, la classifica. La faccia di Arrivabene dice tutto e l’inquadratura laterale sul Team Principal Ferrari che guarda fisso il monitor sta diventando una triste abitudine. Considerando che le Rosse dovevano contare sull’affidabilità per sfidare Hamilton e la Mercedes, qualcosa è andato profondamente storto.

La sfortuna non c’entra, troppi problemi

Adesso è comunque ufficiale, la sfortuna non c’entra. Non si possono derubricare a semplici coincidenze tutti questi problemi alle power unit delle monoposto di Maranello nel giro di due Gran Premi. Anche tralasciando Singapore, bastano Sepang e Suzuka a confermare che in questo finale di stagione le Ferrari sono velocissime ma fragili. Encomiabile il lavoro della squadra, anche Vettel non si vuole arrendere e resta in macchina fino all’ultimo, come se rientrare con dieci giri di ritardo sugli altri possa regalare chissà quale miracolo, ma in Giappone le Rosse sembrano decisamente alzare bandiera bianca.

Si è perso in affidabilità e il Mondiale sembra ormai andato

Affidabilità sacrificata sull’altare delle prestazioni? Il dubbio c’è, perchè il passo gara, come dimostrato da Vettel in Malesia e da Raikkonen nella gara del Sol Levante, c’è. Ma se la vettura, anzi, se il motore, il cuore della macchina, ti pianta in asso senza avvisaglie (e quasi sempre quando c’è ben poco da fare), con la velocità ci fai ben poco. Se come confermato il problema è una candela, nella Formula 1 dell’elettronica e della modernità esagerata, il messaggio del karma è abbastanza chiaro: la Ferrari si è snaturata e ha perso di vista le basi. Peccato, perchè fino a tre gare fa sembrava si potesse replicare la storica annata 2000, con Schumacher campione del mondo proprio a Suzuka. E invece, nell’anniversario di quella vittoria, arriva un altro ritiro. Forse quello decisivo.