Redazione

Si scrive intelligenza, si legge strategia. Il collante dei due trionfi italiani in terra magiara è tutto lì, nella capacità di Vettel e Paltrinieri di leggere la gara, comprenderne in anticipo lo svolgimento e giocare di astuzia per evitare brutte sorprese. Il sottile filo rosso è la gestione del vantaggio, risparmiando il giusto ma senza mai dare all’avversario la sensazione di poter riaprire tutto. E dire che le difficoltà ci sono state, sia per Seb che per Greg. Che come al loro solito hanno iniziato forte, ma non abbastanza. Il GP della Ferrari non è stata la cavalcata di chi, come spesso accade, in Ungheria non ha rivali. E Paltrinieri non ha nuotato le ultime decisive vasche in assoluta solitudine, come gli era accaduto lo scorso anno a Rio. In entrambi i casi, non bastava la classe. Serviva la testa. E testa è stata.

Greg lo ammette candidamente, ho vinto di intelligenza. L’ucraino Romanchuk. che si è allenato con lui al Centro Federale di Ostia, è rimasto vicino fino alla fine. Vicino, ma mai attaccato, perchè gli squali quando sentono l’odore del sangue nuotano molto più veloci. E quindi è stata necessaria una gestione rischiosa ma vincente da parte di Paltrinieri, che arriva stremato, ma può riconfermarsi campione del mondo dei 1500 metri stile libero. Se i cinque ori europei, la vittoria due anni fa a Kazan’ e addirittura l’oro in Brasile non erano bastati, ecco il sigillo di garanzia. Siamo davanti a uno dei migliori fondisti di tutti i tempi, capace addirittura di togliere alla leggenda Grant Hackett il record mondiale in vasca corta dei 1500. Un atleta puro, dai mezzi fisici straripanti, che però a volte non bastano. E in casi come quello di oggi, Paltrinieri si scopre anche fine stratega, in grado di trainare con le braccia e con le gambe il suo metro e novantuno e allo stesso tempo di mantenere la lucidità necessaria per immaginare e gestire la gara perfetta. Non ci era riuscito negli 800 (vinti da Detti, oggi quarto). E Greg difficilmente compie due volte lo stesso errore.

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Gregorio Paltrinieri, due volte campione mondiale dei 1500 metri stile libero

Errori non ne fa, nonostante uno sterzo ballerino, neanche Sebastian Vettel, che dal Gran Premio di Ungheria porta a casa la vittoria, l’allungo in classifica su Hamilton (quarto, dopo aver a lungo insidiato le due Ferrari) e un favore da restituire a Kimi Raikkonen. Che oggi, complice il problema tecnico del compagno di squadra, sarebbe stato molto più veloce, ma che da buono scudiero ha accompagnato il suo capitano a una vittoria che in certi momenti sembrava poter svanire d’incanto. Vettel è uno di quelli che vorrebbe sempre tenere il piede più a fondo possibile, ma capisce che non può. In realtà non può neanche prendere i cordoli, perchè se lo sterzo si indurisce ulteriormente sono dolori. E quindi la gara, da semplice passeggiata in solitaria, diventa conservativa, di astuzia. Tagli chirurgici per non perdere velocità, traiettorie pulite e un ritmo lento, ma non troppo. Kimi non vuole avvicinarsi (e non può, dato che appena lo fa sporca le gomme e rischia il patatrac), ma deve tenere le Mercedes a distanza, abbastanza da impedire alle Frecce d’Argento di poter usare il DRS. E i due ferraristi assolvono il compito con precisione quasi svizzera, correndo qualche rischio quando è servito, ma gestendo alla perfezione il pur esiguo vantaggio. Una coppia d’assi, che anche il presidente Marchionne non può non apprezzare. Piede pesante, cervello attivo. Vettel e Raikkonen si possono godere le seppur brevi vacanze estive. Si torna in pista tra un mese, a Monza. Dove forse l’intelligenza non basterà. Ma dove decine di migliaia di bandiere del Cavallino spingeranno il coraggio fino al limite estremo.