Paolo Graldi

Quel podio di Singapore, nella notte sfavillante di luci italiane, andava raggiunto almeno da uno dei due cavallini rossi. Entrambi meritevoli. Magnifici per precisione, condotta di gara, tenuta psicologica. Quarto e quinto, Raikkonen  e Vettel lasciano la Montecarlo d’Oriente a testa alta ma con l’amaro in bocca. La Ferrari, la squadra tutta intera s’intende, resta nel buio di un tunnel che sembra non finire mai e a sette gare dall’ultimo traguardo del campionato 2016 deve bere l’amaro calice servito in lattina dalla Red Bull che riesce, una volta con Ricciardo l’altra con quel campione nato di Verstappen a infrangere i sogni di Arrivabene. Nome omen? Chissà.

Raikkonen penalizzato dai box

Sta di fatto che Vettel è partito per ultimo dopo lo schianto interiore di un asse al primo giro delle qualifiche è quasi arrivato a mettere i piedi sul podio e l’algido finlandese si è visto  sfuggire la possibilità di offrire il retro della sua macchina al supercampione Hamilton, baciato in fronte dalla fortuna di uno svarione del team di Maranello. Il richiamo ai box di Raikkonen per dotarlo delle gomme al color viola, le più performanti, nella speranza di riacchiappare l’inglese sul più bello, si è rivelato un calcolo sbagliato, troppo ambizioso, comunque impreciso e così, sul più bello, nel box hanno servito un’altra frittata davvero indigesta. E dire che il pilota, attento consumatore di gomme, aveva chiesto di rimanere in pista, consapevole che il tempo richiesto per il passaggio dalla pit lane e del cambio pneumatici non gli avrebbe consentito quella rimonta che gli Arrivabene dal muretto box avevano frettolosamente immaginato, pensando ad una diabolica furbata. Il doloroso fatto della domenica notte di Singapore si arresta come l’ennesimo fotogramma di una stagione dove tutti gli accanimenti possibili hanno congiurato contro le Rosse, in una mesta via Crucis di sbagli secchi, errori di valutazione, mosse mal calcolate.

AI VERTICI FERRARI UNA LOTTA DI POTERE
Il cambio ai vertici, da Domenicali in poi, voluto da Marchionne dopo il poco elegante licenziamento di Montezemolo (in assenza di risultati ma anche per voglia di arricchire il proprio potere personale del supercapo di Detroit ) ha partorito una stagione di sofferenze e di traguardi mancati. Proprio a Singapore Sebastian Vettel aveva fiammeggiato una vittoria strepitosa facendo innamorare con quel “Grazie ragazzi!” un intero popolo di fans, un autentico colpo di fulmine.


Anche ieri si è esibito da grande campione rimontando quasi tutti in una pista stradale dai sorpassi per lo meno avventurosi. Ma non è bastato. Testa bassa e camminare, ripete adesso con un fil di voce l’ombroso team principal ma il mantra dell’impegno e dell’orgoglio profuso fin quei hanno avuto il merito di riaccendere quel ghiacciolo di Kimi (fosse stato il fresco matrimonio a riscaldarlo?) e di dimostrare che Vettel pur nella sventura più cruda è pilota generoso e con un cuore grande cosi. Ci vuole davvero tanta classe per riuscire a sorridere davanti a un tale scenario. Per il resto una sola notazione, purtroppo largamente condivisa: la Formula Uno ha urgente bisogno di vitamine ideali per rivitalizzarsi. Chiederò a Ecclestone il rimborso dei sette caffè ristretti che mi sono bevuto per non addormentarmi aspettando Rosberg che torna in vetta alla classifica. Il suo è davvero l’unico sorriso di una giornata sciupona, anzi sprecata.