Redazione

Gianni Clerici, non certo l’ultimo arrivato, l’ha definita affettuosamente la “Robottina”, per il suo gioco metodico, forse ripetitivo ma maledettamente efficace. Al punto che per due anni consecutivi (2010 e 2011) Carolina Wozniacki, danese figlia di genitori polacchi, ha terminato la stagione tennistica al numero uno della classifica WTA. Ma tutti gli automi, prima o poi vanno in riserva. O, peggio ancora, in corto. Alla Wozniacki è accaduto già due volte. La prima dopo le due annate trionfali. Troppa pressione, poca considerazione da parte di un ambiente che la riteneva poco degna della vetta. La seconda per problemi fisici, una serie di infortuni che le ha consigliato di ricaricare le pile.

Numero uno per due anni consecutivi, ma mai uno Slam in carriera

Ma Carolina è tornata, l0 ha fatto in grande stile, vincendo le WTA Finals 2017 a Singapore, sconfiggendo la vecchietta terribile del circus, quella Venus Williams che a trentasette anni suonati non ne vuol sapere di appendere la racchetta al chiodo. La Wozniacki ha vinto, neanche a dirlo, a modo suo. Niente forzature, pochissimi vincenti, ma tanti errori dell’avversaria, quasi costretta a sbagliare quando dall’altra parte c’è una giocatrice capace di rimettere la pallina in campo sempre e comunque. La danese è stata spesso criticata proprio per questo, per una supposta incapacità di cambiare registro, di mostrare qualcosa di diverso, di giocare partite tattiche e non solo votate all’intensità. Ma soprattutto, la ventisettenne non ha mai vinto uno Slam. Due finali agli US Open, niente più. Troppo poco, secondo molti, per essere davvero la numero uno.

La prima crisi e la relazione con McIlroy

E nel 2012 la Robottina è andata in tilt, perchè non è riuscita a gestire la pressione. Le critiche, la necessità di dimostrare ancora qualcosa, nonostante due annate incredibili. È crollata, ma non troppo, uscendo dal 2013 come decima in classifica. Colpa, si diceva, anche del suo rapporto con Rory McIlroy, l’altrettanto giovane stella del golf mondiale. Famosi e imbattibili, paparazzati ovunque, dai campi da tennis ai green di tutto il mondo. Difficile concentrarsi sul gioco, suggerivano le malelingue. A inizio 2014 arriva addirittura l’annuncio del matrimonio. E le cose, come per miracolo, tornano a girare relativamente bene per la Wozniacki, al punto che torna in finale in uno Slam, nonostante la batosta sentimentale: McIlroy la lascia a pochi mesi dal fatidico sì. E la Robottina chiude le emozioni e ricomincia sul serio col tennis.

Il secondo stop e il ritorno della vera Wozniacki

Ma le batterie non si sono ricaricate a pieno e quindi il 2015 ed il 2016 sono abbastanza amari di soddisfazioni, anche se arrivano tre titoli, tutti sul cemento. Ma il 2017, la stagione del secondo ritorno della Wozniacki, riprende il canovaccio di quelle importanti. Gioco continuo e forse un po’ ripetitivo, ma come sempre efficace. Il primo titolo arriva a settembre, il Pan Pacific Open, vinto da detentrice del titolo. Un infortunio a Hong Kong ne mette in dubbio la partecipazione alle Finals, alle quali prende parte con la testa di serie numero 6. Stavolta però la Robottina arriva all’atto finale con la carica al 100%. Se ne accorge la Halep, numero uno al mondo, ma anche la Williams, che lascia alla danese, per la prima volta, lo scettro nel torneo che chiude l’anno. Anche stavolta, le critiche sono le solite: il gioco continua a mancare, non c’è ancora uno Slam in bacheca. Ma c’è tempo per rimediare. E stavolta la batteria sembra poter durare a lungo.