Redazione

Ivan Zaytsev, lo Zar d’Italia, è fuori dall’Europeo di pallavolo che si giocherà in Polonia, per via delle scarpe. No, non vi stiamo prendendo in giro, ma è la pura verità. L’opposto azzurro ha lasciato il ritiro di Cavalese per un conflitto d’interessi tra il suo sponsor tecnico, l’Adidas, e quello della Nazionale, la Mizuno. Lo Zar per un paio di giorni ha anche provato le nuove calzature ma senza successo, tornando sui propri passi. Per l’Italia sarà un’assenza a dir poco pesante ma comunque, seppur privi del loro miglior giocatore, gli Azzurri rimangono forti.

Nello sport ci sono state altre incomprensioni, se così le vogliamo chiamare. Di una fu protagonista Maradona, che una volta venne rimproverato perché in un momento di pausa vestiva indumenti sportivi di un’altra azienda. L’esempio lampante, però, rimane quello di Crujiff. Il Genio olandese al Mondiale 1974 non solo vestiva la maglia numero 14, in tempi in cui la numerazione fissa era dall’1 all’11, ma indossava una casacca a due strisce anziché 3. Lo sponsor dell’Olanda era, guarda caso, l’Adidas mentre il “Profeta del Gol” era sponsorizzato dalla Puma.

Non solo il calcio, però, è caduto in queste vicende. Ad esempio nel rugby gli All Blacks della Nuova Zelanda devono vestire tutti nella stessa maniera, cioè con gli scarpini della stessa marca e dello stesso modello. La pena? Come per Zaytsev, l’esclusione dalla Nazionale.

Tornando ai singoli anche il grande Michael Jordan cadde in questo tranello, senza dimenticare Mario Gotze che durante la conferenza stampa di benvenuto al Bayern Monaco si presentò con una maglia che aveva una sola scritta, bella grossa, in mezzo: Nike. Ah, lo sponsor dei tedeschi è Adidas, sempre loro. Multa per il fantasista e tutto finito.

Ancora un italiano coinvolto nello “scandalo” scarpe e scarpini, si tratta di Francesco Totti. All’Europeo del 2004 l’ex capitano della Roma era sponsorizzato dalla Nike ma c’era un problema perché il numero 10 non riusciva ad adattarsi completamente ai suoi nuovi giocattoli che, inoltre, gli creavano delle vesciche. Nike fu comprensiva e permise al romanista di vestire altri modelli di altre marche. Successivamente, come possiamo ricordare recentemente, la Nike è tornata a sponsorizzare Totti, realizzando anche una linea esclusiva presentata in pompa magna prima dell’ultimo derby di Totti.

Alla fine abbiamo scoperto che le scarpe non solo costano, nel senso di quantitativo di denaro, ma possono costare anche un Europeo, o una multa o, come nel caso di Maradona, una strigliata. Questo mondo sempre più contorto va avanti e ad essere penalizzati, ahinoi, è sempre la povera Italia.