Redazione

Quarant’anni, e tanti cambiamenti. Da esterno di centrocampo a terzino, da gregario a campione del mondo, da calciatore…ad allenatore. Anche di successo, perchè il Bari di Fabio Grosso è meritatamente primo in classifica in una Serie B competitiva e mai complicata come in questa stagione. Un primo posto agganciato con la vittoria raggiunta all’ultimo respiro contro il Foggia, grazie a Galano, che da sotto porta ha fatto tremare il San Nicola. Ottimo come primo derby in panchina della carriera di Grosso, che fino alla scorsa settimana in una stracittadina aveva incontrato solo i pari età del Toro alla guida della Primavera della Juventus.

Grosso, una carriera piena di soddisfazioni

Ma dall’altra parte della barricata Fabio Grosso sembra trovarsi bene, più o meno quanto faceva quando aveva gli scarpini ai piedi. E nel palmares spuntano due campionati italiani e uno francese, oltre ovviamente alla medaglia più amata, quella ricevuta a Berlino nel 2006. Una carriera decollata forse un po’ tardi, con la prima presenza in nazionale a ventisei anni mentre ancora indossava la maglia del Perugia. Poi la scelta di sposare il progetto Palermo, dove tra i suoi cross e la testa di Luca Toni si crea una partnership che porta i rosanero in A. Quella squadra, anche se orfana del suo bomber, complice calciopoli vola in Coppa UEFA.

Al Mondiale 2006 un gol…e mezzo

Ma se si dice Grosso si dice 2006, l’annata indelebile della spedizione azzurra in Germania. A cui il terzino partecipa assieme a tre compagni di squadra: Barzagli, Barone e Zaccardo (che segna un gol, ma nella porta sbagliata). C’è anche Toni, che nel frattempo ha preso casa a Firenze e ha continuato a segnare. Quanto Grosso, perchè il bomber ne fa due all’Ucraina, ma la partita con i padroni di casa la decide il marcatore che non ti aspetti. Che diventa già icona, ma poi, il nove luglio si ritrova sui piedi la palla che vale la storia. Pesa quel pallone, ma non per chi nella vita, oltre che al terzino ha fatto anche il trequartista. Piede delicato, che spiazza Barthez. E il resto è storia.

A Bari inizio stentato, ma ora si vola

Resto che poi parla di Inter, Lione e Juventus. A Torino il Campione del Mondo si trova bene, talmente bene che da una panchina (quella da giocatore) all’altra (quella da allenatore), il passo è davvero breve. Prima vice della Primavera, poi guida a pieno titolo, con tanto di vittoria al Viareggio. E poi arriva la grande occasione, un Bari molto ambizioso e con in rosa calciatori importanti. Come Ciccio Brienza, trentotto primavere ma ancora decisivo. O Tello, portato direttamente dalla Torino bianconera. L’inizio è balbettante, tre sconfitte sembrano segnare già il destino del tecnico. Ma a Grosso, e la sua carriera insegna, va dato tempo. Perchè il tempo è galantuomo, proprio come il tecnico del Bari. E ora il terzino con il vizio del gol, può di nuovo guardare tutti dall’alto in basso. Un bel regalo, per un compleanno importante.