Redazione

Stavolta, forse, sarà abbastanza complicato anche per Zdenek Zeman sostenere che si tratta di una partita come le altre. Non sarà un derby nel senso più stretto del termine, ma quelle tra Pescara e Foggia non possono esserlo. C’è una rivalità che va avanti da sempre e che neanche i tanti anni senza incrociarsi sul campo hanno saputo sopire. E poi, per il tecnico del Delfino, si tratta di una sfida che trascende i limiti del calcio e sfocia dritta nelle emozioni e nella vita, in senso lato. Il ritorno allo Zaccheria, quasi venticinque anni dopo l’ultima volta. La sfida del Maestro contro l’allievo Stroppa. E forse qualche ricordo della sfida del 1992/93, l’ultima tra le due squadre in Serie A sul campo del Foggia.

Quel Foggia-Pescara con Zeman, Galeone e Allegri

Sulla cui panchina sedeva, chiaramente, il Boemo. Zemanlandia versione 2, quella senza i talenti venduti in giro per l’Italia, quel Foggia che in teoria doveva essere spacciato e che invece riuscì ad arrivare serenamente nono. Dall’altro lato, e anche qui non ci sarebbe neanche da dirlo, il Mago, nell’ultima stagione del suo (primo, ma non unico) ritorno a Pescara. E in mezzo al campo? Beh, Stroppa non c’è, sarebbe arrivato a Foggia nella stagione successiva. Ma guardando al tabellino, soprattutto lato Pescara, ci sono nomi che strappano un sorriso e, purtroppo, anche qualche lacrima, come i mai dimenticati Stefano Borgonovo e Franco Mancini. E, soprattutto, a scorrazzare per il campo in maglia biancoceleste, ci sono due allenatori in pectore: Dunga e Max Allegri.

Un Pescara molto zemaniano

La partita finisce uno a zero per i padroni di casa su rigore, non esattamente un punteggio da Zemanlandia, ma stranamente sempre molto presente nei risultati di quella stagione. Sembra quasi un altro Boemo rispetto a quello che ora siede di nuovo sulla panchina del Pescara e che si appresta a sfidare uno dei suoi (tanti) allievi. Trentatré gol fatti e trentasette subiti, questo sì uno score alla Zeman, ma che di certo non basta finora al Delfino per agguantare il treno dei playoff. Ma in una Serie B così equilibrata, i ventotto punti dei biancocelesti sono un’ottima via di mezzo tra i nove che porterebbero in questo momento alla promozione diretta e i sette che separano gli abruzzesi dalla retrocessione senza passare dai playout. Il momento giusto, insomma, per accelerare.

Non una partita come le altre

Si avvicina febbraio, che storicamente per Zeman è il momento clou della stagione, ma in negativo. Eppure uscire indenni dall’inverno regalerebbe al Pescara la fiducia necessaria per guardare con ottimismo alla primavera, quando di solito gli undici del Boemo spiccano il volo. Ma per iniziare con il piede giusto c’è da sfidare un passato sempre presente, un Foggia che attualmente vivacchia in zona playout e che ha bisogno di una scossa per tornare in posizioni di classifica più tranquille. Certo, un qualcosa di elettrico ci sarà comunque allo Zaccheria, dall’una e dall’altra parte. Facile immaginare che il pubblico rossonero, soprattutto quello più attempato, vorrà soprassedere per una volta all’antica rivalità e regalare il giusto tributo a chi ha fatto la storia del club. Più difficile pensare che Zeman possa commuoversi, ma mai dire mai. Del resto, checchè se ne voglia dire, non può essere una partita come le altre.