Francesco Cavallini

Certi amori non finiscono, fanno giri immensi e poi, inevitabilmente ritornano. E nel caso di Francesco Lodi, trequartista dal mancino fatato e miglior calciatore di punizioni dei campionati italiani degli ultimi dieci anni, i giri passano per Genova, Parma, Udine, ma poi, alla fine, il cuore spinge per rivedere Catania. Per due volte Lodi ha lasciato l’Etna, seguite da altrettanti approdi in Sicilia. Anche ora, che quel Catania che aveva lasciato appena retrocesso dalla massima divisione insegue il ritorno tra i cadetti nel girone C della serie omonima. Eppure il centrocampista campano ha trentaquattro anni, neanche troppi per non sperare di trovare un ingaggio tra A e B. Ma il cuore ha parlato. E ha indicato il rosso e l’azzurro. Fino al 2022. Praticamente, per sempre.

Lodi a Catania: regista, goleador…e portiere

Il Catania è tutto per Lodi e Lodi è molto per il Catania. Negli anni della Serie A, quelli del Papu Gomez, di Bergessio, di Legrottaglie, il numero 10 è la mente che arma il braccio della squadra. Perchè Lodi non è solo calci piazzati. Certo, trovarselo ai venti metri per un portiere può essere una brutta esperienza, ma nel suo gioco geometrico e compassato c’è molto di più. C’è una regia vecchio stile, ci sono i tempi da dettare e, perchè no, anche qualche contrasto da vincere. Volendo estremizzare, si potrebbe dire che Lodi per il suo Catania farebbe di tutto, anche il portiere. Come? Già fatto? Già, ventisei reti realizzate per lui in rossoazzurro, più una subita. Succede anche questo nella vita. Che Carrizo si faccia espellere a cambi terminati e che a raccogliere il pallone nel sacco tocchi proprio a lui, che in quella stagione (2011/12) del Catania è il capocannoniere. A volte il destino sa essere beffardo.

La retrocessione in B, una ferita ancora aperta

Come quello che lo riporta sotto l’Etna nella stagione più buia, quella della retrocessione. Di mezzo c’è un’esperienza al Genoa, breve ma intensa, soprattutto in negativo. Un ottimo inizio, compreso un gol nel derby, che naturalmente è sempre un bel biglietto da visita. Poi a Marassi torna Gasp e cala il buio. Incompatibile con il tecnico e con il progetto. Meglio fare le valigie. C’è il Catania da salvare. Solo che non va proprio così, perchè non basta un rush finale con quattro vittorie in cinque partite, la B è inevitabile. Nella partita dell’addio alla Serie A, Lodi è in panchina. Ma non per questo la lunga marcia della squadra verso il settore ospiti del Dall’Ara, dopo l’inutile successo contro  il Bologna, è meno triste per chi ormai è un cuore rossoazzurro. Le strade si separano. Prima il Parma del fallimento, poi l’Udinese, un altro ritorno. Ma non funziona. E allora meglio scendere di due categorie, pur di assecondare il desiderio della propria anima.

L’obiettivo è chiaro: dalla C alla A

E quindi, non c’è due senza tre, anzi, senza dieci. Lodi ritorna al Massimino, sotto la guida di Cristiano Lucarelli. E non importa se gli anni passano inesorabili, la classe è sempre la stessa. I numeri, del resto, parlano chiaro. Undici partite, due assist e soprattutto quattro reti, tutte su calcio piazzato. Tre su rigore e una, neanche a dirlo, su punizione, la specialità della casa. Certo, Lodi non è solo calci piazzati, ma dodici gol da punizione diretta (per rimanere alle cifre con la maglia del Catania) sono davvero tanti. E spesso (per ben 5 volte) hanno determinato il risultato, regalando ai rossazzurri i tre punti. Francesco Lodi può ancora fare la differenza. Ed ecco perchè è tornato in quella che è un po’ la sua seconda casa. Per trascinare gli etnei prima verso la B e poi puntare al ritorno in A. E qui si spiega il contratto fino al 2022. Non è un accordo, è un piano quinquennale. Con un obiettivo ben preciso.