Francesco Cavallini

Cosenza Calcio 1914 (anche se in realtà la fondazione risale addirittura a due anni prima), un club che ormai è tra le società ultracentenarie del calcio italiano e che nel suo secolo di storia ha visto passare sull’erba del San Vito fior di campioni. E nonostante non sia mai riuscita ad arrivare in Serie A, la società calabrese vanta una tradizione importante e soprattutto un pubblico capace di far sentire i calciatori amati. Al punto che molti di quelli che da Cosenza hanno fatto il salto verso il massimo campionato, spesso sono tornati a fine carriera o con un altro ruolo. E di questi grandi giocatori abbiamo voluto stilare una Top 11, schierata con un 4-2-3-1 che esalta la vocazione offensiva dei talenti che hanno fatto grande la squadra.

Non è stata una scelta semplice e c’è un’assenza che farà più male di tutte: quella di Massimiliano Catena, che ha lasciato il Cosenza ed i suoi tifosi a soli 23 anni a causa di un incidente stradale. Un centrocampista box-to-box ante litteram, capace di trascinare la squadra con la sua verve agonistica. È fuori da questa squadra ideale, ma non dal cuore rossoblù. Una delle Curve dello stadio San Vito (che oggi si chiama Gigi Marulla) è infatti dedicata a lui: un romano, arrivato da Torino, che ha fatto gioire e piangere tutta Cosenza.

Portiere: Giacomo Zunico

Impossibile non cominciare con Zunico, il portierone che per buona parte degli anni Novanta ha difeso i pali del San Vito. Nonostante un trascorso a Catanzaro, che si potrebbe derubricare a peccato di gioventù, l’estremo difensore campano arriva a Cosenza dopo una stagione in A con il Lecce e riesce subito a farsi amare dalla sua nuova tifoseria. Tra il 1991 e il 1996 sarà l’ultimo baluardo della retroguardia rossoblù nelle gloriose stagioni di Serie B. Lascia la squadra per il Brescia, con cui riconquista la A da titolare, ma dopo un’annata nella massima serie torna in Calabria, dove chiude la carriera. È stato, seppur brevemente, allenatore del Cosenza tra 2005 e 2006.

Terzino destro: Aniello Parisi

La dimostrazione che rimanere lontani da Cosenza è davvero difficile. Parisi, terzino destro ma anche difensore centrale, è arrivato per la prima volta in Calabria nel 1997 e da allora è andato via e tornato per ben tre volte. Quattro esperienze diverse quindi per lui al San Vito, due delle quali con al braccio la fascia di capitano. Nove campionati in totale con il Cosenza, conditi da tre promozioni, la più importante delle quali è quella dalla C1 alla B del 1997/98, con un campionato dominato dai rossoblù e vinto con tre lunghezze di vantaggio sulla Ternana.

Aniello Parisi

Difensore centrale: Giovanni Bia

Nella sua lunga carriera, che lo ha portato a vestire (tra le altre) le maglie di Napoli, Inter e Bologna, Giovanni Bia ha trascorso anche una stagione a Cosenza. Una sola, che però gli ha permesso di entrare comunque nel cuore del pubblico del San Vito. Nel campionato di Serie B 1992/93, sotto la guida di Silipo, Bia gioca infatti ben trentacinque partite e soprattutto mette a segno addirittura sei gol, due in meno del capocannoniere della squadra (neanche a dirlo, il solito Marulla). Quell’anno il Cosenza arriva settimo, a soli cinque punti dalla Serie A, una delle migliori prestazioni di sempre dell’undici rossoblù.

Difensore centrale: Ugo Napolitano

E accanto a Bia, in uno dei suoi otto campionati giocati con la maglia del Cosenza, c’era Ugo Napolitano, difensore partenopeo e colonna della retroguardia calabrese. Napolitano può vantare un esordio importante nel calcio che conta, nel 1984 con la maglia del Napoli di Maradona per quella che rimane la sua unica presenza in A. Ma al San Vito il centrale trova la sua dimensione ed è protagonista della lunga esperienza in B del Cosenza tra anni Ottanta e anni Novanta. Una volta appesi gli scarpini al chiodo, è tornato in rossoblù per una stagione per allenare le giovanili.

Terzino sinistro: Claudio Lombardo

Proveniente dal vivaio dell’Inter (con cui esordisce in Serie A nel 1982, vincendo inoltre una coppa Italia), Lombardo arriva a Cosenza nel 1985 e ci rimane fino al 1990. Il terzino sinistro è, suo malgrado, protagonista di uno dei momenti decisivi della storia dei Lupi. Una sua conclusione terminata sul palo nella partita contro l’Udinese nella stagione 1988/89, quella del quarto posto, poteva regalare al Cosenza la prima storica promozione in Serie A. Nonostante ciò, Lombardo resta comunque uno dei calciatori più amati di quella squadra.

Centrocampista centrale: Denis Bergamini

La grande promessa, il campione dei campioni, una carriera ed una vita terminate troppo presto in circostanze mai chiarite. Bergamini mette piede a Cosenza nel 1985, quando la squadra è ancora in Serie C1 ed è uno dei protagonisti della promozione in B, e (in parte, a causa di un infortunio) del campionato successivo, quello in cui la squadra sfiora l’impresa del doppio salto. Siamo nel 1989 e Bergamini può diventare una stella. Il Parma di Scala, Osio e Melli fa carte false per ingaggiarlo, ma il Cosenza nicchia e lo tiene in Calabria. Ed è proprio vicino Cosenza che Denis trova la morte, sotto le ruote di un camion sulla statale 106. Il caso viene archiviato come suicidio, ma le indagini sono state riaperte più volte. Cosenza, comunque, non lo ha mai dimenticato e gli ha intitolato la Curva Sud del San Vito.

Donato “Denis” Bergamini

Centrocampista centrale: Luigi De Rosa

Difensore, centrocampista, attaccante, persino allenatore. Difficile trovare qualcosa che De Rosa non abbia fatto per il Cosenza. Il barese, in teoria, nasce come fantasista, ma termina la sua carriera avendo indossato tutti i numeri dal 2 all’11. Passa al San Vito un decennio, interrotto solo da una breve esperienza al Matera, diventando una bandiera rossoblù e prendendosi, con 260 presenze complessive con la maglia dei Lupi, il secondo posto nella graduatoria dei fedelissimi di tutti i tempi del Cosenza. Nel 2001/02 si siede sulla panchina dei calabresi, conquistando una salvezza miracolosa. Tornerà a Cosenza più volte e con diverse mansioni, accompagnando da bandiera quale è stato la squadra e la tifoseria verso la retrocessione e l’esclusione dai campionati nel 2011.

Luigi De Rosa

Trequartista destro: Gianluigi Lentini

Una stella spenta, un calciatore che sembrava in caduta libera, ma che a Cosenza ha trovato la dimensione adatta a lui, tornando a fare la differenza. La storia di Gigi Lentini, passato dal Torino al Milan per 65 miliardi di lire e poi in fin di vita per un chiacchieratissimo incidente automobilistico, è nota. Meno pubblicizzata è la sua esperienza in Calabria, tre stagioni tra Serie B e Dilettanti, in cui la sgusciante ala tre volte Campione d’Italia indossa anche la fascia di capitano dopo aver deciso di seguire la squadra anche dopo la retrocessione d’ufficio. Per lui 84 presenze e 9 reti con la maglia rossoblù e una scelta di cuore che lo consacra ulteriormente nel Pantheon del Cosenza.

Trequartista centrale: Stefano Fiore

Trequartista di questa ideale top 11 è l’enfant-du-pays, il ragazzo che è partito da Cosenza e che alla fine è tornato a casa. Non prima però di aver conquistato il suo posto tra le stelle della Serie A e del calcio Europeo. Nella bacheca di Stefano Fiore ci sono due coppe UEFA conquistate col Parma, ma soprattutto 38 presenze con la Nazionale, comprese le sei di Euro 2000, quando ha rischiato di laurearsi campione d’Europa. Fiore inizia e termina la sua carriera al San Vito, prima con una manciata di presenze che gli valgono le attenzioni del Parma, poi con due stagioni con al braccio la fascia di capitano. Una volta appesi gli scarpini al chiodo, è anche stato responsabile dell’area tecnica e Direttore Sportivo dei Lupi.

Stefano Fiore

Trequartista sinistro: Michele Padovano

Michele Padovano sarà sempre ricordato come uno dei rigoristi nella finale di Champions del 1996 vinta dalla Juventus, ma a Cosenza è uno dei ragazzi di Di Marzio prima e di Giorgi poi, di quel Cosenza che alla fine degli anni Ottanta ha ottenuto la promozione in B e ha ben figurato nella categoria cadetta. Padovano arriva nel 1986 dall’Asti e rimane al San Vito fino al 1990, quando viene acquistato dal Pisa. Per lui oltre cento presenze e ventidue reti in rossoblù, alcune delle quali arrivate giocando in coppia con…

Punta centrale: Luigi Marulla

…il mito dei miti. Colui a cui è stato intitolato lo stadio San Vito. Gigi Marulla è IL giocatore del Cosenza, il detentore di tutti i record possibili. Maggior numero di presenze (330) e di reti (91) nella dozzina di anni trascorsa in maglia rossoblù, ma soprattutto l’amore incondizionato della città e della tifoseria. Amore ricambiato, perchè Marulla torna sotto la Sila anche da allenatore, prima prendendosi cura della Primavera e poi, tra il 2004 e il 2006, da tecnico della prima squadra. La sua morte nel 2015 ha portato alla camera ardente (naturalmente tenutasi all’interno del suo stadio) e alle esequie decine di migliaia di tifosi del Cosenza, ma anche di squadre rivali come il Catanzaro. Il segno tangibile che il mito di Gigi Marulla ha superato le barriere del campanilismo e della rivalità sportiva.

Luigi Marulla