Francesco Cavallini

È arrivato dall’Ajax, dove faceva parte di una generazione di fenomeni. L’ha portato in Serie A Mino Raiola, dove ha regalato sogni ai tifosi. Potremmo parlare di Ibra e della sua discesa in Italia nel 2004. E invece no, perchè questa storia inizia dieci anni prima. Anche qui ci sono di mezzo l’Inter, la Juventus, il Milan, ma il protagonista non è il colosso svedese, bensì un olandese, che all’epoca ha 23 anni e da Amsterdam arriva dritto nel campionato dei sogni. Michel Kreek è cresciuto assieme a Bergkamp, Witschge e ai fratelli De Boer. E come il suo amico Dennis, vuole mettersi alla prova nel nostro paese. Mino Raiola, che di calcio olandese se ne intende, approva. E lo porta a Padova.

Michel Kreek, un calciatore totale al Padova

Padova che è appena tornato in Serie A, a ben 32 anni dalla volta precedente. L’ha fatto con una squadra completamente composta da italiani, da Bonaiuti a Tentoni e Maniero, passando per l’eterno Nanu Galderisi. Ma il massimo campionato tricolore 1994/95 rappresenta forse lo zenit dell’appeal della Serie A. E quindi succede che un talento della Patatgeneratie di quell’Ajax, che da lì a qualche mese vincerà la Champions League contro il Milan di Capello, possa finire in una neopromossa. Che però ha grandi progetti. E infatti, arrivano gli stranieri. C’è Alexi Lalas, il cowboy con la chitarra, il primo americano nella storia del calcio italiano. C’è Goran Vlaovic, discontinuo talento croato con il vizio del gol. E c’è Michel Kreek.

Che è un mediano atipico perchè, come molti di quelli cresciuti nell’Ajax, deve essere in grado di giocare ovunque. E per questo in carriera, prima e dopo il Padova, farà anche il terzino sinistro o il difensore centrale. Ma in Veneto gioca a centrocampo, dove fa valere sia il suo metro e ottantaquattro che, soprattutto, il suo ottimo piede sinistro. Regia, quantità, ma soprattutto i gol. E comincia subito, dalla sua prima partita, dopo la fine di quella vestigia del passato chiamata mercato di ottobre. Pronti, via, rete contro il Brescia. E a quel Padova i gol servono come il pane. Ci pensa Vlaovic, ma anche Kreek. A volte servono, altre no, come quella nell’1-2 della Juventus all’Euganeo, inaugurato proprio in quella splendida stagione. Ma il karma lavora per strade traverse ed imprevedibili.

E la striscia vincente del mancino olandese, quattro reti in quattro partite, coincide con il momento più importante della stagione. Il Padova zoppica, rischia di tornare subito in B. Ci vuole una scossa, ma il calendario non coadiuva i veneti. Ci sono il Foggia, il Brescia, poi la Lazio di Zeman e la Juventus che si appresta a tornare Campione d’Italia. Kreek fa male a tutte. Contro i pugliesi non serve, contro i lombardi (che colpisce quindi sia all’andata che al ritorno) sì. Quando i biancocelesti arrivano all’Euganeo, prendono un uno-due. Il Padova è al momento fuori dalle sabbie mobili. Ma c’è ancora di mezzo l’ostacolo più grande.

La Juventus di Lippi. Con alcune facce che in città sono ben conosciute, come Alex Del Piero o Angelo di Livio, entrambi passati per Padova prima di spiccare il volo in bianconero. Ma al Delle Alpi va una squadra compatta, convinta dei propri mezzi e in grado di infastidire la capolista. Questo è ciò che ci si può aspettare, non certo portare a casa il bottino pieno. E invece è così che va, perchè una partita ostica viene decisa al minuto 77 da quello che forse è il calcio di punizione più famoso della centenaria storia del Padova. Un sinistro micidiale, che si infila sotto al sette dove Rampulla non può arrivare. All’epoca si parla di Juventus distratta. Ma è grande Padova.

Che però a fine stagione si ritrova comunque invischiato nella lotta per non retrocedere. L’Inter, già battuta all’andata, condanna i biancoscudati allo spareggio contro il Genoa. A Firenze si decidono i destini delle due squadre. La partita termina ai calci di rigore, dopo che neanche i supplementari sono stati in grado di stabilire un vincitore. E quando Fabio Galante spara alto il suo penalty, la palla del match va a finire sul piede più sicuro di tutti. Sul sinistro di Michel Kreek. Che anche questa volta non delude. Il Padova è salvo. Retrocederà nella stagione successiva, finora l’ultima della sua storia nella massima serie. Ma il 1994/95 rimarrà comunque nella storia del club. L’anno più bello. L’anno in cui il Padova è stato in grado di battere il Milan, l’Inter e la Juventus. L’anno di Michel Kreek.