Francesco Cavallini

Questa storia inizia a Marsala. Provincia di Trapani, ma non ditelo troppo forte, ché dalle parti dell’antica Lilibeo potrebbero arrabbiarsi. E comincia in un’epoca che potrebbe sembrare antica e lontana, ma che per qualcuno sembra neanche un quarto d’ora fa. Dall’inizio degli anni Ottanta al 2017 è passata una vita, anche e soprattutto per il calcio. Ma c’è chi da allora non ha mai smesso di andare dietro a un pallone, per amore dello sport e per la gioia di giocare. Un personaggio unico. Basti dire che è un marsalese, ma è una bandiera del Trapani. E già questo dovrebbe far capire che figura speciale sia quella di Antonino Barraco.

barraco trapani

Nino Barraco con la maglia del Trapani ai tempi della Serie C2

Nino, come lo chiamano tutti, ora ha 53 anni, ma di appendere gli scarpini al chiodo proprio non ha voglia. E dire che ha girato in lungo e in largo soprattutto nella sua regione, ma con qualche sporadica apparizione tra Calabria e Puglia. La sua storia calcistica basterebbe a riempire non una, ma tre carriere. E soprattutto, miracolo dei miracoli, unisce in maniera trasversale una terra orgogliosa e campanilistica come la Sicilia. Marsala e Trapani, ma non solo. Catania. Palermo. E poi Sciacca, Mazara, Acireale. Sembra quasi un libro di geografia. Ogni angolo della Trinacria lo ha visto protagonista su un campo. E ancora oggi, quando potrebbe tranquillamente godersi il suo mezzo secolo a veder giocare gli altri, preferisce continuare a buttarla dentro. L’ultima esperienza è con la Cinque Torri Trapani, promozione siciliana. Un ingaggio lampo, per evitare la retrocessione. Due partite, quattro reti, missione compiuta.

Il capocannoniere di tutti i tempi del Trapani

E a proposito di buttarla dentro, Barraco l’ha fatto in ogni categoria, arrivando fino alla B con la maglia del Palermo. Ma nessuno si è goduto la sua classe ed il suo fiuto per il gol (innato, nonostante il buon Nino in realtà sia un trequartista) dei tifosi del Trapani. Sei stagioni nella città del sale, ottantuno reti. Un record per chi ha vestito la maglia granata. E al Provinciale se lo ricordano bene quel marsalese, arrivato nel 1990 scendendo di ben due categorie, lui che con le sue reti aveva contribuito all’arrivo dell’Acireale in Serie C1. Dall’Interregionale alla C1 però il passo e breve, soprattutto se hai in rosa Antonino Barraco e in panchina Ignazio Arcoleo. Un marsalese e un palermitano. A Trapani. Ci sarebbero gli ingredienti per un disastro, invece diventa un miracolo sportivo.

nino barraco

Il Trapani 1994/95

Due promozioni consecutive ed una terza sfiorata, dai campi dell’appena nato Campionato Nazionale Dilettanti al sogno della Serie B. In quella pazzesca brigata granata ci sono altri piccoli e grandi personaggi del calcio nostrano. C’è Stoil Georgiev, già tre volte campione di Bulgaria con il Levski Sofia, che nella sua unica stagione a Trapani contribuisce al ritorno in C2. L’anno successivo, in cui i granata stravincono il campionato con il miglior attacco e la miglior difesa, la palma di capocannoniere se la prende Nino, ma dietro di lui cresce un giovanotto palermitano, figlio di un barbiere che arriverà alla Serie A: Tonino Vasari resta a Trapani poco, ma abbastanza per lasciare il segno con undici reti. E poi c’è la stagione delle stagioni, almeno fino agli anni più recenti.

Il Trapani di Barraco, ma anche di Italiano e Materazzi

Il Trapani versione 1994/95 è quello dell’impresa sfiorata, della Serie B sognata e avvicinata, ma non raggiunta. Capocannoniere? Non serve dirlo. E intorno qualche nome destinato a grandi cose. C’è Ciccio Galeoto, il marmista che trascinerà in Serie A la Salernitana di Delio Rossi. Un giovanissimo Vincenzo Italiano, il regista perfetto, bandiera del Verona con 260 presenze in gialloblù. E poi un figlio d’arte, che proprio da Trapani ha cominciato un’ascesa culminata in una notte di Berlino che ancora mette i brividi. Marco Materazzi ha (anche lui) un passato al Marsala e Arcoleo lo trasforma in terzino sinistro, lo stesso ruolo in cui si metterà poi in luce a Perugia. Assieme a Barraco, una spina dorsale perfetta. Arriva il quarto posto. I playoff, la B a un passo. I due match contro il Gualdo terminano in perfetta parità, 1-0 a Trapani e 0-1 in Umbria. Ma non ci sono i supplementari. Passano gli altri, per la miglior classifica. Una delusione tremenda.

Nino Barraco e Marco Materazzi

Barraco e gli altri lasciano tutti il Provinciale. Ma Nino tornerà ancora una volta nove anni dopo, in Serie D, a guidare un Trapani reduce dall’ennesima rifondazione. Ventitré presenze, sette reti. Il re è ancora lui. Poi riprende il giro di Sicilia. Modica, più volte Marsala, per poi scendere sempre più di categoria, ma senza mai perdere la gioia di dare calci a un pallone e di gonfiare la rete. E senza che il suo mito perda di incisività. Al punto che nel 2014, in una partita tra vecchie glorie di Marsala e Trapani, è quello più in forma, ma anche il protagonista. È la festa dei suoi cinquant’anni. Metà partita con la maglia azzurra, l’altra con la casacca granata. Per non far torto a nessuno e per ribadire ulteriormente il piccolo miracolo sportivo della carriera di Antonino Barraco. Il talento di Marsala che ha fatto innamorare Trapani e unito la Sicilia.